- Report Seminari e Corsi -

Il timpano guarda di sbieco, dice Derrida, e la sua posizione non frontale, ma traversa aumenta l’esposizione e la ricezione del suono. Noi veniamo ad acuire la nostra sensibilità di ascolto e di accoglienza dell’Altro-che-siamo e dell’Altro-da-noi. Veniamo a pensare i segreti dell’ascolto a partire dai primi memorabili ascolti del mito, parole attorniate dal silenzio. Veniamo a saggiare le loro sorprendenti aperture di immaginazione e di memoria emozionale.
Veniamo a pensare i passaggi di ritmo nello svolgersi dalla narrazione all’ascolto e dall’ascolto alla scrittura. Passaggi di senso in atto capaci di sorprese, di sensibili differenze interpretative, di insospettate modulazioni di senso.
Il seminario è intenzione a produrre un’occasione di ascolto di alcuni miti classici fondanti la nostra visione del mondo, il nostro sentire più intimo. Produrre un’occasione di autoriflessione nel confrontare quali echi questi miti hanno avuto nelle vicende biografiche, nel pensiero e nei modi di sentire di ciascuno. Sperimentare individualmente e nel gruppo la scrittura come strumento insostituibile per fare chiarezza di pensiero e per donarci all’altro.
i miti che incontreremo: Orfeo ed Euridice: tra le malie dei suoni della vita e il mistero del silenzio dell’oltre-vita. I miti erotici del Simposio e la potenza terapeutica della parola ascoltata. Il mito di Psiche tra la potenza creatrice della mancanza e la filigrana delle parole

Venerdì 1 aprile 2011 si giunge al Castello di Sorci, in Anghiari, dimora storica dei seminari della Libera Università di Anghiari. Il gruppo è composto da undici persone.
Anna Maria Pedretti co-conduce con Lorenzo Barani, docente di filosofia, il seminario.

Il primo movimento per “iniziarci” all’ascolto del mito avviene tramite la penna. Ciascuna e ciascuno è invitato a presentarsi attraverso un mito “personale” che abbia la forza di raccontare con immagini altre “il chi sono”.

E già arrivano le immagini, ognuno sembra rintracciare il proprio mito.

Prende voce Lorenzo Barani introducendoci al mito di Orfeo e Euridice
Il mito, oggi è un luogo necessario per fare un passo indietro nei confronti dell’attualità.
Il mito è prendersi tempo.
L’attualità è emergenza sistematica che svuota il tempo per ascoltare, per ascoltarsi. L’attualità è la chiacchiera che dice ma non mette in relazione.
Per entrare in relazione con il mito devo retrocedere, fare un passo indietro.
Devo fare vuoto, perché prenda spazio; decostruire e destrutturare. Devo innanzitutto ascoltare; ed è importante la sospensione del giudizio e l’acquisizione di un pensiero meditante che è quello che si espone e prende tempo. Infatti io posso leggere e rileggere il mito e ci troverò sempre nuovi significati. Invece il mondo è signoreggiato dal “si dice”
Terminato la prima lectio di Lorenzo, si apre il tempo della condivisione riflessiva intorno a temi che già risuonano autobiograficamente.
E la seconda scrittura è l’occasione per indagare individualmente il significato de “La narrazione del mito come archetipo di ogni narrazione è già in sé una pratica filosofica. È uno scarto supremo rispetto all’ovvietà scontata e prevedibile della chiacchiera e del “si dice” (Heidegger)”

Scrittura, Restituzione, Ascolto: così Anna Maria accompagna, ogni giorno, lo svelarsi delle parole, un lavorio introspettivo e retrospettivo, di noi che della penna facciamo uno strumento di pensiero e conoscenza.

In tale contesto, tutti noi entriamo in scrittura autobiografica in quanto apriamo e utilizziamo il nostro sguardo soggettivo. La persona “vede” una situazione inerente la propria storia e la coglie. Quando la scrittura autobiografica è autentica nasce dall’urgenza dello scrivere; è carica di una espressione di sé e questo produce piccole scritture autobiografiche intense.
La scrittura, in questo contesto, assume lo statuto del dono. Ci doniamo parole che possono, dentro di noi, risuonare e far nascere ulteriore scrittura. Le parole ascoltate aprono storie.

Lorenzo Barani, sapiente traghettatore, propone al nostro ascolto, come secondo movimento di incontro con il mito, I Miti Erotici del Simposio.

[…] Dell’eros non si fa sistema, di Eros non si fa filosofia […].

[…] Socrate dice che non sa niente, ma che l’unico sapere di cui può dire di essere consapevole è eros […] il bello vitale… essere condotti dalla bellezza vitale verso la verità… Socrate va al gymnasium, nel luogo della bellezza, dei linguaggi, del senso e scopre che la “parola” ha la stessa malia di eros […]

Attraversiamo in questo tempo di ascolto immagini che ci giungono dalle letture e dal filo narrativo delle parole che Lorenzo ci offre nel raccontarci, attraverso brani tratti dal Fedro (mito della biga alata: la bellezza è un mettere le ali all’anima) e brani tratti dal Simposio di Platone i motivi che attraversano Eros come mito.
L’identità è una conquista provvisoria ed articolata. Pensare in termini fortemente identitari significa rinunciare a pensare in termini universali e ciò provoca una perdita dell’anima, il luogo a venire, l’impossibile.
L’identità è l’erotica: l’arte della ricerca dell’altro.
Lo sforzo è dunque, nel rapporto con il mito, spostare la nostra identità, sbilanciarsi, essere scoperti.
Cerco l’altro e nello stesso tempo devo curare me stesso in tale ricerca.
E qui incontriamo la necessità della scrittura, non come un sistema di verità, ma come racconto che contiene tutte le traversie della narrazione che deve tendere sempre alla bellezza, allo schiudersi all’altro.
Riprendiamo la penna in mano, i fogli attendono la terza scrittura.

L’invito è riscoprire Eros dentro di sé. Eros come motivo del bello, del vitale nell’esistenza.
Re-incontrare un evento della nostra storia che racconti la relazione con l’altro; ma anche lasciarsi condurre da una penna che immagina.
Chi rimane nella stanza del Castello, chi se ne va su una panchina al sole caldo, chi trova una nicchia in un piccola e antica pagoda.
E dopo l’intensa scrittura ci regaliamo parole condivise intorno a cosa la scrittura ci ha fatto scoprire in relazione al mito.
I passi che camminiamo lungo la stradina bianca e sterrata ci avvicineranno ad un intenso pomeriggio: ci tuffiamo nel mito di Amore e Psiche.

I motivi che Lorenzo ci fa esplorare sono numerosi. Aprono suggestioni profonde. La Novella di Amore e Psiche di Apuleio, oggi forse, l’attraversiamo con occhi diversi. Forse più “sbilanciati” così come il mito ci chiede.
La bellezza di Psiche è talmente alta che non è dicibile, la parola si perde prima. Le parole non sono adatte. Così come, continuando con la scrittura a scavare dentro noi stessi, si trova l’indicibile.
Bisogna sempre narrare, perché non riusciremo mai a trovare, fino in fondo, le parole.
Unica parola che la Novella ci fa sentire è il flatus vocis; il bacio; il gesto che segna il bacio.
Non si può tributare ai mortali gli onori di una dea. Psiche è mortale ed è bella. È vergine è Venere.

L’amore si innamora.

Psiche nel palazzo che faceva luce per se stesso, sente, dall’interno, le voci che l’accudiscono.
Psiche non vede ma sente. Amore non si può vedere, non si fa filosofia di Eros, non si fa sistema. Non lo si vede, Amore, e quando accade lo si perde.

Nel buio Psiche tocca e sente.

Psiche vive e si alimenta di prove. Non si accontenta dell’esistente.
Il suo amore cresce nella mancanza di Amore. Psiche è relazione che si alimenta dell’ignoto, della mancanza.

Psiche ci fa pensare. Per riprendere il mito: la provocazione è usare il razionale per fare il vuoto.

Nella scrittura autobiografica ci sottoponiamo a prove, come Psiche.
La scrittura ci aiuta ad ancorarci evitando il “si dice” che impedisce il “toccarci”. In Psiche (così come nella scrittura) anima e corpo stanno sempre insieme. L’esigenza di narrarsi autobiograficamente è figlia della nostra epoca. Poiché noi produciamo un mondo che ci oggettiva, abbiamo bisogno di ritrovare la nostra soggettività.
Ritorna la scrittura individuale che invita a incontrare pensieri in libertà, rilevando quanto, poi, risultano pertinenti al mito ascoltato.
Il pensiero è un pensiero individuale ma confrontabile. Si trova l’incontro quale possibilità di dialogo: coppie dialoganti e scrivane si incontrano per scambiarsi piccole storie e trame comuni.

Lorenzo e AnnaMaria ci accompagnano in questo incipit di chiusura con alcune riflessioni
La scrittura sta ancorata al corpo. Scrivere è una nostra propaggine. È supporre che ci siamo.
Il mito mette in movimento, offre la scossa e ciascuno determina la verità con la propria narrazione. Una verità che non è assoluta, ma è sempre ricerca. La verità nel mezzo è l’intermedio. Come il timpano, quanto sta nel medio. Il timpano deve vibrare, non può essere né troppo staccato né troppo accostato. L’erotismo della parola diventa respirazione, passaggio; Eros lascia passare. La parola può essere scrittura e respira, è viva. Il rapporto tra la parola scritta e la voce è una relazione sacra. Non va mai idolatrata bensì ironizzata. Ironia è affrancarsi dall’idolatria. Ironia è ciò che fa la ricchezza di Psiche. Si scrive per la verità, non della verità.

Ed infine Anna Maria ci sollecita la scrittura di parole da portare a casa:
“macha chille la terra è con te, l’anima ti appartiene; possibilità, come apertura verso il possibile, fiducia, cammino all’indietro perché il futuro non lo conosco, ma riesco a procedere; ad-dio il mito di Orfeo e Euridice… c’è sempre un rinvio, un rimando- osmosi di respirazione – la poesia di Rilke
partenza, ora dobbiamo scrivere; bellezza, è entrata; corpo, voce, scrittura, i corpi della filosofia
fecondità; sospensione, possibilità della scelta; gruppo, un bene prezioso; desiderio-tagliatelle, vi cucinerei le tagliatelle; amore è lasciare, assenza; psiche, lasciarsi andare, apertura alla creatività
ironia, leggera dopo aver affrontato tempi vitali trovare una dimensione altra; Psiche tocca e sente”

Bibliografia:
Sergio Givone, Vivavoce, Anterem Ed., Verona 2010
Antonio Prete, Della poesia per frammenti, Anterem Ed., Verona 2006
Antonio Prete, Trattato della lontananza, Boringhieri, Torino 2008
Vincenzo Vitiello, Non dividere il sì dal no, Laterza, Roma-Bari 1996
Orfeo ed Euridice nella versione di Ovidio dalle Metamorfosi, di Virgilio e infine di Rilke (citati in V. Vitello, I tempi della poesia ieri e oggi).

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