- Report Seminari e Corsi -

Qual è la magia di un seminario? Quella di ritrovarsi attorno a un tavolo – 8 persone provenienti da un po’ tutta Italia – accompagnate da due brave maestre come Ada e Beatrice, che fin da subito dichiarano: fate attenzione al percorso ovvero godetevi il panorama; fate attenzione alla metodologia ovvero riempite il vostro zaino di tanti bei strumenti e infine, non aspettatevi una teoria bella pronta perché la si co-costruirà insieme, con l’apporto di tutti. Questo ci rende fin da subito protagonisti, desiderosi di iniziare questo nuovo sentiero, curiosi di noi e rispettosi degli altri. Sentiero che promette di essere “non avventure di isole ma di crocicchi” (Cervantes)
Le nostre vite sono come i molti e diversi contenitori che ci aspettano sul tavolo della sala, fra i quali dobbiamo scegliere o meglio farci scegliere, affinché ci aiutino a raccontare un frammento della nostra vita. Scatole che, per ora, devono rimanere rigorosamente chiuse, proprio come il contenuto delle nostre vite che non sveliamo subito nella sua interezza, ma condivideremo poco a poco nello svolgimento del seminario.
Scatole e contenitori che, pur non essendo nostri, dicono qualcosa di noi e ci parlano, aiutandoci a svelarci un po’ agli altri e anche a noi stessi.
Che cosa differenzia un oggetto da una cosa? Quando una cosa diventa oggetto?
Quando gli si dà un nome e si intreccia alle nostre vite. Esattamente come gli oggetti portati da casa e che ci sono stati regalati. E qui la penna, ancora una volta, ci conduce in luoghi che non avremmo raggiunto senza di essa. Oggetti che, magari, per molto tempo sono stati bistrattati e poco riconosciuti nel loro valore – se non in quello di ‘dono’ – si trasformano ai nostri occhi e assumono nuova dignità, raccontandoci una storia diversa che non avremmo mai pensato di sentire.
E poi il seminario si trasforma e diventa itinerante spostandosi dal castello di Sorci ad Anghiari. Anche il territorio produce oggetti e noi ci apriamo all’incontro con la pittrice Ilaria Margutti, vera artista dell’anima. Con i suoi cataloghi, interamente di stoffe ricamate, sulla pelle, sui sensi, sui segni Ilaria racconta storie di vita attraverso la tattilità data dal rilievo del ricamo. E la cicatrice diventa allora “rammendo di se stessi e della propria anima”.
In seguito Beatrice racconta l’esperienza del suo laboratorio ad Arco di Trento dove è riuscita a coniugare ricamo e autobiografia, arrivando a creare una mostra sulle donne invisibili del Risorgimento: questo diventa spazio di riflessione e possibilità di narrazione autobiografica anche grazie alla materialità di un filo che si sposa con la stoffa. L’intenzione è quella di “dare corpo”, in modo che se ne veda il rilievo, a queste donne, per far emergere il loro valore aggiunto: donne che hanno fatto cose incredibili tenendo presente l’analfabetismo, la miseria e l’assoluta mancanza di leggi a loro tutela. Donne che raccontano altre donne e inventano “RI c AMARE l’Italia” … insomma una meraviglia!
Arriva poi il momento di guardare dentro le nostre scatole per scoprire la sorpresa del suo contenuto che comunica a ciascuno di noi emozioni diverse e suggerisce itinerari differenti, magari insoliti e inconsueti.
Giunge anche il momento di conversare con una pietra, con un fiore, con una foglia e ancora una volta assistiamo al piccolo miracolo di una “cosa” che si trasforma in “oggetto” e diventa un po’ nostro perché le nostre storie si sono intrecciate.
E poi ci sono gli oggetti d’affezione, ricordi di viaggi, di persone care, di luoghi, di eventi… oggetti diventati simboli di un’esperienza, di un apprendimento. Su questi le nostre maestre ci invitano a scrivere con la simpatica tecnica del “petit onze” che ci aiuta ad andare all’essenziale.
E che dire poi degli oggetti smarriti, di quell’esercito di oggetti che abbiamo perso nella nostra vita? Quali vorremmo indietro? Quali invece non ci interessano più, sommersi dall’oblio che, per fortuna, esiste e ci salva dall’essere dei mostri… “Possiedo solo il mio corpo e come può il mio corpo trattenere tutto?” (Sartre)
Sperimentiamo poi, come novelli esploratori di un mondo sconosciuto, la scrittura radiale ovvero l’uso della mappa mentale che si dipana da una parola chiave attraverso tanti rami, che si allungano sul foglio grazie al meccanismo dell’associazione di idee, di contenuto, di emozioni. Diventiamo artisti di noi stessi e creiamo “alberi” bellissimi e colorati che parlano di noi!
Dopo un buon spazio di riflessione a approfondimento teorico, l’ultimo lavoro viene dedicato agli oggetti da buttare ovvero a quell’oggetto che ha fatto con noi il suo “ultimo viaggio”. Ad Anghiari trova degna sepoltura e con tanto di epitaffio!
Il nostro viaggio si conclude con un grazie collettivo che ci rende grati per quanto abbiamo ricevuto. Torniamo a casa con una nuova consapevolezza che rende diverso il nostro sguardo verso gli oggetti e le cose che arricchiscono la nostra giornata e colorano la nostra vita.
Report di Cilla Burzio

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