- Report Seminari e Corsi -

di Elio Gilberto Bettinelli/Simplicio

Il cammino si proponeva come eremitaggio in cammino, seguendo le orme francescane. Ha richiesto un certo impegno fisico poiché ogni giorno occorreva camminare alcune ore (quatto il venerdì pomeriggio, sei il sabato, quattro la domenica mattina) e superare dislivelli, benché non eccessivi. Dai 400 metri di Anghiari siamo saliti fino agli oltre mille di un eremo per poi ridiscendere e risalire alla Verna. Cammino intervallato da soste meditative in cui letture e contatto con l’ambiente naturale stimolavano alla riflessione personale e alla scrittura. E’ stato necessario anche un buono spirito di adattamento. Se la prima notte è trascorsa in un accogliente agriturismo su di un colle circondati da lucciole, abbiamo trascorso la seconda nell’antico eremo francescano della Casella, a mille metri d’altitudine nella foresta, caratterizzato da molti “senza”: senza acqua corrente (una fonte era più a valle), senza servizi igienici, senza corrente elettrica, senza riscaldamento, senza gas, senza letti né materassi in loco. Ma la serata è trascorsa al lume delle candele e al bagliore del camino, fra pensieri, letture e scambi. Il risveglio mattutino, alle sei, è avvenuto nel silenzio operoso della foresta che circondava l’eremo.
Che tipo di cammino è dunque stato?
Faremo la stessa strada ma non il medesimo cammino. Questo il pensiero proposto fin dall’inizio. Dunque compagni e sodali su sentieri e strade sterrate ma diversi i percorsi di ognuno, a partire dalle ragioni dell’aver aderito alla proposta. In effetti ho posto, alla prima sosta, anche la domanda “Che ci faccio qui?”, echeggiando il titolo di un testo di Chatwin. Le letture proposte, liriche e prose, non seguivano un tema ben definito che avrebbe potuto vincolare la riflessione di ognuno. Eravamo sui sentieri di Francesco ma non li abbiamo percorsi con la sola sua guida. Le letture volevano aiutare ciascuno a trovare un senso personale nel proprio andare. Hanno riguardato il camminare, la terra e la natura, i luoghi, i paesaggi interiori, le stagioni della vita, le ore del giorno. Ho letto e ho invitato a leggere sia testi personali sia letture da me proposte, abbiamo recitato coralmente e fatto letture singolari nelle radure, davanti al camino, in un chiostrino, in una chiesetta, attorno alla tavola, sotto un pergolato, sulla sommità di colline da cui lo sguardo spaziava tutt’intorno. Di questi personali cammini i diari che seguono sono testimonianza.
Abbiamo avuto momenti di camminata meditativa seguendo tecniche collaudate.
Ho proposto a ciascuno di darsi un nome del cammino con il quale poi ci siamo sempre chiamati: l’opportunità per ognuno di proporre un sé magari desiderato, dimenticato, nascosto, amato. Chi ha voluto ha potuto spiegarne anche le ragioni. Ecco dunque i nomi dei partecipanti ( in corsivo i nomi del cammino) che ringrazio per aver ognuno contribuito a creare un’atmosfera serena e accogliente:
Alberto Zoppi/Luigi, Antonella Lucchese/Viola, Cristina Croatti/Fiona Farrell, Ennio Nicoletti/Ulisse, Gian Antonio Moles/Giovanni, Giancarlo Camerini/Francesco, Giovanna Pelamatti/Pelix, Manuela Generi/Irene, Michela Buzzecoli/Chiara, Simona Morandi/Miriam, Umberto Maiocchi/Pioggia. Le due guide: Rossano Ghignoni (guida ambientale) ed io Elio Gilberto Bettinelli/Simplicio.
Al termine del cammino, seduti all’ombra di faggi sotto la precipite roccia su cui sorge il convento della Verna –il crudo sasso – abbiamo tenuto il nostro ultimo incontro meditativo durante il quale ho letto un brano tratto da Green Autobiography di Duccio Demetrio: un invito a scrivere un diario ex post per rivivere l’esperienza, per ricordarla, per scoprire ciò che nel viverla era rimasto sottotraccia, per narrarla ad altri, per effettuare un altro cammino. Qui ecco alcuni diari di chi ha aderito all’invito.

Clicca sul nome per leggere i diari:
Viola-Antonela
Gian Antonio Moles
Cristina Croatti

Anna Pelamatti

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