- Report Seminari e Corsi -

L’ironia e l’umorismo tra scrittura autobiografica e narrativa d’invenzione

a cura di Gian Luca Barbieri
Report seminario di Anna Cappelletti


Il seminario, in un certo senso, è iniziato alcuni giorni prima della data stabilita, quando il conduttore, Gian Luca Barbieri, ha inviato a tutti i partecipanti i dispositivi narrativi – testi letterari, video e tracce sonore- che sarebbero stati utilizzati durante il corso: questi materiali hanno preparato il terreno, poiché leggendo o ascoltando questi brani, si era già predisposti a sorridere…

Una conduzione lieve e sapiente, quella di Barbieri, in cui è stato dato moltissimo spazio ai corsisti, accompagnandoli a scrivere in modo live e fantasioso all’interno di territori solitamente non propri del sorriso.

Ci sono temi infatti -come la morte, il dolore, il sacro – che sembrano avere in sé un’intrinseca impossibilità di essere declinati con leggerezza. In realtà si è potuto sperimentare che, opportunamente guidati e assumendo un atteggiamento disponibile a superare le nostre rigidità, “prendersi cura di sé con un sorriso” è un’arte che si può imparare.

Così, attraverso le introduzioni e le sollecitazioni via via suggerite nel corso dei tre giorni, si è assistito a un crescendo di competenze umoristiche che nessuno dei partecipanti sospettava di avere. Si è trattato di un crescendo di scritture che divenivano sempre più divertenti, che hanno usato molti registri differenti: poetico, favolistico, manualistico, dialettale.

Significative le incursioni sul tipo di linguaggio che si può utilizzare nella scrittura umoristica: da quello più elegante di Carlo Dossi in “Ricciarda”, a quello più destrutturato della Littizzetto in “Minchia Sabbry”.

Come era logico immaginare si è attinto a piene mani anche dalla propria autobiografia, spesso proprio dagli episodi più traumatici e dolorosi, forse perché, più o meno consapevolmente, s’intuisce che questo tipo di esercizio può aiutare a rivisitare alcuni antri da cui emergono personaggi che non sapevamo come riesumare.

Poiché una parte consistente del seminario si è snodata intorno alle scritture (e lettura) dei partecipanti, mi affido ai loro racconti (pur riportandone solo una parte minuscola) per rendere l’idea di come un percorso di questo tipo può produrre in ognuno competenze che facilitano un approccio più lieve alla nostra vita e un modo più leggero – non per questo meno responsabile -per stare meglio in noi stessi e nel mondo.

All’inizio si libera un po’ di trasgressione e di aggressività, e ci si accorge che non è difficile immedesimarsi in un personaggio un po’ cattivello e finanche vendicativo: “ Cara signora, mi dispiace torni domani” mi dice l’impiegata del Comune, mentre con noncuranza si sta passando lo smalto sulle unghie.(…)

“ Ops!..Che sbadata, sono scivolata!…mi dispiace moltissimo..che ne pensa?…Se lo porta subito in lavanderia, si potrà smacchiare il suo vestito?


Poi scopriamo che, con leggerezza, si può essere irriverenti nei confronti di testi sacri della letteratura e della religione. Così si rivisitano i capisaldi della Bibbia, senza autocensure: (…)e poi.. poi la storia la sapete, come è andata a finire. Due femmine, la Eva e la mela, e due maschi, l’Adamo ed io, serpente. È chiaro poi come doveva andare il mondo, da lì in avanti. Un mondo tossico per tutti. Colpa di Eva, si dice. Ma pochi sanno che il veleno del serpente, è maschio.

E, dopo aver letto una delle più famose poesie del Guinizzelli, si smonta, in men che non si dica e senza ritegno, il mito della donna angelicata: Dico che mai fu vista donna di tal timbro/giovane e liscia come cul di bimbo

Si infrangono tabu come quello della morte, andando addirittura a origliare i discorsi che si fanno in una camera ardente (introdotti dall’ascolto di Gaber – la morte del signor G),

Non sembra nemmeno morto, pare che dorma!

Si` si`, se non fosse per il pallore, è piu` bello adesso che da vivo, è morto sereno

Sono stati sollecitati e utilizzati diversi e originalissimi dispositivi, come l’indicazione di scrivere seguendo la traccia di una ricetta: Prendere i buoni amici e condirli con qualche spicciolo per divertirsi un po’ insieme.

Dopodiché, a parte, ritagliarsi qualche ora per ascoltare se stessi e coccolarsi.(…)

Condire il tutto con l’autostima necessaria e mantecare con ottimismo a piacere.

o di un manuale di istruzioni per elettrodomestici: Avvicinare le labbra alle labbra della parte interessata evitando di emettere al contempo effluvi di tipo gastrico o intestinale. (…)Far combaciare le lingue evitando movimenti centrifughi o centripeti soprattutto se non corrispondenti alla propaggine altra.

… Con questo approccio alla scrittura gli episodi autobiografici dell’infanzia possono essere enfatizzati: …vedemmo decine di rospetti appena nati, nascosti, timorosi. Avevamo in dosso due grembiulini con grandi tasche e cominciammo a metterli lì, riempiendole. Tornammo a casa felici della nostra preda.

…anche utilizzando il dialetto che ha il potere di aggiungere maggior immediatezza al racconto: (…)La nonna non ne poteva più`, e quando lui le ha detto “ Signora mi permetta almeno questa volta di offrirle qualcosa”, ho sentito che la nonna che rispondeva” Va be`, se propri el vor, el me ofra un cadin de Moplen !”

Non dimenticheremo facilmente gli straordinari personaggi che hanno popolato questi racconti,

La zia lesbica, che si vestiva o con una gonna cucita con la spillatrice o con i jeans, assoluta novità ma non certo per le donne, che portava i capelli corti come un uomo, che girava con una lambretta e che ti mandava a fare in culo facilmente

(…)Antony è vissuto per anni sopra la lavatrice, accanto al mio posto a tavola. Non ci servivano le parole, comunicavamo con gli sguardi. Con le bocche mute ma in perenne movimento e quando c’era la centrifuga lo guardavo ballare il twist.

(…)Nessun pianto, né capriccio, compunta, a statuina, stava a schiena dritta, si girava con le mani i fagioli
nella tasca pensando che le era toccato in sorte come nonna uno dei personaggi più importanti delle
favole : la strega.

Tutti i partecipanti hanno avuto la percezione di tornare a casa con la possibilità di poter utilizzare uno sguardo diverso, anche nella realtà quotidiana, per renderla stra-ordinaria.









COSA MI PORTO A CASA

…Mi porto a casa la gioia di veder le cose da altri punti di vista, con la “ sostenibile” leggerezza dell’essere, l’ironia e l’umorismo come condimenti della vita di tutti i giorni, il riso come piatto da gustare sempre più spesso.

…Mi porto a casa un po’ di autostima perché non avrei mai creduto di riuscire a scrivere in modo ironico, di solito tendo al melodrammatico…!

…ho avuto conferma dell’importanza dell’umorismo sia come approccio alla vita spicciola che ai massimi sistemi. Offre quel distacco che serve per avere una più reale visione delle cose. Lo ritengo una dote da coltivare e offrire a chiunque ne faccia richiesta.

…Il seminario per me è stato piacevole grazie anche alla conduzione di Gianluca, attenta alla valorizzazione di noi tutti. Tra le mie aspettative c’era anche un approfondimento per lo stile umoristico sottile tipo Woody Allen, o che posso trovare negli scritti di Amelie Nothomb. Ma mi rendo conto, come Gianluca ha evidenziato, che questi aspetti da soli richiederebbero più tempo. Peccato.

…Mi porto a casa un po’ di leggerezza e l’aver scoperto che riesco a scrivere qualcosa di buffo o di ironico anche su temi tristi. (…) Mi ha sorpreso il mio riuscire a ironizzare su argomenti anche pesanti della mia vita e mi sono sentita alleggerita. Alla fine ero più lieve. L’ho trovato terapeutico.

….Mi porto a casa le risate che se le fai fanno buon sangue ma non è chiaro cosa succeda al sistema circolatorio quando non succede. La ritrovata voglia di scrivere (…)Il confermato bisogno di giocare e poi abbracci, strette e parole in una sera d’autunno innaffiata di Ribolla gialla. Giallo come il mio colore preferito.

…Le risate, le molte immagini, le belle storie e tante idee da cui partire per scrivere altre storie.

Forse un Kg in più ( vedi le cene ed i pranzi) ma anche un maggior tono muscolare (vedi le salite fino a qui)

…Tante risate piene. Tanta ammirazione. La consapevolezza che , sotto stimolo, la fantasia si può attivare, non è un meccanismo che si aziona da solo. L’incontro con belle persone. La frase “ far sorridere le persone è una funzione umanitaria”

…Lo sforzo che mi costa scrivere con leggerezza invece di lagnarmi. Però posso farcela. (…)Qualche trucco tecnico che mi potrà sempre servire nello scrivere. La comicità delle donne mi ha sempre annoiata ( a parte rari casi tipo A. Marchesini, La Finocchiaro). Durante questo seminario ho scoperto l’ironia e la comicità femminile. Dobbiamo ancora liberarci da qualche tabù, ma siamo sulla strada. FORZA!

…Il seminario ha rispettato a pieno il suo titolo “prendersi cura di se con un sorriso”. (…) Il risultato è stato spesso esilarante. Io stessa mi sono ritrovata a ridere di ciò che stavo scrivendo. Alla fine del corso mi sono resa conto di aver acquisito una maggior fiducia e desiderio di osare nella mia scrittura. Di aver affinato una certa dinamicità nelle trasformazioni dei contenuti. Sento una crescente curiosità nella sperimentazione delle diverse chiavi di scrittura e di un affinamento e impastamento di ciò che sento a me più congeniale.

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