- Report Seminari e Corsi -

a cura di Marisa Moreschini e Patrizia Petrosino
report di Luisa Fressoia

Il seminario condotto da Marisa Moreschini ha accolto come in un abbraccio tutti i numerosi partecipanti (22) con la stupefacente vitalità che lei, novantenne, è capace di sprigionare raccontando la propria esperienza umana e professionale e allo stesso tempo attraverso l’Ascolto, dono che facciamo agli altri e che ogni volta suscita in ciascuno echi significativi importanti. Medico a Milano per trenta anni, lascia casa e professione per dedicarsi alla comunità La Campana, da lei fondata nella campagna marchigiana, dove, divenuta psicoterapeuta, si dedica alla cura di persone con disagio soprattutto psichico: una virata impressa alla propria vita – lei stessa dice – con la potenzialità di un fulmine.
L’approccio legato al genosociogramma proposto, lavora sulla ricerca dei fatti e sull’intuizione, una facoltà preziosissima, che operando insieme alla dimensione dell’impegno e all’azione dell’inconscio, può essere capace di prodigi incredibili. Durante il seminario sono declinati step utili e importanti per realizzare quel lavoro di scavo che è scrivere la propria autobiografia.
La prima proposta riguarda il tema forte della nascita, in particolare l’evento del proprio concepimento, su cui solitamente si sa pochissimo. La consegna è quella di ricercare indizi, immagini di quando eravamo piccoli, testimonianze, rivelazioni da cui si possono ricevere stimoli che ci chiamano a saperne ancora di più.
Uno step successivo è l’invito a soffermarsi sulle date, sui nomi e sugli eventi della propria famiglia. Scriverli, elencarli, fare i conti e… questi dati guardarli razionalmente con l’attenzione di individuarne le ripetitività.
Terzo step lavorare intorno all’albero socio-genealogico, uno strumento d’indagine importante perché non si rivolge a singole persone ma avvalora un insieme; è bene rappresentare il ramo materno e quello paterno: le nozioni combinate che possono produrre, con l’intuizione, altre connessioni e rivelazioni intorno a matrimoni, coppie, figli, con le ripetizioni di nomi e date.
Nella ricerca individuiamo qualcosa che nella nostra storia ci ha costretto a sopportare pesi e intralci, ma a cui possiamo rispondere con un processo di trasformazione, di riconciliazione, di perdono, che ha in sé stesso una dimensione di progettualità a spazi nuovi di libertà (e che attiva il processo di riparazione).
Gli scritti dei corsisti hanno infatti descritto atmosfere, spesso pesanti, da cui però ci si può liberare. Dobbiamo trovare modi per andare oltre. Qualcos’altro di buono è stato depositato nel nostro genoma e a questo abbiamo il compito di dire grazie. Da dove arriva il dono? Dalla nostra intelligenza (musica, poesia, studio…), che ci permette uno “sguardo diverso”. L’importante è che la nostra mente sia sorretta da intenzioni benefiche.
Come fare a giungere ad avere uno sguardo diverso? E ad accorgersi dei doni ricevuti?
È importante interrogarsi sul rapporto che abbiamo con noi stessi. Quando non sappiamo chi siamo, cosa vogliamo, viene a mancare il rapporto con noi stessi. Quando ci riconosciamo e stabiliamo un rapporto più attento e buono con noi stessi, quando ci vogliamo più bene, allora conosciamo l’amore di sé. Anne Ancelin Schutzenberger in Il piacere di vivere (Di Renzo Editore, 2010), afferma che questo tipo di amore è indispensabile per essere contenti e far contenti. È anche garanzia di buona salute. Ma l’amore di sé è una conquista che richiede di procedere passo passo. Magari di guardarsi allo specchio e farsi una carezza. C’è bisogno di dolcezza. Se saremo dolci con noi stessi, saremo in grado di essere dolci con la vecchia madre o il vecchio padre o la vecchia nonna. Senza amore è difficile vivere ma anche morire… Allora i nostri comportamenti danno la misura, se la vita è stata vissuta in obbedienza. Siamo stati capaci di obbedire alla vita? Questa l’ultima consegna su cui lavorare lasciataci da Marisa.
Insomma, la conquista dell’amore avviene a partire dall’amore di sé: allora la riparazione si compie, anzi l’amore di sé è il segreto per vivere una buona riparazione, per sciogliere i nodi ingarbugliati che ostacolano la nostra esistenza, che impediscono la nostra libertà e felicità. La riparazione è indispensabile per interrompere la catena del dolore, cancellare un debito, invertire un giudizio, valutare diversamente un evento, giungere a soluzioni benefiche. Pur avendo ereditato traumi e impronte di morte, la riparazione ci consente di poter convivere serenamente con gli altri, di vivere una vita bella, ricca, per vivere ogni evento in modo tale da diventare più capaci. È un processo necessario, ma la trasformazione che avviene è una magia. Questa è la scientificità di Marisa che, raccontando la vita, parte dai fatti e riesce ad andare oltre.

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