- Report Seminari e Corsi -

I miti profumati e gli odori della vita
Le parole perdute tra naso e memoria

Docenti: Lorenzo Barani e Anna Maria Pedretti
Tutor: Gianna Niccolai
21 – 23 ottobre 2011

Venerdì 21 ottobre 2011, ore 15
Ci ritroviamo attorno al tavolo dal tappeto blu in quindici per questo terzo seminario che coniuga filosofia e autobiografia. Alcuni dei partecipanti hanno frequentato il primo ad aprile ed è stato proprio il fascino della ricchezza di sensi e di immagini, che i racconti mitici portano con sé, che li ha convinti a seguire anche questo percorso in cui si sperimenta una forma diversa dove la filosofia si commisura con il luogo della persona.
Si entra nel tema con un esercizio di rievocazione di un odore che possa rappresentare il mito dell’infanzia, l’età delle prime scoperte, del pensiero magico che cerca di spiegarsi il mondo. Si sprigionano così attraverso le parole odori di tutti i tipi e partendo da queste suggestioni si può entrare nel campo della filosofia con la lezione dal titolo: “I giardini di Adone. I profumi della felicità tragica del mito greco”. L’odore è memoria, ma si può dimenticare nel tempo, quindi non costruisce memoria ma la dà; l’odore è spaziale, è un luogo e l’immagine di un luogo, mentre non c’è un odore della filosofia; l’odore è legato al corpo ed è la corporeità che la filosofia ha sempre disprezzato; la filosofia è metafora, l’odore non lo è.
Ci si addentra, dopo questa premessa, nel mondo del mito entrando nei giardini di Adone, dove regnano i profumi della felicità tragica del mito greco. Si passa attraverso il mito della nascita di Afrodite, “sotto i cui piedi spuntano i fiori più belli e profumati” e quello della nascita di Adone, uscito dall’albero di Mirra, che trova la morte nella fredda lattuga e dal cui sangue nascono anemoni, simbolo di caducità.
A questo punto un’altra sollecitazione, questa volta di scrittura, che prende spunto dalla suggestione di parole che rimandano ad alcuni dei concetti affrontati: profumo, corpo, bellezza, felicità, tempo, dono, mare… Poi si torna alla filosofia e al senso dei miti fino ad ora trattati, interrogandoci sul valore pedagogico del mito in cui non c’è regola, ma tutto può sfuggire come il profumo che sempre sfugge. Solo quando diventa religione, il mito si fa normativo.
Il discorso si sposta poi sull’elegia della felicità del banchetto di Senofane di Colofone dove troviamo il rapporto tra sacrificio per gli dei e profumo: i profumi diventano incorruttibili quando diventano parole dell’“agire giustamente”.
Dopo una breve discussione tra i partecipanti, la serata si chiude con la lettura di una pagina piena di odori tratta da “Il profumo” di P. Suskind.

Sabato 22 ottobre, ore 9
Si comincia con la restituzione della scrittura del pomeriggio precedente, poi il discorso filosofico inizia con una ripresa di alcuni concetti trattati la sera prima per poi passare al contrasto tra i pitagorici che, rispetto alla dirompenza degli aromi, anticipano la dialettica dell’alimentazione cristiana e il pre-giudizio sul corpo in un’ottica di sacrificio e la dirompenza della trasgressività dionisiaca. Su questo collegamento che si passa poi alla lezione filosofica che ha come titolo “Il gusto e l’odore del corpo. Gli affamati di cielo e la prodigiosa carne dei santi”, in ambito patristico e medioevale, sul tema: cucina e altare.
L’altare è una tavola, una mensa dove importa sempre meno la salute e sempre più la salvezza, si condanna in tal modo il corpo ad un disvalore e si disprezza ciò che è terreno. Il corpo del santo deve essere pelle e ossa, deve essere privo di carne, deve essere già in qualche modo mummificato per ascendere meglio al cielo. Quello dei santi è un narcisismo esasperato: il cibo è vergogna perché produce carni e feci e si contrappone alla natura spirituale dell’anima. Si distacca da questa visione la mensa comune della Città del Sole di Tommaso Campanella dove si pratica una dieta volta a preservare la bellezza del corpo, ad ottenere un corpo “netto, sano, gagliardo”.
A questo punto una duplice proposta di scrittura: “Quella volta in cui ho sentito l’odore del mio corpo…” oppure “Le mie puzze”. Dopo la scrittura ci si confronta riconoscendo che parlare di odori è un fatto molto intimo e che c’è una trasversalità negli odori che ci accomuna più di quanto non pensiamo. E sfumato e confuso resta il confine tra odore e puzza.

Sabato 22 ottobre, ore 15,30
Si riprende il percorso con una lezione filosofica che si contrappone al mondo esplorato durante la mattinata; il tema è “Cantico dei Cantici. Il corpo e l’immaginario dell’amore”.
In esso c’è tutta la simbolica del corpo e dei suoi profumi, i profumi dell’amore che è visto come qualcosa di totale. La maggior parte delle parole sono dette da lei, dall’innamorata e si impone una stretta relazione tra l’amore e il profumo con cui si esprime in un’estasiante elencazione di puri profumi: melograno, cinnamomo, cannella, incenso, mirra, aloe… Esistono in tutte le culture della Mezzaluna fertile anche tanti altri testi che hanno forti somiglianze con Cantico.
Esempio differente è il canto platonico del Simposio in cui si esalta chi avendo corpo perfetto possa avere anche l’anima perfetta e giunga ad un’immortalità vista come contatto con la bellezza vivente.
Dopo tanta sublime bellezza si passa ad un’esercitazione autobiografica in cui si riportano alla memoria profumi legati a particolari situazioni, momenti o sentimenti della propria vita e si scambiano tra i partecipanti intrecciandoli tra loro cercando nella memoria un momento in cui siamo stati “felici come i fiori di primavera”.

Domenica 23 ottobre, ore 9
Sul tavolo dal tappeto blu ci attende un giardino di erbe e frutti profumati che poi, alla fine, ognuno porterà con sé a ricordo di queste giornate.
Dopo la restituzione degli scritti su odori e puzze del proprio corpo che, da soli, non sono percepiti negativamente, mentre è in mezzo agli altri che risaltano nella sgradevolezza, la parte filosofica riprende la lettura delle pagine scritte viste come brani di vita, pezzi di mondo. Quando in rapporto a se stessi il proprio odore non è sgradevole, ma può essere imbarazzante rispetto agli altri, forse si mette di mezzo il mondo del super io, del giudizio. Il nostro sguardo sul mondo è pre-strutturato e strutturante e non vuole lasciare le cose così come sono. L’odore sfugge a questa struttura perché, mentre il sistema di giudizio è sempre verticale, l’odore si spande liberamente.
Ci si avvicina al commiato, enigma del non vissuto: e si fa una carrellata, tra serio e semiserio, di balsami che favoriscono l’amore, il godimento e la potenza sessuale.
La conclusione arriva sia attraverso uno spazio di riflessione, di ripensamento sul seminario, su ciò che è stato il percorso per ciascuno dei partecipanti, sia facendo aleggiare nell’aria il profumo del seminario che è fatto dei tanti profumi che sono emanati dalle suggestioni e dai ricordi: agrumi e frutta rossa, fiori di limone, gelsomino, terra bagnata, salsa di pomodoro con il basilico, ciclamino di montagna, calicanto, noci, meline raccolte assieme intorno al castello, mirra, lavanda, glicine, riverbero del calore umano e il suo odore… e, infine, per dirla con Baudelaire, il profumo delle donne mature…

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