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Laboratorio introduttivo all’Ecologia narrativa


A cura di Duccio Demetrio e Ludovica Danieli
Con la partecipazione di: Gianni Marucelli, Raffaele Milani, Arrigo Anzani, Gilberto Bettinelli, Giorgio Macario, Rossano Ghignoni, Giancarlo Cammerini, Graziella Picchi, Elena Pugliese, Maria Grazia Mammuccini, Anna Noferi, Franco Talozzi, Gianfranco Giorni, Speranza Maggini, Leonardo Lotti, Brent –
Coordinatore culturale Renato Li Vigni
Tutor Carmen Ferrari


13-16 giugno 2013

Apertura del seminario
Silenzio di attesa…. mentre Duccio Demetrio dà il benvenuto ai presenti introducendo il saluto con questo nuovo percorso di ecologia narrativa. C’è attenzione fra i presenti colta dai silenzi, dagli sguardi, a questa nuova sfida, così come Duccio la definisce.
L’augurio è anche l’incontro con le proprie memorie infantili in quel rapporto antico e genetico con la terra: rapporto che tendiamo oggi a dimenticare. Natura che noi proponiamo vissuta con il filtro della narrazione tra la nostra interiorità e gli stimoli che la stessa natura ci presenta.
Segue l’intervento di M.Grazia Mammuccini – vicepresidente di Navdanya International, e di Gianni Marucelli che apre con la frase di Rahbi, “ Non si può fare buona ecologia espellendo la dimensione spirituale; il senso del sacro, dal progetto di aiutare la terra a salvarsi e a salvarci. Ecologia deve essere anche una poesia vivente e incarnata. Forse, i verdi, avrebbero più successo se mettessero un po’ più di poesia e di filosofia nei loro programmi”.
Dopo che i partecipanti si sono divisi in due gruppi rispettivamente condotti da Duccio Demetrio e Ludovica Danieli nel gruppo condotto da Demetrio il docente invita i presenti a presentarsi con un breve scritto sul perché della scelta del seminario.

Il filo conduttore del laboratorio sta nella relazione con la natura – i primi ricordi p.e. sono ricondotti alla nostra soggettività e ci invitano a identificare le radici inequivocabili che appartengono a ciascuno – (Cartesio scrive il discorso sul metodo concentrandosi nella prima parte, sulla sua autobiografia intellettuale, indicandoci come ha fatto a pensare, distanziandosi dal corpo, dalla natura – un filosofo che impara a fare il filosofo – la filosofia cartesiana è un’autobiografia costruita a tavolino rimuovendo le ragioni vitali del nostro esistere che invece troviamo p.e. nel rapporto tattile, fisico, con il nostro corpo).

Attenzione, curiosità, paura, si leggono negli occhi dei presenti).
Il gruppo inizia a scrivere: la magia è iniziata.
dopo la lettura di un brano di Umberto Piersanti da ‘I luoghi persi’ l’invito è a trovare 10 parole da trovare e ritrovare nel proprio scritto da trasformare in composizione poetica da condividere poi con il gruppo.
{hsjp image|formazione/2013/130614-PasseggiataNotturna.jpg|Legenda}Alla sera alle 21.00 viene effettuata una camminata notturna nei dintorni di Anghiari
Cammino silente / nella notte incipiente / fra galassie di lucciole / che illuminano i narranti.
La mattina dopo il grupppo è sollecitato a riprendere la scrittura iniziata la sera precedente durante la camminata notturna nei dintorni di Anghiari.
Si leggono alcuni scritti, si entra nella Poetica della terra, così dice Duccio: si entra in lei attraverso gli scritti, quando qualcosa si avverte di eccedenza, una sensibilità traspare in una tensione protesa nei ricordi, nella consapevolezza che c’è un’ ulteriorità, un carattere trascendente, come uno stato d’animo che più ci si sente nella finitezza del limite e più non ci si accontenta di questo – scaturiscono dei movimenti che da un paesaggio notturno, da una camminata, sgorgano commozioni che si disvelano in una ricerca di senso.
Seguono altre esercitazioni scritte.
Anche nel gruppo guidato da Ludovica Danieli composto da partecipanti che hanno già avuto approccio alla metodologia della Libera emerge il proprio rapporto con la terra e le connessioni con la pratica autobiografica. Anche con loro si parte dalla condivisione delle scritture notturne effettuate la sera precedente e Ludovica fa notare il capovolgimento della visione rispetto al giorno precedente. L’uomo al centro (la terra nei racconti) lascia spazio alla terra al centro (la terra racconta e ha raccontato).
Quindi i due gruppi si riuniscono e condividono le sensazioni di scrittura in cui si è spostato lo sguardo e ragionato rispetto al cammino creato, percorrendo l’esercitazione con i simboli.
Si legge un brano della Zambrano, si evocano rogge, fontanili, sorgive e si richiama Claudio Magris in Microcosmi a proposito della laguna Anna Noferi riferisce sulla possibilità di creare nuove coppie di simboli che attengono alla storia personale di ciascuno

Nel pomeriggio Elena Pugliese, afferma che il primo passo dovrebbe essere il cambiamento di pensiero: in città esiste un contrasto tra natura e cultura e per attivare un miglioramento è possibile p.e. coltivare su un balcone un piccolo spazio verde; uno spazio tutto per noi. Dal pensiero all’azione. Quindi propone immagini con alcuni esempi come il Parco industriale a Torino – Orti urbani alla periferia di Torino – Il carcere di Bollate.
Proietta esempi di orti a cassetta con cui fare diversi tipi di colture, vengono presentati nelle immagini esempi di orti all’interno di cortili o su terrazzi e balconi. Orto come spazio per sé che sollecita anche un possibile spazio di scrittura.

Segue Raffaele Milani sul tema “Cosa ci racconta un paesaggio”. Se si vede il paesaggio (urbano o rurale) dice Milani, si osserva che lo stesso è fatto di cose che appaiono con un certo ordine o disordine che è dato da noi. Bisognerebbe lasciare che le cose raccontino se stesse imparando ad attendere: ci vuole il tempo dell’attesa. Milani sollecita ad ascoltare la natura che ci interroga come sapere attendere di vedere. Siamo un ‘nulla vivente’ perché siamo dentro al cosmo che si apre e di cui siamo protagonisti e ci riconosciamo all’interno della sua trasformazione.

Alle 20 si visita il Museo delle erbe di Aboca a Sansepolcro.

Il sabato mattina Duccio presenta Arrigo Anzani con la lettura di un brano relativo alla religiosità della terra. Anzani si presenta dicendo che si è occupato negli ultimi anni di agricoltura biologica: “questo mi ha insegnato che non servono molte parole e dobbiamo ascoltare anche altri linguaggi eco. Vedremo insieme alcuni simboli, 2 attrezzi, dipinto, suono”

Sollecita ad una esercitazione su come uscire e ‘visitare’ intorno a sé il mondo. ricorda il termine ebraico (Adam – il primo uomo) l’àleph (prima lettera dell’alfabeto ebraico e fenicio e poi latino, la nostra A ) “quello sei tu!” afferma Anzani.
Nel gruppo silenzio e concentrazione …
Di cosa si parla quando si parla di sacro? È per pochi eletti? Anzani legge una frase di Teilhard de Chardin “ogni angolo del mondo è un altare possibile”.
Anzani chiude il suo intervento indicando come sacro e profano stanno insieme: ci sono i tempi e luoghi per essere con la natura che insegna la sintesi inedita di vita e preziosità.

Graziella Picchi
“Gli insetti nostri amici” come proteggerli. Graziella ricorda la sua battaglia insieme a Massimo Angelini per dare dignità, scientificità, ai loro saperi e cita una frase dello stesso Angelini riguardo al significato di agricoltura opposto ad agriusura.

Nel pomeriggio i tre gruppi sono riuniti in P.zza del Popolo e Anna Noferi, tra sole e ombra, presenta alcune erbe che si incontreranno durante i tre percorsi con i conduttori dei gruppi.
Anna ha preparato l’autopresentazione delle piante con le voci di Carmen-calendula = Gianni-timo = Renato-iperico = Anna- piantaggine = Ludovica- achillea =
Appoggiati a terra, in due contenitori, attendono quaderni della Lua con una brochure ideata da Anna Noferi sulle erbe insieme alla mappa dei percorsi.
{hsjp gallery|formazione/2013/130615-Noferi|captions.txt}
Si parte ! i tre gruppi s’incamminano nel pomeriggio assolato.

La sera tutti a Ca’ faggio riuniti nella cena vegetariana con canti dei partecipanti a sorpresa.

È l’ultimo giorno è la volta di Giancarlo Cammerini: “le due facce della narrazione ecologica: natura selvaggia/mondo contadino”.
La narrazione è imperniata sulla sua esperienza. La narrazione del mondo fino ad ora è stata inefficace e non ha prodotto messaggi ecologici.
L’ambientalismo nato nel mondo cittadino è stato uno dei germi che ha costituito il fallimento del movimento ambientalista.
Mondo contadino e natura selvaggia sono temi complementari e hanno costituito un’evoluzione del movimento ambientalista.
La non conoscenza degli elementi della natura non favorisce il rapporto dell’uomo con la stessa. Giancarlo parla della sua passione e impegno nella battaglia italiana sulla caccia e i pesticidi.

La conclusione è affidata a Ludovica Danieli che nel suo intervento, sollecita a recuperare le molteplicità vissute in questi giorni e ‘l’albero’ è un simbolo che indica: albero che, unito alla scrittura, aiuta la rivisitazione dei temi trattati e depositati in noi.
Propone a tutti un’esercitazione scritta dal titolo: “che albero sono?”-
Dopo le letture di questo esercizio, invita a riflettere su alcuni spunti ricavati dalle letture che offre: poesie di Nazim Hikmet – Jacques Brosse “Mitologia degli alberi”
Prima di salutarci e dopo il saluto ‘in viva voce’ da Milano, di Duccio Demetrio a tutti i partecipanti al seminario, Ludovica invita a scrivere alcune righe da lasciare alla Libera riferite al seminario: “ Noi della LUA vorremmo proseguire, che ne dici?” –

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