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È uscito il nuovo libro di Duccio Demetrio, intitolato e dedicato a “La religiosità della terra”, con alcune citazioni dai testi di nostro scriventi.
In questo libro Duccio Demetrio parla del suo “sentimento religioso per la terra”, un sentimento che, alla prova della ricerca, lui trova in tanti grandi filosofi.
Un sentimento che ci riguarda, perché si può e si deve realizzare nel momento della scrittura. “Quando scrivo, in particolare, qualsiasi cosa scriva mi sento coinvolto dalla natura e dalla terra ovunque mi trovi. La scrittura è la mia semina e il mio raccolto, è un rito di ringraziamento.” (p.10)
Non dobbiamo mai dimenticare la nostra Grande Madre. Questo è un suo appello etico per una “fede civile”: “L’ appello della terra, che tocca a noi tradurre, interpretare, al quale sarebbe un suicidio globale non aderire, è dunque una chiamata a riscoprirne la sacralità vivendola, prima di ogni nostro pronunciamento di fede, in quel tempio senza colonne, altari, incensi…” (p.111)
Gli autobiografi di oggi non possono più scindere, nelle loro riflessioni sulla propria esistenza, dallo stato di emergenza in cui si trova la terra. La scrittura di sé diventa sempre di più una riflessione sul legame che ci lega ad essa: La terra ci racconta, la terra da ascoltare, la terra interiore, sono i titolo degli ultimi capitoli; Beati i miti, perché erediteranno la terra, l’ultimo.
Alcuni citazioni del libro derivano dal crescente archivio del Circolo di scrittura autobiografica a distanza.
Rispondendo al secondo argomento che chiede del “luogo preferito dell’infanzia”, tanti di voi hanno spontaneamente rievocato la terra; qui gli esempi citati nel libro nelle pagine 213/214:
“Per me bambina di cinque o sei anni, il mio luogo preferito era in piena campagna, tra i campi incurati il fosso passava e circolava con i suoi meandri rompendo la geometria ordinata delle terre coltivate; creando con la sua vegetazione peculiare l’impressione di essere in un paese tutto a sé, ne emanava una sensazione di libertà” (E.M.)
“Inoltrandomi sempre più in aperta campagna proprio vicino al fiume Torno c’era un luogo unico e un po’ misterioso che ha sempre avuto per noi un magnetismo particolare. Insinuato proprio fra due grandi rocce, un po’ abbandonato a se stesso, si trovava un piccolo sentiero. Era costeggiato da alberi, accompagnato da arbusti, erbacce, ortiche … un luogo quasi incontaminato.” (F.V.)
“Mi portava in quella specie di paradiso, sulla canna della bicicletta rossa, dove era stato legato un cuscinetto, un giovane zio. (…) Si aprivano per me spazi che mi parevano sconfinanti o almeno di più largo respiro, anche se talvolta mi prendeva alla gola fino ad infastidirmi l’afrore proveniente dalle stalle … sentieri tortuosi e polverosi segnati dai solchi dei carri nei quali poggiavo con soddisfazione i piedi nudi, mi portavano ai piccoli poderi coltivati da nonni.” (S.O.)
“Eravamo in tre, sotto l’albero di cachi accogliente del giardino… la ghiaia bianca brillava, per il sole e quando entrava nei sandali era fin troppo calda. Ma l’ombra dell’albero era accogliente e screziava, senza posa, i nostri grembiulini. (…) Dell’infanzia amavo il fiume in secca e mio padre che verso sera m’insegnava ad attraversarlo, evitando le poche pozze rimaste.” (G.B.)
“In fondo all’orto c’era la parte più ombrosa e più fresca. Sulla sinistra c’era un grandissimo pruno dove a giugno io salivo e raccoglievo a piene mani prugne dolcissime goccia d’oro. Non ho più mangiato niente di simile.” (P.B.)
“Un ettaro di orto, prato e vigna dove potevo aggirarmi da sola quando volevo in tutte le stagioni, senza rischio e pericoli; c’erano, è vero, le vasche da cui attingere l’acqua per innaffiare ma, dopo esserci caduta una volta, sapevo come comportarmi. Era un piccolo Eden dove ho appreso infinite cose: come rosicchiare i torsoli tagliati dei cavoli o a riconoscere le larve mostruose delle libellule … sono cresciuta un po’ in disparte, in un mondo senza chiasso,senza agitazione, dove erano grandi le piccole realtà.” (L.C.) –
(Duccio Demetrio: la religiositá della terra. Una fede civile per la cura del mondo, Raffaelo Cortina ed., Milano 2013)
Il Circolo di scrittura autobiografica a distanza condivide l’appello alla Eco-Narrazione e prosegue con la raccolta di testi dedicati alla terra; in questo momento gli argomenti seguono l’andamento delle stagioni. (Vedere sul sito della LUA.) Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato sin ora e a chi vorrà anche in futuro raggiungerci per posta!

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