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Album di Famiglia
Tecniche di collage fotografico e scritture nella narrazione di sé

Seminario a cura di Carlotta De Filippo e Sabine Korthe
Tutor: Francesca De Laurentis
24-26 Settembre 2010

Primo giorno
Ogni silenzio possiede una propria qualità.
Quello che precede l’inizio di un viaggio interiore per destinazione ignota, è quieto, sospeso, vagamente interrogante.
Le presentazioni che a mano a mano si succedono, sciolgono e riscaldano l’atmosfera.
Emergono varie storie, provenienze, motivazioni ma il filo che ci accomuna è il desiderio: di crescere, di imparare, di mettersi in gioco, di riprendere discorsi già iniziati.
Sabine ci prospetta un percorso di creatività “ per scoprire, immaginare, definire parti di se stessi”.
Ci accompagnerà nella realizzazione di foto-collage e l’oggetto che darà materia e senso a questo cammino sarà un album di famiglia (e non solo).
Carlotta ci guiderà a dare senso, forma e contorno alle emozioni debordanti, a dare voce ai processi interiori attraverso la scrittura.
Tenteremo, quindi, questa convivenza perché, se il modo di manipolare e ricreare le foto le riscatta dalla finitezza inesorabile dell’attimo, che talvolta suggerisce un’affinità con la morte, la scrittura dona le parole per narrare questo processo di trasformazione.
E Anghiari, con la sua bella luce settembrina fa da “sfondo” accogliente e da polo attrattivo per chi ha già qui esperito la densità e lo spessore di cammini introspettivi.
Le conduttrici inducono ad una riflessione sulle motivazioni che hanno determinato la scelta delle foto che ognuno ha portato con sé. Appare subito come l’andare verso se stessi sia già iniziato a casa, mentre la mutevolezza delle immagini raccontava non solo la nostra vita ma, a spirale, si estendeva a tutta la fitta rete relazionale che ci aggancia al mondo.
Questa esperienza è: “ una parte di sé che dilaga”, “rappresenta tutta la vita nel corso degli anni”,” è un cammino gioioso verso se stessi che riveste le stesse immagini di nuovi significati”, “è il filo della vita, le foto rappresentano gli ingredienti di cui si è fatti”, “ il dolore e il sorriso che accompagnano lo strappo delle foto”, “sono passaggi di vita, l’esserci e poi no, il disconoscersi e il piacere di ritrovarsi”,” raccontano la vita, un viaggio nel femminile”, “rappresentano un enorme autoritratto, sentire di portare dentro tutto ciò che si è stati ieri”, “l’incontro con persone care che, anche se lontane, sono sempre accanto”,” ritrovare se stessi in chi ci ha preceduto, esserci quando ancora non si era al mondo”, “orgoglio per quello che si ha e si ha avuto”.
Finalmente entrano in scena le foto in un gran frugare in cartelline, scatole, custodie…; mentre gli occhi le indagano alla ricerca di significati positivi o inquietanti, qualche sorriso si accende a fior di labbra, un’espressione corrucciata si distende…
Eppure appena al di sotto di questa piacevole leggerezza, si intuisce che emozioni dolorose tentano di farsi largo perché l’avvio ad un nuovo approdo passa sempre per un luogo oscuro.

Secondo giorno
Questa giornata è dedicata interamente al collage fotografico.
Già nel pomeriggio di ieri avevamo iniziato il paziente lavoro di raccolta delle immagini dalle fonti più varie sulla scia di un impatto emozionale. La scelta cioè deve cadere là dove lo sguardo intercetta una risonanza, prima che intervenga il desiderio di sistemare, catalogare, spiegare.
Oggi nel breve tempo iniziale in attesa che si ristabilisca il setting, non ci sono silenzi né parole. Si sente solo il rumore discreto di forbicine che ritagliano e di pagine delicatamente sfogliate.
C’è chi cerca di recuperare il filo interrotto ieri, chi è impaziente di iniziare, chi è in “stato confusionale” e chi ha la sensazione di non essersi mai alzato dalla sedia.
Appena Sabine e Carlotta ci danno il tema della giornata, la sala diventa un atelier, i tavoli si riempiono di ogni sorta di oggetti, le mani iniziano ad indagare pazientemente e gli occhi a frugare.
Carlotta ci introduce nel clima immaginifico ed emozionale che sempre affianca e contiene un’esperienza esistenziale.
Sabine ci guida con perizia nella costruzione dei collages, invitando ad esercitare il nostro pensiero divergente, ad orchestrare sapientemente i colori che raccontano con suggestioni simboliche la nostra interiorità. Immagini e scritture si intrecciano nel tentativo di “dispiegare” ciò che giace in profondità. Siamo diventati “inventori di mondi” dove tutto è possibile ed è straordinario quello che accade quando le spoglie pareti della sala diventano una galleria di manufatti artistici dove si fondono composizione estetica e ambiguità del significato.
Ora che tutto è pronto, ognuno è invitato a titolare le proprie composizioni, a registrare impressioni, ad “ascoltarsi”.
E’ una sorta di bilocazione, molto analoga a quella che avviene nella scrittura autobiografica, per cui siamo fuori e dentro, soggetto e oggetto della ricerca, prendiamo la distanza necessaria per interrogare, per intravedere la meta ultima cioè la ricerca di senso.
Le nostre storie si intrecciano e ciò fa emergere la dimensione del gruppo in cui la condivisione è l’acme emotivo.
In queste immagini si è realizzato un atto creativo: abbiamo trovato ciò che non stavamo cercando ma la sensibilità è stata pronta a catturare e l’emozione ad interpretare mentre Sabine ci ha aiutato ad ampliare il senso di ciò che volevamo esprimere.
Siamo veramente nella dimensione formativa e auto formativa perché tra lo stregone e l’apprendista si sono insinuati il perturbante, la leggerezza, le declinazioni della sofferenza.
I collages si susseguono liberamente. Ormai siamo diventati provetti: possiamo allentare qualche tensione, lasciarci avvolgere con fiducia dai ritagli di giornale, goderci le nostre foto come se le vedessimo per la prima volta.
In qualche momento si riattivano persino sopiti atteggiamenti scolastici: ci sono i discoli, i pensosi, i solitari, gli attenti, le “compagne di banco” e gli “sbariosi” (termine dialettale intraducibile che sta fra l’irrequieto e il sognante).

Terza giornata
Come sempre le nostre conduttrici propongono spunti di riflessione su ciò che è accaduto, sui processi attivati, sulle direzioni possibili.
Carlotta ci indica gli effetti riparatori della scrittura, il piacere quasi fisico che se ne trae quando la frequenza con essa diventa luogo di meditazione.
Oggi si assemblano i collages e si realizza l’album ed ognuno liberamente e quietamente gestisce il proprio tempo e il proprio materiale. E’ un “fare” di eccezionale densità mentre Sabine offre appoggi, consultazioni, dà spunti, si immerge nei lavori senza prendere le distanze perché, come lei dice, è “una fotografa non una psicologa”.
L’ultimo giro chiude simmetricamente il laboratorio e restituisce “segmenti che sono diventati processi circolari”, “ la sensazione di aver fatto qualcosa di leggero ma si sostanza, che nel tempo nutre”, “l’esperienza di realizzare l’impossibile e non subire la fissità della foto”, “ la possibilità di dare un diverso finale alla storia” “ la sorpresa più grande è il lavoro sull’inconscio; un’esperienza di collage può dare di più di un’esperienza nella vita reale”.
La cifra dell’ironia ha consentito di “ fare la pace”, “dare il giusto peso alle emozioni, rilassarsi, lasciarsi andare” “ stupirsi di poter sempre imparare qualcosa di nuovo da una ricchezza umana inesauribile” “giocare, divertirsi” “sentirsi a caccia “. Qualcuno forse ha bisogno di più tempo per concedersi leggerezza mentre altri sono sorpresi dalle proprie possibilità inespresse e dalle stimolazioni ricevute per “arrivare a pensare cose che non si possono pensare” fino ad immaginare “ non più un album di famiglia ma il mio album”.

Album di Famiglia – Anghiari 2010 from sabine korth on Vimeo.

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