Anghiari – 24-30 luglio 2017

Narrazione, Scrittura, Autobiografia in Medicina

Responsabile Scientifico: Dott.ssa Micaela Castiglioni
Tutor: Dott.ssa Carola Girotti

 

La Summer School si prefigge di avvicinare i professionisti della cura che operano nei contesti medico-sanitari al paradigma narrativo e autobiografico, con la finalità di approfondire il possibile nesso tra narratività e medicina e le ricadute che la narrazione e l’approccio delle storie di vita possono avere sulla relazione sviluppata tra il medico, l’infermiere, ecc., il paziente e i suoi famigliari.
La più ampia cornice nella quale si collocano i contributi dei vari docenti è quella delle Medical Humanities e della Medicina Narrativa.
Una particolare attenzione sarà rivolta alle metodologie narrative in medicina e all’utilizzo della pratica di scrittura con gli operatori e con i pazienti.
Ai momenti teorici si alterneranno momenti laboratoriali di implicazione diretta dei partecipanti.

La scuola è rivolta a medici, infermieri, psicologi, educatori che operino nei contesti medico-sanitari o nell’assistenza domiciliare, e agli studenti del Corso di Laurea in Medicina.

 

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Lunedì 24 luglio
a cura di Micaela Castiglioni
Si esploreranno’ il paradigma narrativo e il concetto di narrazione individuandone le implicazioni per la nozione di cura medico-sanitaria e per la dimensione della relazione di cura. Ci si soffermerà sull’utilizzo della pratica della scrittura in situazioni di fragilità come l’esperienza di malattia. Infine, ci si focalizzera” sui “guadagni” di una formazione narrativo-autobiografica-autoriflessive con i professionisti della cura. Ai momenti di lezione frontale si alterneranno momenti laboratori ali in cui i partecipanti potranno sperimentare su di sé alcune proposte narrative e di scrittura trasferibili nei contesti di cura.
Durante il corso verrà fornita una bibliografia ragionata.

Martedì 25 luglio
a cura di Guenda Bernegger
Storie che fanno bene, storie che fanno male
Prendere sul serio la narrazione vuol dire riconoscere che il racconto dei “fatti” concorre a dare un senso all’esistenza, più che mai in condizione di difficoltà e di malattia: il racconto intensifica la sofferenza insita in una situazione o, viceversa, ne attenua l’impatto. Ciò vuol dire allora attribuire a chi si prende cura dell’altro anche una “responsabilità narrativa”, che deve e può essere coltivata.
Il seminario si offre come un’occasione per attivare, attraverso il confronto con diversi supporti narrativi e figurativi, la consapevolezza degli operatori della cura in merito al loro ruolo nella co-costruzione di storie che fanno bene o, rispettivamente, che fanno male. Un ruolo a cui è impossibile sottrarsi: se non tutti i pazienti chiedono di essere accompagnati nel racconto di sé, tutti sono infatti ricettori di narrazioni che di loro fanno i curanti, in forme diverse, in modo consapevole e esplicito o meno: racconti distratti o racconti generosi, capaci di ferire o di sanare.
L’incontro mira a rendere i partecipanti più consapevoli della loro responsabilità narrativa, cioè dell’impatto, mai neutro, del gesto di accogliere e dare seguito alle storie del paziente, e a esercitare la competenza narrativa, intesa come “capacità di assorbire, interpretare e rispondere alle storie” (Charon 2001). Al contempo, intende contribuire a rafforzare la riflessione su se stessi in quanto co-narratori della storia altrui e, in primis, autobiografi della propria.

Mercoledì 26 luglio
a cura di Silvana Quadrino
Il counselling sistemico narrativo nell’intervento di cura
Ci sono ormai molte interpretazioni differenti del concetto di “medicina narrativa” . 
In questo incontro approfondiremo il metodo e le tecniche del counselling sistemico narrativo, che consentono di utilizzare con competenza e consapevolezza la narrazione nelle diverse fasi dell’intervento di cura.
L’incontro con il paziente mette in relazione il professionista, con le sue esperienze, le sue conoscenze, i suoi pregiudizi e i suoi obiettivi professionali, con una persona che non è “solo” , e neppure prevalentemente, un malato: è una persona con una storia e un futuro, che sono inscritti nella storia, nel futuro e negli equilibri del suo sistema di appartenenza- la famiglia – e in quelli di altri sistemi di cui è elemento significativo.
Il professionista incontra il paziente in momenti in cui l’equilibrio personale e quello del sistema sono perturbati dall’evento malattia, e in cui sia il paziente che la famiglia stanno in qualche modo cercando, spinti dall’automatica risposta omeostatica di ogni sistema, di ritrovare equilibrio. 
Accade troppo spesso che la risposta dei professionisti, influenzata a sua volta dalle regole e dai meccanismi omologanti del sistema di appartenenza – il sistema sanitario-  non tenga conto del modo in cui paziente e famiglia stanno rispondendo alla malattia, delle loro esigenze specifiche, e anche delle risorse che potrebbero venire utilizzate o attivate per far fronte alla malattia.
Le competenze sistemico narrative offrono al professionista strumenti per esplorare  il sistema paziente-famiglia-malattia, di leggerne le trame narrative e di costruirne altre, che includano il senso dei percorsi di cura proposti e delle decisioni che verranno prese,   e in cui il paziente si senta, in ogni momento, protagonista riconosciuto della relazione di cura e non oggetto passivo di atti di cura.
A partire dalla narrazione di sé che i partecipanti saranno invitati a fare, da brani filmati e da storie di casi, affineremo la capacità di ascolto attivo e di esplorazione sistemica,  sperimenteremo il potere della curiosità in contrapposizione all’illusione di conoscere facilmente l’altro, la forza delle domande esplorative e narrative e le potenzialità del counselling narrativo nei momenti più impegnativi dell’intervento di cura.

Giovedì 27 luglio
a cura di Marina Trento – Pedagogista
Il volto della salute. Il volto della malattia.
La malattia è innanzitutto un’esperienza umana, qualunque sia la sua eziologia, e come per tutte le esperienze si estrinseca con significati legati al contesto e alla storia della persona. La malattia cronica si presenta dal punto di vista esistenziale come una rottura biografica, poichè impone modifiche nel quotidiano e nell’organizzazione concreta della vita, influenzando la qualità di vita e il benessere soggettivo. A questo punto, ancora prima di riflettere sulle possibili azioni educative, e utile riflettere sul concetto di malattia che ogni singola persona ha costruito ed esperito nel corso della propria esistenza. Un tale modo di considerare i fenomeni ci permette di superare i luoghi comuni e i pre-giudizi circa il concetto di salute e malattia. Questa riflessione ci porta a intendere lo “star male” non solo come malattia organica, che definiamo disease, ma anche come una serie di rappresentazioni, vissuti, ricadute psicosociali e aspettative che si sviluppano, nella persona, a partire dall’esperienza di malattia che chiamiamo illness. La percezione di malattia ci aiuta a sollevare lo sguardo rispetto alla sola identificazione con la mera patologia organica, verso uno sguardo sistemico e integrato alla persona in tutte le dimensioni della vita ricche di una trama di significati affettivi e cognitivi, entro i quali sono coinvolti e impegnati tutti gli attori che a vario titolo sono implicati nei processi di cura. Il professionista deve saper cogliere queste differenti sfumature e riconoscere che la sofferenza del paziente e più estesa del suo sintomo e lo stato di malattia più ampio di un dolore localizzato o di una disfunzione. La malattia e il trattamento della malattia, indipendentemente dalla sua forma acuta o cronica, sono da considerarsi esperienze educative in quanto possono modificare, tra l’altro, la percezione che il soggetto ha di se stesso, delle proprie possibilità e dei propri limiti, spingendolo a riflettere sul punto del percorso vitale raggiunto. Riconoscere l’autonomia significa non solo dare il diritto di parola, attraverso una serie di informazioni “tecniche” che permettono di partecipare alla scelta terapeutica, ma anche cercare di comprendere il significato che determinate scelte terapeutiche possono avere nellesistenza. Fare educazione è un processo complesso e articolato che apre, non solo a una sorta di democratizzazione della relazione di cura e condivisione di informazioni, ma soprattutto alla natura ermeneutica della cura ovvero alla condivisione dei significati. Si tratta di attivare itinerari e processi educativi pensati con le persone agendo contemporaneamente su vissuti e percepiti di malattia oltre che su parametri fisiologici. All’interno di un simile contesto di riferimento nasce il modello clinico educativo della Group Care riconosciuto un intervento di self-management education model che integra l’aspetto clinico e quello educativo con il fine di aiutare la persona che quotidianamente vive la malattia.

a cura di Anna Maria Emolumento
La narrazione di sé come strumento di rielaborazione nel lavoro psicologico
Nell’intervento verranno approfondite le possibili reazioni psicologiche ad un evento traumatico, con particolare riferimento all’esperienza di una malattia cronico-degenerativa nella persona malata, nei famigliari e negli operatori sanitari.
Si illustreranno le funzioni e gli obiettivi della narrazione all’interno di un percorso di sostegno psicologico a domicilio come strumento di rielaborazione dei cambiamenti fisici provocati dalla malattia, per riscoprire parti di sé vitali presenti anche con la malattia, per riconnettere il “prima della malattia” e “con la malattia.”
Nella seconda parte dell’intervento, a carattere maggiormente esperienziale, si approfondirà il tema della cura in un’ottica narrativa, attraverso narrazioni di persone che affrontano una malattia e di operatori sanitari.

Venerdì 28 luglio
a cura di Vincenzo Alastra
Storie in circolo: Narrazione, riflessione e digital storytelling per alimentare saperi e speranza
Il Laboratorio si articola in due momenti. Viene dapprima proposta l’esperienza e la pratica dei Laboratori Narrativo-Esperienziali-Autobiografici-Riflessivi, da anni portata avanti presso la ASL BI in favore di professionisti della cura diversi. Allo scopo brevissime trattazioni condotte in “frontale” saranno alternate da semplici esercitazioni finalizzate a mettere in evidenza la duplice necessità, per questi professionisti, di mettere in parola e quindi ri-vedere assunti e impliciti connessi al proprio agire professionale, ma anche mantenere viva la propria storia professionale. Nella seconda parte del laboratorio verranno presentati gli aspetti che caratterizzano la metodica del digital storytelling (DST), intesa come pratica educativo-narrativa che si conclude con la realizzazione di un breve racconto autobiografico (5-8 min.). Verrà fatto brevemente cenno al progetto di sperimentazione e ricerca in atto presso la ASL BI in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino. L’intento perseguito in questa seconda parte del laboratorio è quello di avvicinare i partecipanti alla comprensione della complessità insita in questa metodica e alle opportunità e potenzialità che ne discendono in ambito formativo e in contesti di cura di varia natura (sanitaria, educativa e sociale).

Sabato 29 luglio
a cura di Davide Garofalo
In una società come quella attuale, contraddistinta da una poetica del frammento, dove l’uomo si trova a vivere sempre più frequentemente all’interno di un universo in continua evoluzione e aggiornamento; occorre riflettere su quali potrebbero essere gli strumenti più efficaci per accompagnare il personale medico sanitario ad una ri-estetizzazione della cura. Una riflessione orientata nel trovare nuovi strumenti formativi in grado di aiutare il professionista della cura ad entrare maggiormente in con-tatto con il paziente.
Lo strumento sul quale focalizzeremo la nostra attenzione sarà il “Blob” narrativo: un insieme di tranche, spezzoni di film, che collegati tra loro parlano direttamente al discente, accompagnandolo in un “viaggio” alimentato da immagini capaci di far abbassare il controllo difensivo dell’io e preparare la mente alla “tempesta iconica rimbalzante” dello schermo. Immagini fluttuanti regalate dallo schermo, in grado di originare nelle menti degli osservatori una significazione personale e intima. Ciò è dovuto al fatto che ogni storia e trama trasmessa dalle tranches del blob, è un’opera aperta, il cui significato si realizza soltanto grazie all’interpretazione che ne dà il destinatario e a quello che l’osservatore vede di sé rispecchiato sullo schermo.

a cura di Carola Girotti
La medicina grafica nella formazione dei professionisti della cura e nell’educazione terapeutica dei pazienti
La prima parte dell’intervento esplora ed approfondisce il possibile utilizzo della narrazione grafica, espressa in forma di fumetto, nella formazione in servizio dei professionisti della cura, cercando di evidenziarne i possibili punti di contatto con le modalità formative in ambito medico-sanitario di tipo tradizionale. Le linee guida entro cui ci si muove sono quelle inerenti la Medicina Grafica, strettamente intrecciata alla Medicina Narrativa, dentro la più ampia cornice delle Medical Humanities.
L’utilizzo del fumetto nelle Medical Humanities si concretizza, a partire dal 2009, con Michael Green, docente alla Penn State College of Medicine, di Siattle, che ha introdotto al quarto anno del Corso di Laurea in Medicina, un’attività elettiva, dal titolo “Graphic Storytelling and Medical Narratives”, all’interno della quale ha promosso l’utilizzo dell’arte sequenziale come medium formativo ed educativo (Green, 2009).
Si parlerà pertanto di narrazione e autobiografia in medicina all’interno di una dimensione artistica, al fine di offrire un’esperienza formativa volta a promuovere la sensibilità, la creatività, l’autoconsapevolezza e l’accettazione di sé.
A partire da queste premesse epistemologiche e procedurali nella seconda fase del contributo si propone un’attività laboratoriale in cui sperimentare il fumetto come dispositivo narrativo-autoriflessivo. Si comunica fin d’ora che non  è necessario avere competenze nel disegno dal momento che l’obiettivo formativo è un altro.

Costo
 della Summer School € 600,00 escluse le spese di soggiorno + 25 (quota associativa annuale)

Per informazioni: Renato Li Vigni
segreteria@lua.it
tel. 0575 788847

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