- Report Seminari e Corsi -

Storie in cerchio
sotto il segno di Chirone

Le nostre ferite sono i padri e le madri dei nostri destini (James Hillman)
Quattordici partecipanti, una tutor, una coppia di conduttori, tre giorni tra i colori autunnali del castello di Sorci, colori che non stonano nel tepore ancora estivo.
Iniziamo il percorso seduti in cerchio con le presentazioni. Si presentano i docenti, Maria Grazia e Lorenzo, coppia nel lavoro e nella vita che raccontano delle loro esperienze professionali e delle finalità del seminario; da subito, e in tutti gli incontri che seguiranno, la loro professionalità ed esperienza si mischierà, come è consuetudine ad Anghiari, ad una narrazione più intima e personale.
Segue il giro di presentazioni dei partecipanti e della tutor, che accetta, volentieri, un coinvolgimento pieno nel gruppo.
Ciascuno racconta un pò di sè – nomi, luoghi, lavori, famiglia, progetti e aspettative.
Siamo un gruppo eterogeneo per età, esperienze, provenienza geografica. Molti sono venuti da soli, altri in gruppo, come il gruppo di Roma, formato da sei persone, le donne sono la maggioranza come sempre. La quasi totalità dei partecipanti è la prima volta che viene ad Anghiari, alcuni conoscevano già la Lua attraverso la partecipazione a seminari condotti localmente da collaboratori scientifici.
Anna Rita, Augusto, Daniela, Elena, Fiorella, Francesca, Giovanni, Ilaria, Lucia, Luisa, Teresa, Mariella, Roberta, Simonetta, insieme a Maria Grazia, Lorenzo e Claudia hanno prodotto la magia di un gruppo in grado di generare un ascolto attento, affettività, solidarietà, pensiero, riflessione, ognuno interessato a stimolare e provocare la propria adultità, partendo dalla propria esperienza di vita che, ancora una volta, si è rivelata un aiuto efficace al nostro sviluppo.
La maggior parte dei partecipanti lavora nell’area del disagio, in professioni di aiuto (educatori, psicologi, assistenti sociali), c’è un sacerdote e quattro persone che stanno seguendo un percorso di aiuto psicologico individuale.
È rappresentata l’Italia, nord, centro, sud, da Brescia a Lecce, passando per Roma che costituisce il gruppo maggioritario, fatto che caratterizzerà la scelta dei canti al “cicalino” quando tutti condivideranno “Roma non fa’ la stupida stasera”.

Già la presentazione permette di iniziare a “trovare le parole per dirlo”, per dire di sé e delle proprie delusioni, delle proprie aspettative: ricorrono termini come stanchezza, gratitudine, desiderio di capire, dolore come opportunità, dolore come limitazione, ascolto, occasione, desiderio che prende forma, desiderio di dedicarsi a se stessi,desiderio di educare alla vita buona del vangelo, bisogno di essere ascoltati.
La distinzione tra chi cura e chi è curato si perde già al momento delle presentazioni: si viene per aiutare gli altri, si viene per aiutare se stessi, per rispettare le scelte degli altri, per rispettare le scelte proprie.
Quando il cerchio si forma e ognuno è vicino all’altro e può guardarlo, lo spazio è subito riconosciuto da tutti come accogliente, protetto, come un’opportunità preziosa per ascoltare, essere ascoltati, imparare dalle esperienze di ciascuno, È uno spazio diverso dal mondo di ogni giorno, come bene esprime una partecipante al gruppo.
“il mondo fuori è un’altra cosa, dici una cosa e ti rispondono con un’altra cosa.
Dall’inizio sensazioni forti, abbozzi di frasi che aprono mondi e preparano la costruzione “dell’oggetto”, il “Copione di Vita”, che sarà lo strumento con cui lavoreremo: un cartellone bianco dove ognuno esprimerà con immagini, disegni, ritagli di giornali, brevi scritture, i frammenti della propria vita, tornati alla mente attraverso un esercizio di induzione all’ascolto del nostro respiro, del nostro corpo, che appare capace di attivare immagini e mobilizzare parole.
Frammenti che si cercherà di ordinare in passato presente e futuro per restituire il senso del tempo e comporre una trama. Grande attività con forbici, colla, matite colorate, giornali.
La nostra psiche, diceva Jung, consiste essenzialmente in immagini, ha bisogno di immagini per essere creativa: i cartelloni si riempiono di figure, simboli: c’è la sorpresa sempre rinnovata di riconoscerci nei temi ricorrenti delle vite di ciascuno – essere genitori, essere figli, essere maschi, essere femmine, essere piccoli, essere grandi. Ci sono bocche, cuori piccoli, cuori grandi, cuori che ridono, cuori a metà, cuori rossi, cuori neri, gabbie, scatole, frecce, corpi deformati, troppo grassi o troppo magri, case aperte, case come castelli magici, mare, sabbia, boschi, ci sono le grandi e piccole narrazioni: gli abbandoni, le separazioni, le malattie, i traumi infantili, la solitudine prima sofferta e poi desiderata, gli amori, le amicizie, i figli, i luoghi…
I copioni prendono forma, le storie diventano trama (il re morì, poi morì la regina è una storia. Il re morì, poi la regina morì di dolore, è una trama) (James Hillman , Storie che curano, Cortina, Milano, 1987)
.È un lavoro individuale, quasi per tutti faticoso, intimo, introspettivo, che alla fine saremo invitati a “dedicare” a qualcuno. Scriviamo una lettera indirizzata ad una persona a cui vogliamo raccontare il nostro copione di vita. Tutti scelgono persone a loro vicine: i genitori, la nonna, compagne e compagni di vita.
In modo volontario, siamo invitati a raccontare agli altri il nostro copione, ad ascoltare empaticamente le storie degli altri, lasciandole risuonare dentro di noi, facendo affiorare le nostre storie.
I conduttori arricchiscono il nostro lavoro con la presentazione di una videonarrazione che permette di conoscere una concreta applicazione della loro metodologia, centrata sul copione di vita, in una scuola media superiore. All’interno del seminario presenteranno anche altre loro esperienze professionali di utilizzo delle metodologie autobiografiche, all’interno di relazioni di aiuto duali.
A fare da sfondo alle giornate di lavoro è il mito di Chirone, il mito del “guaritore ferito”, fatto rivivere da una partecipante al gruppo.
Tutte le storie rappresentate, narrate e ascoltate, ci’confermano, infatti, che il cammino verso l’adultità è legato alla capacità di assumere la consapevolezza delle nostre ferite. Per non farle incancrenire queste ferite, per tenerle aperte e pulite, per favorirne la cicatrizzazione, bisogna che esse diventino nostre “compagne di strada”. Riusciamo a sentire e a dirci, attraverso la scrittura e la lettura delle nostre esperienze, che dipende da noi cosa fare, se continuare a recriminare sui dolori che abbiamo subito soprattutto negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza o se “prendere in mano le redini della nostra vita” come ci dice la carta del carro dei tarocchi, disegnata in uno dei cartelloni e diventare così madri e padri di noi stessi.
La scrittura, anche in questo laboratorio ha permesso di sperimentare che si cresce non tanto trovando spiegazioni a quanto ci accade, quanto, invece, permettendo nuove narrazioni di quanto accaduto.
Alla fine del seminario i partecipanti concordano con la tutor la prosecuzione di un lavoro , via mail, che permetterà di raccogliere osservazioni sul lavoro fatto.

NOTE
(1) CHIRONE
la figura del guaritore ferito appartiene alla tradizione mitologica greca: il mito di Chirone
Chirone è uno dei personaggi più significativi di questa mitologia, direttamente collegato al mondo della medicina, delle medicazioni, delle erbe e delle sostanze medicinali. È il più sapiente e il più evoluto tra tutti i centauri ed è un semidio essendo figlio di Crono e di Filiria; Chirone, mezzo uomo e mezzo cavallo rappresenta in modo suggestivo la duplice natura dell’uomo: la natura animale, il soma, l’energia istintuale, e la natura razionale, la psichepsiche e lo spirito.
Questo essere immortale perché semidio e grande esperto e maestro di medicina (dopo la nascita Esculapio sarà affidato a Chirone che lo intodurrà all’arte medica) , si procura una ferita inguaribile, da qui il mito del guaritore ferito che rappresenta un concetto basilare di grande importanza per la pratica terapeutica. Infatti, soltanto il terapeuta che considera la patologia come qualcosa che lo riguarda da vicino, come esperienza diretta o indiretta e come possibilità sempre presente, può accedere ad una reale comprensione dei problemi dele persone che incontra nel suo lavoro di aiuto. Può essere maestro nell’arte medica non colui che è sano, ma colui che è portatore consapevole della propria ferita ed è stato capace di non rimanere prigioniero di un atteggiamento vittimistico e rivendicativo, facendo di un proprio limite una risorsa.

James Hillman il grande psicoanalista è morto il 27 ottobre di questo anno.

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