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Seminario con Daniele Callini – Anghiari 22-23-24 maggio 2009

“… a volte è importante abbandonare il sentiero, e perdersi nel bosco. ” Questo lo ha detto Callini, citando Lanzara, poco dopo l’inizio del nostro percorso. Infatti. È andata proprio così: un seminario con un tema così ampio e allo stesso tempo delicato, se ben condotto, per forza di cose feconda il pensiero dei partecipanti, che cercano di dare nuovi significati alla propria vita a seconda di quanto si sta ascoltando, a quanto si sta “interiormente sentendo”.
Il docente ha modificato in corso d’opera il programma che aveva individuato, e lo ha fatto tenendo in considerazione le reazioni del gruppo alle sue sollecitazioni. Più volte ha sapientemente cambiato rotta, (penso anche per evitarci tempeste troppo forti) per condurci comunque verso una maggior conoscenza-consapevolezza, secondo i nostri tempi, assecondando le nostre necessità, le voci dei  nostri destini…
Daniele Callini dopo le presentazioni ha proposto una “breve introduzione”, che per noi tutti è stata un’ora di lezione ricchissima, nuova sia per i contenuti proposti sia per i riferimenti  teorici sul senso del destino, aprendo più piste di ricerca. Callini con un linguaggio accessibile e con stile colloquiale – che quasi ti sembrano semplici, quelle cose lì – ci ha introdotti ai temi della memoria genetica e della psicogenealogia, ponendoci di fronte ad alcune domande esistenziali: quale  libertà abbiamo nel definire la nostra storia individuale, quali responsabilità  possiamo assumerci,  quale progettualità ci è consentita per una possibile felicità in questa vita.
Ha poi fatto riferimento alla logoterapia di Frankl, disciplina che porta alla ricerca di un senso senza il quale non è possibile una autentica felicità, dato che questa  può scaturire solamente dalla presenza di un senso esistenziale da dare alla vita.
Questo senso può esser ricercato secondo tre traiettorie:
operosità creativa – ossia il “fare bene le cose”; portare bellezza alla vita; etica ed estetica come generatrici feconde di bellezza alla vita.
alterità – ossia l’essere con gli altri, e per gli altri, il potere ricevere e dare, in un gioco di interdipendenza esistenziale.
resilienza, ossia la capacità di resistere e sviluppare da situazioni terribili (violenze, lutti, ecc.) un atteggiamento costruttivo, che consente non soltanto di sopravvivere, ma anche di creare il bello e il buono.
A proposito della resilienza abbiamo fatto un lavoro di lettura individuale (vedi in allegato una breve antologia di storie resilienti) ricercando in un testo i passaggi per noi più significativi, confrontandoli poi a coppie e riportando in seguito in plenaria gli aspetti evidenziati.
Callini – prendendo spunto dalle nostre considerazioni – ha quindi messo in luce alcuni elementi salienti attraverso l’esposizione ragionata di ben diciassette possibili punti di osservazione per rintracciare orme, connessioni, punti di non ritorno del destino di ciascuno di noi.
Poi ci abbiamo dormito sopra.
Il giorno dopo, è stato più agevole interrogarci in senso autobiografico sul senso del destino, sulla sua “forma” sul suo peso, sui suoi colori e sfumature.
Riconosco il mio destino…”: una scrittura di un’ora, ci ha consentito di immergerci in questa ricerca di senso, di più significati, possibilità di lettura.
Nel pomeriggio Callini ci ha proposto una rappresentazione sistemica che apre piste di ricerca in merito al destino, e alla libertà di scelta, ai confini possibili:

…la conoscenza, ogni forma di conoscenza umana è sempre un problema di confini. I confini del proprio corpo, della propria casa, del proprio paese, della propria libertà, di quella altrui, di una disciplina, di una teoria scientifica. Solo l’universo non ha confini, e anche noi, in quanto parte di esso, siamo senza confini. Tutto è confine e non-confine al tempo stesso. Stabilire i confini è scopo del pensiero. Sfumarli è effetto della percezione romantica e della poesia, della contemplazione trascendentale. È per questo che anche l’amore è senza confini…
( estratto da “44 passi”, di Daniele Callini, edizione Tempo al libro, 2006)

Dovevamo collocarci – eravamo in una ampia stanza –  nello spazio definito  da un triangolo ai cui vertici  erano poste tre parole, significanti tre modi di atteggiarsi nella vita: Fare – amare – essere.
Ognuno di noi si posizionava dove si sentiva meglio all’interno di questo triangolo, più o meno vicino a uno o più vertici. Abbiamo ripetuto l’esercitazione immaginandoci tra qualche anno.
Questo spostamento nello spazio e nel tempo ha provocato non poche emozioni, pensieri, timori e speranze, richiami al senso che stiamo dando, che vorremmo dare alla nostra vita .
Dopo queste prime esercitazioni, tra noi ci sentivamo più vicini. Sapersi ascoltare… che effetto mi fa mettermi qui, o lì; e le parole dell’altro, come mi risuonano… empatia profonda, reciproco rispetto… Più ci addentravamo nel seminario, più percepivamo quanto per noi tutti questi aspetti del vivere fossero importanti, ora percettibili come più nitidi nella loro evidenza complessa, ora più sfumati.
Una seconda scrittura, se possibile più impegnativa della prima, ci ha visti “armeggiare” intorno al tema: “Do un senso al mio destino”.  Quali libertà, responsabilità, quali punti fermi, di non ritorno, quali speranze, impegni; ognuno ha scritto una propria traccia – traiettoria che è poi stata condivisa  in plenaria attraverso la lettura delle nostre parole, permeate da emozioni e sentimenti profondi.
Il tema dell’ordine e del disordine (interiore e non) è stato ripreso da molti di noi: vuoi in senso  esistenziale, metaforico, vuoi in senso materiale. Fare ordine? Se tutto è ordinato, anestetizzato, meccanico assomiglia alla morte: l’ordine assoluto. Fare disordine? Se tutto è disordinato, senza regola alcuna è il caos, e allora, dove è la direzione, il senso? Anche in questo caso sono i confini: la libertà di creare “un buon ordine in un sano disordine”, che permette di avere rispetto per se stessi oltre che per gli altri, riconoscendo – anche qui – i propri limiti.
Non poteva, in questa carrellata di elementi teorici, mancare un riferimento all’esistenzialismo, per poi passare – ormai purtroppo velocemente, il tempo stringe – all’illustrazione dei fondamenti delle costellazioni famigliari (Hellinger ne è il capo scuola) quale strumento che – agendo a livelli energetici – è in grado di contribuire a liberare la memoria genetica dei sistemi famigliari da copioni già dati, con ricadute sull’emancipazione degli stessi componenti.
E anche qui, dormirci sopra, è stato davvero utile per accogliere questi nuovi stimoli, per lasciarli un poco sedimentare prima dell’ultima corsa: siamo ormai  in dirittura di arrivo.
Oggi, domenica, una stimolante dissertazione sul tema della dipendenza, indipendenza e interdipendenza, è stato il tassello che ancora mancava per riflettere sul senso del destino, sulle sue implicazioni più o meno vincolanti. Una breve rappresentazione corporea sul tema del saper ricevere e saper dare, ha aperto spazi di fiducia e speranza, importanti elementi questi per incoraggiare uno sguardo affettuosamente sensibile verso se stessi e gli altri.
Assumersi responsabilità è correlato all’esercizio della propria libertà. Anche libertà di perdonare, di perdonarsi. Con una riflessione sulle diverse possibilità-modalità di perdonare – e sui significati  a questo correlati – si è concluso il nostro seminario, che per tutti noi ha aperto un mondo di piste di ricerca altrimenti difficilmente evidenziabile.
Un abbraccio finale con Daniele ci ha commossi tutti. Veramente!
Grazie Daniele: mi auguro – e sono certa di ben interpretare anche il pensiero di tutti i componenti del gruppo che ti ha seguito in questi giorni – che questo tuo ingresso alla Libera sia il primo di altri incontri. Lo vorrei tanto non solo per me, ma anche per consentire ad altri compagni di viaggio, ad altri amici della Libera, di conoscerti presto, se questo sarà nel loro destino.

La tutor: Isabella Venturi

Bibliografia:
Daniele Callini “44 Passi”, ediz. Tempo al libro, 2006.
Daniele Callini, “Liberarsi dalle illusione nelle relazioni di aiuto”, in Animazione sociale, n. 4 , 2009.
Carlos Castaneda, “A scuola dallo stregone”, Astrolabio, 1970.
James Hilmann,  “L’anima dei luoghi”, Rizzoli, 2004.
James Hilmann, “La forza del carattere”
Salvatore Natoli, “Dizionario dei vizi e delle virtù”, Feltrinelli 1996.

Oltre a tutti i testi in allegato sul tema della resilienza che è possibile scaricare in formato pdf

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