RECENSORE: Carmine Lazzarini, .

Titolo: Albe di un nuovo sentire.. La condizione neocontemplativa.

Autore: Raffaele Milani

Editore: Il Mulino (Bologna)

Collana: Saggi

Anno edizione: 2020

Pagine: 220

ISBN: 8815287450

 Albe di un nuovo sentire.
La condizione neocontemplativa.

di Raffaele Milani

Il tema del testo di Raffaele Milani potrebbe essere indicato anche così: “alla ricerca di una possibile armonia”. Che è anche la sorgente originaria di tante scritture di sé, nate dal bisogno di catarsi e di un comprendere che sia nutrito di memorie: l’armonia è la linea guida dell’umano esistere, individuale e collettivo, non solo delle arti. Per questo, la lettura di “Albe di un nuovo sentire” può costituire un prezioso arricchimento, un itinerario verso inesplorati/antichissimi orizzonti, uno strumento per un’ulteriore articolazione della personale visione del mondo, che è la finalità profonda di ogni autobiografia. All’inizio il saggio contiene un invito ad osservare il mondo assumendo uno sguardo originario, un nuovo sentire, una commozione profonda, uno sguardo neo-contemplativo: “usciamo e proviamo a guardare il mondo senza i filtri delle nuove tecnologie o gli infingimenti delle avanguardie e degli ismi succedutisi nell’arco di più di un secolo”.
E’ certo che i modi di leggere un testo sono infiniti, come infinite le esperienze che i soggetti sviluppano partendo dalle pagine scritte. E tuttavia in questo particolare contesto della LUA di Anghiari conviene sottolinearne alcuni, come reazione, tra l’altro, a quell’inaridimento percettivo ed emotivo portati dalla mercificazione e dalla nuova virtualità, contro cui si schierava anche Remo Bodei: per lui si è dimenticato che l’esperienza del bello e delle arti ha il compito primario di spostare la “coscienza di ognuno verso il limite estremo, raramente toccato, del proprio orizzonte di senso” (Le forme del bello, il Mulino, 2017, p.188). E l’orizzonte di senso indicato da Raffaele Milani è quello dei due Rousseau: la contemplazione della natura come immersione quasi mistica nel paesaggio del “passeggiatore solitario”, e in copertina, l’arte come sogno originario del “doganiere”: “Il sogno vede l’armonia e l’armonia il sogno. Il principio che li contiene entrambi è l’arte della contemplazione, la capacità suprema di oltrepassare il visibile per raggiungere le immagini consce e inconsce della rappresentazione”.
Alla base del saggio sta la convinzione che il nuovo sentire non sia una peculiarità elitaria, ma una conquista plurima, diffusa, anche se ancora minoritaria: il “nuovo sentire, che è anche un ricordare assorto, si muove in un vivo rapporto, inedito fino ad ora, con la natura, con il paesaggio e il giardino, da parte di tanti cittadini che non vogliono essere esclusi da una “poiesis” della dimensione verde”. Il che fa fiorire esigenze inedite: “vediamo crescere la lezione e l’esperienza del silenzio e della lentezza nel fare dell’arte, cosa che implica la ripresa diretta e indiretta delle tecniche tradizionali”.
Alcuni vorrebbero dire addio all’estetica, ma è il contrario, l’estetica è alla fondazione del pensiero. Non si tratta “di fare a pezzi il Novecento”, ma piuttosto di “uscire dal gioco di tormenti e provocazioni che ha offerto spazio, per più di un secolo, al piacere del disgustoso e dell’offensivo, come di magiche, illusorie tentazioni tecnico-mediatiche”, facendo nostra una più attenta considerazione della natura del vedere e dell’immaginare, sulla scia di Panofsky, Warburg, Kohler, per giungere ad “un’efficace riconfigurazione estetica nella consapevolezza che l’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano altre cose”.
Fondamentale in tale prospettiva per Milani sta il concetto di rappresentazione, che contiene in sé l’idea di un rendere di nuovo presente, un richiamare dal passato, abbinando, nell’istante della percezione, rimembranze, emozioni, sentimenti, fantasie, mitologie personali e collettive, aperture al futuro: “Non vi è qui solamente un visione sensoriale, una pura percezione, perché vi appare tutto un movimento, un processo del formare. L’atteggiamento contemplativo è estetico in quanto atteggiamento soggettivo. L’arte e la conoscenza possono scaturire da qui”, nutrite sempre da una avvolgente commozione. Senza commozione non vi è compenetrazione, non il piacere della bellezza. Aver dimenticato ciò spiega in un certo senso lo smarrimento di tanti studiosi ed artisti del post-moderno e del virtuale informatico. Come ebbe a dire anche Franco Rella, in una intervista: “L’arte diventa gioco insensato. In molti artisti di questi ultimi tre decenni si nota l’orrore del senso e la perdita della storia. Siamo già oltre i fiori sulla tomba”. Però, rispetto a queste denunce, la posizione di Milani ha il vantaggio di prospettare una via d’uscita, di far intuire nuove possibili albe, dove si annulla la distanza tra soggetto e oggetto e ogni forma vivente è sentita/pensata in relazione con il tutto che la contiene. La sua non è la proposta di una nuova poetica, che si affianca alle tante/troppe che si sono succedute nel ‘900, ma di una visione filosofica ed etica globale, una Weltanschauung, all’interno della quale possono germogliare anche nuove visioni estetiche.
Nel saggio, l’autore si interroga sulla ciclicità dei disastri che colgono la storia umana: “Che il danno provenga da agenti esterni o dall’umanità stessa, un destino tragico ci accompagna da sempre e, ogni volta che ne veniamo travolti, riprendiamo il cammino della ricostruzione; ogni volta che la disgrazia ci afferra inesorabile, la mente collettiva, tra rovina e lutto, si mette di nuovo al lavoro, per disporre un’immagine di continuità secondo un piano, un disegno, un progetto”. La fase attuale è certo uno dei passaggi tragici, con il rischio di perdere l’umanità dell’umano, a cui si vuole reagire con un piano dove la creatività, la poiesi, si alimenta con la phantasia, col sogno, il futuro con la memoria dell’antico. “Nella storia dell’arte ci sono sempre eterni ritorni: l’antichità è insegnamento, modello e fondamento per il futuro. Non solo, l’antichità è un progetto per il futuro o, ancora di più, l’antichità può essere sentita essa stessa come futuro… la forza della memoria sorregge la bontà delle innovazioni, autentica le novità, a volte persino le provocazioni. L’arte, in sostanza, è inseminata d’antico, anche in un libero gioco di forme fantastiche, come nelle migliori realizzazioni materiali. Tutto è revisione di visioni…”. E richiamando il bellissimo profilo di Nefertiti e la meraviglie dei dipinti del palazzo di Cnosso (1500 a.c.) – erano antico per classici – possiamo incamminarci su un sentiero che vede l’antico senso del bello come futuro per ognuno di noi.
Concludiamo questa presentazione con una sorta di inno all’armonia, che ne sintetizza il senso: “L’armonia riassume i significati della contemplazione attiva e passiva, e li dispone in modo pregnante lungo un filo che unisce arte, natura e cultura: mette al centro del suo vortice di sensibilità e di forme la bellezza delle arti e della vita estetica, tende a comporre difformità e contrasti, cura le ferite del guardare e del fare, rende comune a tutti ciò che è straordinario, risolve in musica il disordine dei suoni e delle attività, mira alla felicità delle relazioni e delle pratiche. E’ un ordine del comporre e del ricomporre che tesse via via tutta una filosofia di rappresentazioni per avvicinare ragione e sentimento… L’armonia è un’arte della contemplazione, un’illuminata tecnica in grado di ridisegnare esteticamente il destino umano con partecipi emozioni e conoscenze. Sogna l’antichità come futuro ripercorrendo modelli che si vorrebbero eterni, vola sulle ali del simbolo e disegna aure di grazia nella mappa delle categorie storico-stilistiche” (p.119).

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