- Report Seminari e Corsi -

Di Carmen Ferrari

Quattordici ‘iniziati’ hanno ripreso in mano se stessi, dopo l’esperienza di Graphein, per avventurarsi in una ricerca di sè che si trasforma lentamente nel prendere possesso di ciò che circonda noi e la nostra esistenza. Sollecitati da letture di romanzi, saggi, racconti, poesie, dalla letteratura di vari periodi, da filmati, e da numerosi esercizi di scrittura, senza perdere di vista la molteplicità delle nostre identità che ne incontra altre.
Un gruppo determinato, coraggioso, che ha paura, prova fatica, si stanca, oppone una sua resistenza al nuovo, si concede curiosità e anche piacere quando, provando, assapora una nuova possibilità di pensiero-scrittura. Tutti sono consapevoli che hanno scelto Mimesis non per diventare affermati scrittori (forse lo diventeranno) ma come succede sempre, dentro alla prospettiva della Libera, per coltivare se stessi e cercare di diventare ciò che si è, in un processo autoformativo continuo. Un romanzo, quello che può uscire dalla penna dei corsisti, che getta uno sguardo sull’altro, sul mondo, diventando, attraverso l’arte della scrittura, con le sue regole, un racconto del ‘mondo’.
Attraverso Mimesis, che sollecita l’immaginario e autorizza a molte rappresentazioni di sé, guardavano non solo dentro di loro, con i personali modi di osservarsi, ma iniziavano un viaggio autoformativo che esce dai confini autobiografici per impossessarsi dello sguardo altrui e raccontare.
Li osservavo (come tutor) dietro i tavoli, già nei giorni del primo incontro; i loro sguardi tradivano la soddisfazione di esserci, di provare con impegno anche nelle prove più complesse proposte dai due docenti, anche loro ‘iniziati’ al nuovo percorso Mimesis.
Stupore e scoperta per tutti mentre li osservavo calarsi sulla tastiera del P.C. o su fogli sparsi, per ricomporre le prove di scrittura tra sintassi e ritmo, tra tipi di focalizzazione, tra incipit del racconto, tra qualità linguistiche e stilistiche, nella costruzione del personaggio o tra la funzione del tempo, dello spazio: tecniche che aiutano ad uscire dallo sguardo centrato solo su sé.
Insomma un buon impegno! serio e profondo ma anche giocoso per stanare se stessi dagli spazi nascosti dell’anima e dall’abitudine ai propri stili di scrittura per provare l’opposto, o il trasgressivo, l’humor, l’horror.
I demoni escono e provano a giocare.
Un gioco di costruzione, a volte faticoso per le energie creative, le fantasie e l’inventiva: un gioco pari a quello del bambino che pur, inconsapevolmente, apprende dal gioco stesso, così accade con queste scritture.
Il far finta, il mettersi nei panni di più personaggi con ritmo, stile di scrittura, è anche cercare, guidati dai docenti e dal rinforzo del gruppo, quella maestria che lavorerà con il tempo nel nostro consapevole artigianato. Il gruppo è stato di grande aiuto, dando rimandi circolari che ponevano dubbi, ulteriori ricerche, intuizioni, sollecitazioni, sblocchi.
Si è così aperto un coro di voci dove Mimesis ha permesso l’esplosione di nuovi modi di osservare, inizialmente vedendosi come stranieri a se stessi, poi la mano che scriveva prendeva il sopravvento perché era già iniziato quel processo di libertà da un IO angusto che non avrebbe avuto possibilità di ulteriori visioni:

  • “Ho lavorato ad un personaggio per volta e la penna scorreva.”
  • “la storia era trascinata dalla corrente. ”
  • “le storie ti minacciano e tu devi rispondere; cosa sarà di te? uscirai dal libro o ci starai sempre dentro? “

Mimesis quindi come possibilità di una scrittura che, pur regolata e arricchita dalla tecnica, si pone sue due piani, quello letterario e quello esistenziale, cercando nella feconda inquietudine la ghianda (J.Hillmann). Trovare la propria ghianda è trovare la propria espressione, ciò per cui uno è nato.
Una scrittura, incontrata in questo percorso, che sollecita costantemente a vedere noi stessi come se fossimo altro da noi, per accogliere l’invisibile, l’anormale, la diversità, in un continuo e pur piacevole apprendistato.
“…gli scritti non possono essere di pietra, ma canoe di carta che portano all’altra riva un carico sempre in divenire. …ciò che cerco sta sull’altra sponda del fiume. Per questo mi occupo di canoe.”. sono parole di Eugenio Barba, regista e antropologo teatrale. Ed in questo percorso si costruisce la canoa per raggiungere l’altra sponda con i due docenti abili e attenti aiutanti traghettatori per attraversare il fiume.
“Mimesis ha dato leggerezza alla mia scrittura con la mia canoa traballante…”

Carmen Ferrari

COME ASSOCIARSI

Diventa socio della Libera Università dell’Autobiografia
di Anghiari!

Una comunità di scrittori e scrittrici di sé e per gli altri.

Sostieni la LUA e scopri tutti i vantaggi di essere socio:

CONTATTI LUA
  • Piazza del Popolo, 5
    52031 Anghiari (AR)
  • (+39) 0575 788847
  • (+39) 0575 788847
  • segreteria@lua.it