- Report Seminari e Corsi -

Per noi, che scriviamo in silenzio, e raccontiamo a pochi, pensare di dare voce alle parole è certo curioso, se non anche un poco inquietante.
E infatti eravamo inquiete, direi quasi guardinghe, all’inizio del nostro percorso “Scrivere ad alta voce”.
Tra le tante offerte della Libera di quest’anno, ciascuna di noi aveva notato, desiderato e poi anche scelto proprio questo seminario: ora che sta per cominciare, chi più chi meno e senza farne mistero alle altre, si interroga a voce alta, quasi ostentando la propria timidezza: “ma chi me lo ha fatto fare? ma cosa mi è venuto in mente, di iscrivermi davvero?”. Diversamente che per altri seminari, di questo non ne sapevamo immaginare le sfide e i risvolti. O per meglio dire, sentivamo di avere per certo parecchie lacune – per non dir paure – su come sopravvivere tra quei contenuti: “ce la farò?”
Insomma, diciamolo, già prima dell’inizio ci sentivamo goffe e inadeguate. Per forza, nessuna di noi aveva mai fatto prima corsi di dizione, recitazione, vocalizzi di alcun genere, vuole diventare, attrice, lettrice, o “cose simili”. Volevamo solamente comprendere come capire la nostra voce, come leggere le nostre parole offrendo a chi ascolta “un senso sensato”.
Con questi pensieri per la testa e imbarazzati sorrisi sulle labbra, guardavamo Mariagrazia con rispetto, attesa e curiosità. Lei ci ha prese da subito per mano, e con cura e passione ci ha mostrato, guidato e poi accompagnato per i sentieri delle voci. Delle nostre voci.
Abbiamo iniziato con tanti colori: siamo state invitate dalla nostra conduttrice a soffermarci sulle sfumature cromatiche della nostra voce. Poi la scrittura ci ha accompagnate in questa emozionante riflessione: la mia voce è un colore, ha uno spessore, una consistenza… lino, lana, cotone… colori caldi, fresco di rosa, umido di pioggia, sfumature di corallo, sapore di melanzana, come la sento, la vivo, la mia voce? È stato un familiarizzare con la nostra voce, che vive in noi dalla nascita, di cui fin da allora ci curiamo ben poco. Come si è sviluppata, la mia voce? Le do voce? Proviamo…

Il leggìo. Eccolo lì, alto e magro, certo imponente. Ognuna è andata a leggere il proprio testo. Compunta. Attenta. Mariagrazia a volte più lontana e di fronte, altre accanto, più vicina, presente fin anche con leggeri abbracci, è stata sempre dalla nostra parte: indirizzandoci, sostenendoci, senza giudicarci mai (a criticarci, ci pensiamo già da sole, ognuna per sé in dosi a dir poco eccessive…)
Ma anche questo, parlo del “critico interiore”, grazie al clima confidenziale che si è da subito creato tra noi, lo abbiamo presto messo da parte per addentrarci in pace tra questi nuovi saperi, piaceri di opportunità di scoperta.
La conduzione di Mariagrazia Comunale ben calibrata tra precise indicazioni e affettuosi supporti, ci ha facilitato nell’accettare, riconoscere e correggere le nostre performances. Con pazienza siamo riuscite a sviluppare letture più meditate e articolate: sempre più chiare, meglio scandite, attribuendo pesi e tempi diversi alle vocali e alle consonanti, concentrandoci sul contenuto delle varie parole, per poi pronunciarle “vestite” del significato pensato. Se dico “rosso”: a che penso? È forse uguale il pensiero, l’emozione, se invece dico “grigio”? Sono toni, intonazioni, timbri, diversi quelli a cui penso, e quindi è bene dire “diversa-mente”. Così ci ha evidenziato Mariagrazia durante i lavori, così abbiamo “toccato con viva voce” seguendola attente. Attentissime.
È stato un percorso per sviluppare “maggior adesione alla realtà”: assumerne la forma sia con la mimica che con la voce, attraverso l’espressione di una molteplicità di possibilità. Usare il pensiero e le emozioni prima di leggere, consente anche a chi mi ascolta di entrare meglio nel racconto, di percepirne l’ampiezza, di immaginarne meglio i contorni.
Diventare proprio quel pensiero lì, mentre lo articolo, “lo sento”, rientro dentro di me e cerco l’emozione che provavo mentre scrivevo, mentre vivevo quelle situazioni…
È stata una logica conseguenza il risvegliare l’istinto mimico – che Mariagrazia ci ha assicurate essere latente in ognuno di noi, e dunque anche in me! – senza paura di apparire bizzarre. Facilissimo. Certo. Forse da non crederci: ma ci siamo riuscite. A fare cosa? A risvegliarlo. Lui, la nostra temperie mimica interiore: è vero che era lì, pronta a sostener le nostre parole e non solo. I nostri volti: occhi, bocca… le nostre mani, i nostri corpi… in una mimesi senza eccessi, ci aiutavano a dire con “elegante sobrietà” ciò che andavamo sentendo/vivendo dentro di noi, pensando, dicendo.
Certo, Mariagrazia con uno stile semplice e diretto, incoraggiandoci con sorrisi complici, ci ha portate a svolgere con successo compiti per noi tutte di certa difficoltà. È andata proprio così. Siamo passate da letture individuali ad altre corali, da voli di toni a figure corporali, da meditazioni guidate ad immaginazioni feconde di visioni che si trasformavano poi spontaneamente in gesti, toni, ritmi…
Le nostre scritture quotidiane, confermavano il nostro percorso ricco di scoperte, passaggi, assaggi di sensibilità nuove.
La lettura di brani della nostra autobiografia è stata per tutte la fase più emozionante: eravamo state noi ad aver vissuto, noi ad aver scritto, e ancora ciascuna di noi ad aver scelto, letto il proprio brano al gruppo. Un dono. Un dono di senso e composizione ritmica per sviluppare ascolto più attento, partecipato, emozionato: nelle parole delle altre, mi pareva di vedere, sentire, percepire situazioni, vissuti, emozioni in modo più vivido, certo più vicino agli intenti di chi legge.
Il potere della lettura.
Durante queste giornate con la voce abbiamo “buttato oltre la finestra” alcune poesie di Pascoli, mentre con quelle di Jacopone da Todi ci abbiam fatto un cerchio di parole; di Pirandello abbiamo ascoltato pensieri sui significati del linguaggio, così come in una lettura di Neruda abbiamo sentito la passione sensuale della sua scelta poetica. E ancora Mariagrazia Comunale ci ha presentato a più riprese il profilo umano e professionale di Orazio Costa, Suo Maestro di mimesica e teatro, una figura di spessore esistenziale che ora , grazie alla nostra conduttrice, tutte un poco conosciamo e di certo stimiamo.

Con parole mie, con tono mio, scandendo bene le parole, accompagnandole con un sorriso e rose profumate (ma… di che colore?) e il coro di tutte noi: un grande grazie per tutte, e a Mariagrazia Comunale una rosa rosa particolare.

Report di Isabella Venturi

La voce di Mariagrazia nel saluto finale

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