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La scrittura della sopravvivenza in Derrida
tra arte del presente e lavoro del lutto

Seminario a cura di Lorenzo Barani e Anna Maria Pedretti
Anghiari 10-12 luglio 2009

I quadro situazione: il dono della scritturaIl dono si dona”.
Arriviamo al Castello di Sorci. La giornata è calda, dolce e accogliente. Sappiamo che di lì a poco seguiremo un seminario di filosofia sulla scrittura della sopravvivenza in Derrida.
Il prof. Barani non è una novità per noi, partecipiamo sempre ai suoi incontri filosofici a Modena, di Anna Maria Pedretti e della LUA solo alcuni ne conoscono la storia, una di noi già frequenta la scuola. Non ci vuole molto per intuire che qui il discorso filosofico si incontra con la scrittura, “ è scrittura”. Scrittura non solo letta ma scrittura agita. Si tratta di un fare concretissimo, un fare che Anna Maria ci sollecita a frequentare per “attraversare il problema”.
Ma qual è il problema filosofico alla base del nostro incontro?
È lo scoprirsi già scritti nel mondo, un mondo prodotto da una ragione che ci esclude.
La Ragione-Mondo è progetto di scrittura anonima, pensata per essere veloce-pronto uso-anonima. Cominciamo a orientarci, forse le citazioni di Lorenzo Barani sul dono della scrittura ci appartengono, le scopriamo a poco a poco, ed è lavoro di “differenza”.
La scrittura come differenza ci impone domande ed esperienze eccezionali, non riscrivibili, ci restituisce la “calligrafia”, ci affranca dal segno sempre uguale, anonimo, tecnocratico del mondo. Scopriamo che la Disseminazione è la logica stessa della scrittura, mentre la logica del sistema pretende da noi Esattezza e Verità.
Con l’aiuto di Derrida, la scrittura si fa dono, forse il dono più grande, quello della comprensione di se stessi, del destreggiarsi in un mondo non a nostra misura: “Scrittura è cercare mezzodì alle quattordici” come a dire che la scrittura non chiude cerchi, anzi li allarga, li dilata.
Allora Anna Maria Pedretti ci invita al dono, con una scrittura che fermi un pensiero, che renda visibile l’esperienza filosofica vissuta. Qui la questione diviene ancora più interessante, qui l’impaccio e il timore si alternano alla disponibilità e alla messa in gioco. “Interessante lo spazio della domanda, non capisco il senso della scrittura”.
“Cosa faceva Derrida quando non scriveva?”.
“Non assomiglia alla parola PROGETTARE lo scrivere di questo mondo?”.
“Scrittura: da un lato è sicurezza, dall’altro insicurezza del dubbio, della paura della scelta. È questo che ci crea conflitto”.
“Sembra che la scrittura valga più di un pensiero”.
“A scuola il dilemma era non andare fuori tema, mi sento di scrivere che ora vado fuori tema”.
“Quando scrivo, che tipo di dono è?”. E infine: “La scrittura è anche sempre aperta all’interpretazione".
A questo punto il dono della scrittura diventa altro. Derrida non sa cosa ha scritto. Se anche a noi sembra di non sapere quello che abbiamo scritto, nella restituzione di Anna Maria ci rassereniamo, avvertiamo possibilità alle quali non avevamo pensato, la consapevolezza di stili che attraversano la differenza:
”Scrittura è azione e quando agisci ti esponi a chi legge. Vedo che c’è fatica, se non l’affrontiamo non capiamo la fatica. C’è rischio, ma anche arricchimento”.
“Che impressione le letture! Negli altri corsi mi contrapponevo, qui adesso sento un desiderio”.
“È bello toccar con mano una cosa che in un altro contesto darebbe adito a circospezione”.
“Sensazione della bellezza e dell’integrazione degli stili diversi. Mi sono riconosciuta, non ho difficoltà per il clima che si è creato. Si può leggere”
Poi la voce altra apre nuovi spunti di riflessione: “Quando uno scrive, pensa anche a chi leggerà, io pensavo di scrivere non come se qualcuno dovesse leggere”.
Qui entra in gioco la modalità di essere “nel dono”, qui Lorenzo Barani ci riporta allo statuto del dono che va liberato dall’ontologia della presenza: “La bellezza del dono è l’oltrepassamento della soggettività. IL DONO SI DONA, per strada il dono deve perdere il donatore”.
Il dono è sempre anche dono del tempo.

II Quadro situazione: il tempo. La scrittura tra il tempo del desiderio e il desiderio del tempo “Di tutti il tempo è il più sapiente perché scopre ogni cosa” (Talete.)

Siamo alla seconda giornata e tutto quello che ora è nella mia scrittura era già presente nel primo incontro e lo sarà fino alla fine. Il problema è che si sta stretti negli schemi con Barani e Derrida! Scrivendo e narrando, poi, scopriamo altre contraddizioni, ma tant’è…
Provo a “descrivere” (ORRORE!) come continua il gioco dello spiazzamento di Lorenzo Barani in questa relazione con il tempo. Qui si tratta di un tempo come possibilità di ri-dire, ri-narrare.
Barani: “Scrivere è come un tempo, il tempo bisogna che non lo presentifichi. La scrittura continua ad andare anche quando non ci sei tu”. Così “ogni volta che cito, accetto il dono del tempo, ogni volta che scrivo dono il tempo. Il tempo della scrittura è anche quando la concepisco”.
Eppure il tempo non ha essenza, cioè definizione, circoscrizione. Allora la domanda si fa intrigante: ”Che cosa significa donare il tempo se il tempo non esiste?”.
Ancora una volta DECOSTRUIAMO luoghi che sono dati per scontati, decostruiamo sistemi di potere che hanno sottratto valore al tempo.
Il tempo – ci ricorda il professore – in quanto tale è sempre senza (per questo è apertura a possibilità) ed è sempre dono, la scrittura ci consente di svolgere questo gioco se “donare” non è sempre agli altri, ma anche a me che “godo” di quello che ho scritto.
“So scrivere! Sono capace di…. Mi piace molto ascoltare quello che è uscito da me – attraverso la penna – e mi viene riproposto dalla voce di un altro/a. … Ho scoperto dentro di me una vena poetica che guida la mia scrittura (semplice, elementare) e che mi rende capace di essere creativa con una generatività feconda”…
“Sorpreso di aver scritto nonostante non ne avessi voglia. Ho trovato molto belle le scritture che sono nate nel corso del seminario”….
“So scrivere. Sentirò la mancanza di un uso così intenso del cervello. Credevo di desiderare di fare meno fatica. Invece è bello”.

III quadro situazione: Filosofia e letteraturaIl dono del poema e la poetica del tabacco

Una vecchia questione, una naturale riconciliazione che ci affranca dalla metafisica degli “arrotini”. La filosofia che diventa letteratura è l’attenzione a cosa accade scrivendo.
Attraverso la lettura di Baudelaire, Mallarmé, E.A. Poe…. andiamo scoprendo sempre di più che letteratura non è astrazione, al contrario è concretezza nella continuità e nella differenza.
Lorenzo Barani e Anna Maria Pedretti ci riportano al rapporto tra pensare-agire-scrivere-fare, come a dire che non basta scrivere, bisogna che la scrittura ci coinvolga, “con la scrittura possiamo tenere aperti i pori a tutto l’universo”, il che vuol dire che possiamo pensare un mondo altro, ma anche sperimentare un mondo possibile.
Di fronte ad un sistema (e a una filosofia) che paradossalmente ci vuole “critici”, la chiave di lettura derridiana del mondo attraversa lo spazio di una scrittura come luogo del tralucere, far nascere, smontare. Così ci avventuriamo nell’ordine dell’ebbrezza quanto basta per liberare le parole dal peso dell’eredità. Per liberarle dal tempo, per non sentire il peso del tempo, per lasciar perdere il che cos’è della cosa, per non reiterare la logica.
Scrivere adesso – su sollecitazione di Anna Maria -un racconto breve (come dono? Distacco? Non lo chiamiamo più “lutto”, già ma dov’è andato a finire il lutto? E questa è un’altra storia)- è una bella sfida, come se dovessimo sperimentare una scrittura che non sia scontata, per vedere cosa accade mentre stiamo scrivendo, per accorgerci delle tante piccole cose che trascureremmo.
Immaginiamo “Lo sguardo del mendicante”, “La pipa dello scrittore”, “Ritratti di amanti”, ”La lettera rubata”, “Gli occhi dei poveri”, “I buoni cani” e tutto quello che-dopo le letture- potremmo scrivere per entrare nel vivo dell’esperienza (di vita e di scrittura); e se chiediamo “che ora è?” speriamo sia vero che ci risponderanno il vento, le stelle. Perché -come afferma qualcuna- :
“Il prof. Barani riesce a convincermi dell’esistenza di un mondo che sono sicura che non esista. E ci riesce sempre. Mi lascia divisa. E lo ringrazio”.
Ci sembra un bell’incipit a quello che sentiamo di restituire su sollecitazione di Anna Maria. Solo qualche frase:
“Lorenzo Barani sa come riportare a me la filosofia e come farmela lasciare riposare dentro. La LUA, poi, è proprio una cosa seria. E poco accademica. È fatta di persone. Scorre per le vie. Si sparpaglia. Tornerò?”.
“Sorpreso di sentirmi all’unisono con gli altri pur contrapponendomi. Anna Maria è l’ago della bilancia e Lorenzo Barani il cuneo dove appoggia la bilancia”.
“Ho scoperto tante personalità differenti, tanti esseri diversi gli uni dagli altri (noi compagni di viaggio), sono sorpresa di conoscere il lato umano di Lorenzo Barani, l’ho scoperto piano piano e Derrida è un filosofo avvicinabile. Ora mi darò il tempo, il tempo vero per me?”.
“Mi è piaciuto vedere IL CANTIERE con i lavori in corso e partecipare a questi lavori mentre avvengono. È molto costruttivo”.
“Scopro un gruppo di persone incredibili. La bellezza di fare delle cose insieme e di ascoltare Lorenzo”.
“Sento profonda riconoscenza per i responsabili del corso, ma anche per i miei colleghi. Grazie di cuore”.
Allora, GRAZIE davvero da tutti noi che vorremmo “prenderci il tempo di perderci nel tempo” , ma che vorremmo anche prenderci il tempo per ritrovarci un giorno, chissà …
Di sicuro qui, ad Anghiari.

La tutor napoletana che dà voce (pardon, scrittura) ai modenesi: Carlotta De Filippo
BIBLIOGRAFIA
– Aristotele, Fisica, tr. di Antonio Russo, Biblioteca Universale Laterza, Roma-Bari
– L. Barani, Nietzsche e le cure dell’io, Firenze Libri, Firenze 1998
– L. Barani,Derrida e il dono del lutto, Anterem Edizioni,Verona 2009
– C. Baudelaire,Opere, a cura di Giovanni Roboni e Giuseppe Montesano, Milano 1996
– J. Derrida, Donare il tempo. La moneta falsa (1991),tr. Graziella Berto, Raffaello Cortina Editore,
Milano1996
– J. Derrida, Ogni volta unica la fine del mondo (2003), tr. Massimo Tanini, Jaca Book, Milano 2005
– J. Derrida, La disseminazione (1972), a cura di Silvano Petrosino, Jaka Book, Milano 1989
– J. Derrida – M. Ferraris, “Il gusto del segreto”, Laterza, Bari – M. Ferraris, Jackie Derrida, Ritratto a memoria, Bollati Boringhieri, Torino 2006
– Mallarmé, Poesie, tr. di L. Frezza, Feltrinelli, Milano 1991
– F. Nietzsche, Sul pathos della verità, in Opere a cura di G. Colli, M. Montanari, Adelphi, Milano 1973
– E. A. Poe ,I racconti, tr.di Giorgio Manganelli, Einaudi, Torino1983

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