- Report Seminari e Corsi -

Tra i tanti interessanti appuntamenti di Anghiari, nel programma 2010, spunta a grande richiesta il tanto atteso e desiderato seminario di Maria Varano “Il libro della vita – il racconto di sé attraverso l’invenzione di fiabe e la realizzazione di un proprio libro illustrato”.

In sedici, anzi diciassette con la sottoscritta, tra volti conosciuti e sconosciuti, ci ritroviamo nel grande spazio del Castello di Sorci in una giornata ancora indecisa di primavera con qualche trepidazione, curiosità, desiderio.
Ognuno leggendo il programma si è fatta/o la propria idea su quale sarà il lavoro di questi giorni, alcuni di noi sono felicemente “ripetenti” e quindi più consapevoli del viaggio che ci attende, ma in generale siamo pronti a salpare, con bagagli leggeri però, perché confessiamo un po’ tutti di avere voglia di fiabe, metafore che ci permettano di navigare a vista e allora…come ha scritto il grande poeta russo che amo tanto, Marina Cvetaeva: “Sussulto – e giù dal cuore il peso,/ tutta nell’alto- l’anima!”… signori/e… si parte!.

Maria ci ha sorriso e atteso con cura, ha dissipato dubbi, ha fornito dettagli, regole e suggerimenti per una traversata confortevole e rilassata. Si è presentata respirando per insegnarci a respirare.
Ci racconta delle differenze tra fiabe, favole, miti, leggende ma ci rassicura sul valore del meticciato delle nostre scritture a venire. Ci invita per prima cosa a cercare un personaggio, un luogo dove entrare-abitare per un po’ sotto mentite spoglie, così da sentirci più a nostro agio nei paesi più o meno sconosciuti che visiteremo e noi ci proviamo, con più o meno convinzione, ma ci proviamo volentieri!
Quella di Maria è una voce che tranquillizza, emoziona, riappacifica, ci vuole contezza, dimestichezza, familiarità con gioie e dolori, grandi, per riuscire a rendere con la voce, la calma e la fiducia, ma prima di tutto ci vuole volontà, poi la capacità di servirsene, e Maria ne ha da vendere e allora regala, con misura, discrezione, abilità, esperienza.

Indossando altri panni, altre forme ci trasformiamo in pescatrici, alberi, supereroi sognanti, sogni di bambina, semi in un coccio di terra, raccoglitori di storie viandanti, portatori d’acqua, abitanti di boschi, folletti saltanti, Sofie del mondo di sofia, draghi buoni ma provvisti di fiamme, farfalle, Ulissi donna, raccogli storie, maestri di fate che vivono in una casetta in montagna.
Così “acconciati” diamo inizio al nostro libro della vita…

Si apre progettando con cartoncini colorati, pennarelli, tempere, forbici, colla, materiali vari e creando la nostra copertina; segue una caccia al tesoro con tutti impegnati alla ricerca dell’oggetto che ci portiamo dietro o dentro lo zainetto dalla nostra infanzia; poi per ritrovare un pezzetto, un frammento, una tessera del nostro mosaico scartabelliamo tra i ricordi delle musiche, canzoni, libri che ci hanno cambiato la vita; e ci ricordiamo di quella prima volta che abbiamo avuto paura inventando una storia di paura e domandandoci ancora che cosa, adesso, ci fa paura? Cosa ci è rimasto delle paure di allora?

E per un po’ sostiamo a riflettere, a interrogarci, a dialogare tra noi in libertà così che il sentire di ognuno circoli contagioso come il permettersi di essere quello che si è!
Ancora Maria si racconta insieme a noi e ci stimola a ritrovare, pensare a che cosa ci consola, o ci potrebbe consolare, adesso?
Poi si parte, in solitaria, per una passeggiata in giro per il parco del Castello, alla ricerca del nostro albero o arbusto col quale scambiare ascolti e confidenze.
Sorpresa, più tardi, sarà aprire la porta di casa …. e trovare sull’uscio un pacco/dono tutto per noi da scartare e svelare. E più tardi ancora riapriremo pure un vecchio cassetto che ci riserva qualche stupore inaspettato, qualche dolore.
Prima di leggere il suo scritto di chiusura Maria domanda, a chi ha voglia, di dire qualcosa sulla sua conduzione, che possa servire per il futuro, magari individuando cosa eventualmente ci è servito e/o cosa ci ha disturbato del lavoro fatto.

E sono parole d’amore e gratitudine:
viene sottolineato l’uso sapiente del Silenzio di Maria, per il quale abbiamo riscoperto la possibilità di lasciare appoggiare la parola al cuore, per più tempo di quanto, in genere, siamo abituati a fare e goduto di una vibrante lentezza di mente e di cuore. Anche la Pazienza che ha avuto, nel lasciare che il programma preparato cambiasse, si modificasse seguendo il battito del nostro cuore, con grande maestria e senza ansie. Ancora l’Umiltà di Maria che evidentemente lavora per sottrazione e non per mostrare tutto quello che sa, ma solo sostenere quello che il gruppo è in grado di fare; il garbo e la naturalezza di essersi messa in gioco e aver partecipato come tutti noi scrivendo e leggendo oltre che conducendo; l’accoglienza e l’armonia restituite; la consolazione, la pacatezza; è stato come incontrare una persona che possiede l’Arte della Semplicità; la più giovane tra noi chiude il giro dichiarando commossa: “Delicata, hai preparato il nido per accogliere con cura le nostre uova che abbiamo covato con fatica o con gioia, con gli occhi spesso lucidi, ma che hai aiutato a rendere speranzosi.”

Poi Maria in chiusura legge con le lacrime agli occhi la sua scrittura a tutto il gruppo che spiazzato ascolta commosso ed emozionato mentre io, non trattengo più lacrime, piango!

“…Ora non so se il senso del guarire sarà per raccontare come si fa a sopravvivere a tutto ciò?”

A Maria e alla sua forza straordinaria e umanissima dedico l’ascolto di Gracias a la Vida – testo e musica di Violetta Parra con gli auguri di noi tutti e un arrivederci sicuro a presto.


Report di Mariagrazia Comunale

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