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Tracce di felicità in autobiografia
Seminario condotto da Daniele Callini – 25-27 ottobre 2013
Report si Luisa Fressoia

Tra venerdì 25 e domenica 27 ottobre si è svolto il seminario Tracce di felicità in autobiografia condotto da Daniele Callini. Attorno al tema “felicità”, da sempre indagato e dimensione da tutti ricercata, si è costituito il gruppo di 11 persone provenienti da Pordenone, Ravenna, Rimini, Bologna, Senigallia, Perugia, e dalla stessa Anghiari in cui si è tenuto il seminario, in una intima saletta dello storico Palazzo Testi. Ciascuno dei partecipanti si è lasciato trasportare in un percorso dal ritmo piacevolmente lento e intenso, attraversato da significativi silenzi che hanno offerto la possibilità di addentrarsi nella propria interiorità, in una dimensione di ascolto preziosa e assai produttiva.
La felicità ha a che fare con la bellezza, con lo stupore, con l’operosità, con il prendere o l’offrire un dono, con la gratitudine, con l’ autenticità e la reciprocità, tutte parole-chiave che sono poi ritornate nelle innumerevoli rappresentazioni in cui ciascuna persona si è cimentata e messa in gioco per reinterpretare gli attimi di felicità vissuti o quegli aspetti che ne hanno ostacolato il suo divenire nel corso della propria esistenza.
Interessante è stato inoltre scoprire come la felicità non si trova se la si ricerca e che essa ha a che fare con il trascendente, altra importante parola e dimensione indagata nel percorso intrapreso. Infatti non si può rimanere legati ai “bisogni di sopravvivenza”, alla pura immanenza per affrontare il mistero della felicità.
La messa in scena dei valori che muovono anche inconsapevolmente la nostra vita, a partire da quelli indicati dall’inventore della logoterapia, Victor Frankl, ha permesso di individuare traiettorie di Senso dentro cui si trovano, magari nascoste, le ragioni di felicità.
È stato importante scoprire la parola in quanto dispersiva, mirabile, utile e necessaria, che può condurci fino alla vertigine.
È stato bello abbracciare il destino e poter dire Io sono piccolo di fronte al suo mistero. È come inginocchiarsi, gesto antichissimo e umile, termine quest’ultimo derivante da humus che vuol dire terra, la terra da cui veniamo e a cui torneremo. Vuol dire ancora abbracciare l’essere Uomo e Donna, la più antica forma di differenza, dalla cui relazione viene generato il Figlio, archetipo simbolico che unifica. Tutti infatti siamo stati concepiti e partoriti. Questa esperienza ci unisce, è ciò che connota gli esseri umani di tutti i tempi.
È stato liberatorio, affrontando il tema del Lavoro, rappresentare i sistemi organizzativi che caratterizzano la nostra società delle differenze, in cui le differenze stesse si moltiplicano attraverso ruoli e funzioni, che devono pur tuttavia mantenersi in equilibrio per far sì che l’organizzazione medesima continui a esistere. Le esperienze narrate hanno confermato come le organizzazioni contemporanee, specie nel settore dei Servizi, hanno spesso reso sterile il lavoro producendo caduta di senso e mancanza di felicità. Ma l’antidoto a questa dolorosa scissione sta nel poter dire grazie a ciò che il sistema ci dà con il Lavoro. Nel riconquistare la relazione con l’altro, nel servire l’utente, che rappresenta ancora il figlio, archetipo simbolico che ha a che fare con la dimensione del sacrificio, cioè di un fare sacro.
Ma per servire bene occorre rimpicciolire l’ego. Bisogna contenere il narcisismo. Rinunciare a un po’ di visibilità. Si entra nella dimensione del dono.
Il tempo lungo e pregnante concesso alle restituzioni delle scritture ha permesso allora, nell’ascolto di sé e degli altri, di cogliere i significati del dono e di provare il senso di gratitudine.
Il dono – dice Malinowski- crea legàmi. Donando non ci si aspetta qualcosa in cambio… anche se chi prende sente di dover restituire … si possono restituire tante cose a tante persone diverse … e pure la vita … e donare a chi viene dopo.
Serenità – Stanchezza buona del poeta – Capacità di stare nell’incertezza – Sto bene, grazie! – Gratitudine – Ascolto – Pienezza – Stupore – Rispetto della vita – Sincronicità: senso e non senso – Emozioni e affettività – Più certezza e responsabilità – Occhi e occhiali per vedere l’altro e l’altrui punto di vista – Fiducia e affidamento, bisogno di stare nel mio silenzio – Vicinanza e compassione. Queste le parole che i corsisti hanno scelto per rendere il proprio stato emotivo dopo il percorso svolto.
Dio non si aspetta che tu sposti la montagna, tu sposta la tua pietra con dignità e bellezza e farai un miracolo. Un pensiero di Gandhi che ci dona speranza e che ha un valore strategico in quanto contiene una terza via rispetto a quelle degli ottimisti e dei catastrofisti avanzate oggi sulla sorte del pianeta e nostra. Tesi che può essere così riassunta: nessuno e nessun elemento rimane escluso nella costruzione del futuro!
L’Ascolto a tutto campo praticato nel seminario ha permesso al medico, al formatore in relazioni d’aiuto, all’operatrice psichiatrica, alle responsabili amministrative, alla fisioterapista, alla psicologa, alla pedagogista, alla ricercatrice che vi hanno partecipato di mettersi in scena e ricercare il Senso delle proprie parole, dei propri movimenti ed azioni per restituirli alla vita domani nella Famiglia, nel Lavoro, nella Società. Tutto questo ci ha regalato Anghiari.

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