- Report Seminari e Corsi -

Anche quest’anno il seminario di Dante Bellamio ha avuto un pubblico composito: la parte degli “affezionati” si è con-fuso con la parte dei “novizi”, in un incontro come al solito produttivo di contenuti ed emozioni.
I partecipanti, inoltre, hanno rivelato motivazioni diverse: da un lato quelli interessati a esplorare il senso del lavoro come apicalità presente nella propria autobiografia; da un lato altri interessati a utilizzare scritture di lavoro altrui per fornire loro supporto professionale o consulenziale.
Questa differenza, prima latente, è poi stata esplicitata e chiarita: alla fine la differenza tra le scritture proprie come strumento per la cura di sé, e le scritture altrui utilizzabili, con tutte le cautele, nella cura degli altri è stata chiarita e, secondo le dichiarazioni dei partecipanti, capita.
L’inizio: narrazione dei nostri vissuti, intreccio di storie di vita e di lavoro dove ognuno ha sottolineato secondo il proprio stile narrativo le apicalità centrali, le svolte, i successi e il loro contrario. Nessun racconto ha preteso di aver una sua oggettività o verità che dir si voglia, ma è stato filtrato attraverso l’interpretazione e la rielaborazione del narrante e di noi tutti, grazie ad un reciproco ascolto di rara intensità.
La fine: proposta del filmato “Morire di lavoro” di Daniele Segre, per non dimenticare la valenza sociale del lavoro che come poche altre esperienze di vita connette le storie personali e la storia collettiva e sociale. Una raccolta di narrazioni di altri lavoratori: operai che per vivere muoiono o meglio sono morti per vivere. Quali le possibilità di lettura, di interpretazione e di ricerca di significati per andare avanti, per sperare ancora e per sbagliare di meno, per conoscersi di più internamente ed in rapporto “all’altro”, al suo lavoro oltre che al proprio.

Tra l’inizio e la fine del seminario c’è stato “il nostro centro”: ci siamo accompagnati l’un l’altro lungo un percorso che tracciavamo via via, a tratti tortuoso e anche per questo ricco di stimoli, che ci ha proposto confronti, scoperte e – come è prassi con Dante – nuove possibilità interpretative.
E’ emerso con evidenza il significato, il peso di alcuni cambiamenti per ciascuno di noi: alcuni sono scelti, altri subiti. Abbiamo cercato connessioni e fratture: i sì e i no hanno ciascuno la propria valenza esistenziale. Siamo noi che a volte in diversi stadi della vita allo stesso evento attribuiamo significati drammatici o costruttivi. Ancora una volta abbiamo potuto apprezzare come il lavoro abbia più dimensioni : affetti, emozioni, sentimenti…

Attraverso la scrittura dei ricordi di quando eravamo bambini quando sognavamo lavori avvincenti, e le riflessioni sul “lavorare bene” che ci appassiona ancora oggi, siamo andati a cercare connessioni e analogie tra sogni di infanzia e soddisfazioni professionali adulte, da cui sono scaturite nuove riflessioni, reinterpretazioni. Abbiamo imparato. Con Dante Bellamio abbiamo ritrovato la scoperta e la sorpresa: abbiamo rimembrato, riattribuito valore a cose che non pensavamo più, costruendo quindi qualche cosa che è diverso da come era prima. Abbiamo dato vita a un nuovo inizio, a un ulteriore cambiamento interiore consapevole.

Trovare “il senso” del lavoro migliore: ciascuno di noi ha scritto – seguendo un canovaccio comune proposto da Dante – in merito ai requisiti che per ciascuno sono impliciti in quel ben lavorare per cui molti di noi hanno lottato e ancora si battono: abbiamo raccolto confronti tra noi, ci siamo spiegarti.
Siamo certi – tra le tante incertezze esistenziali sfiorate – di aver evitato di cadere nella retorica del “ben-lavorare”, con quel che ne consegue delle relative e facili modalità esortative collegate. Scrivendo e lavorando poi in piccoli gruppi sui propri vissuti anche il “lavorare bene” ha assunto un significato complesso, realistico, autentico e condiviso in virtù della lettura e del reciproco ascolto. Collocare in una visione, in una meta cui tendere, non significa collocare in una ideologia, ma in una intenzionalità più alta del lavoro ben fatto. Nel ben lavorare non può mancare un accenno alla passione: il gruppo si è trovato concorde nel ritenere che se non è provato che la passione è un elemento di successo, è vero che la sua mancanza è di ostacolo a lavorare con successo.

Dante la sera del sabato ha voluto ancora spronarci alla ricerca delle molteplici sfaccettature del lavoro proponendoci un’altra pista di lettura che contempla cinque dimensioni: lavorandoci abbiamo potuto apprezzare come queste tra loro si intreccino, in parte si sovrappongano arricchendosi di significati e complessità. Buona riflessione per la notte, e non solo!
E domenica ancora non era finita, con Dante e tra noi, ma… il tempo non ci ha più dato tempo, e… arrivederci alla prossima!
Cari saluti a tutti, a Dante un abbraccio in più, come sempre da tutti noi

BIBLIOGRAFIA
– Dinamiche di vertice, frammenti di un discorso organizzativo di Domenico Lipari, Guerini e Associati, 2007
– L’ambiguità organizzativa, di G. Varchetta Guerini e Associati, 2007

FILMOGRAFIA
Daniele Segre “Morire di lavoro” , I Cammelli, S.a.s. , Italia 2008
www.danielesegre.it e-mail: moriredilavoro@gmail.com

COME ASSOCIARSI

Diventa socio della Libera Università dell’Autobiografia
di Anghiari!

Una comunità di scrittori e scrittrici di sé e per gli altri.

Sostieni la LUA e scopri tutti i vantaggi di essere socio:

CONTATTI LUA
  • Piazza del Popolo, 5
    52031 Anghiari (AR)
  • (+39) 0575 788847
  • (+39) 0575 788847
  • segreteria@lua.it