RECENSORE: Giorgio Macario, .

Titolo: L'interiorità maschile. Le solitudini degli uomini

Autore: Duccio Demetrio

Editore: Raffaello (Milano)

Collana: Cortina

Anno edizione: 2010

Pagine: 284

ISBN: 978-8860303530

Argomenti: società e scienze sociali, educazione, psicologia, filosofia, genere maschile

Recensione di Giorgio Macario

“Osservo le persone affluire in biblioteca.(…) Le donne presenti sono una trentina, di età diverse. Gli uomini due o tre.”
“Introduco un laboratorio di narrazione autobiografica. Cambia l’occasione, la scena si ripete. Diciotto signore e un maschio.”
“Il libro è ormai finito. Mi trovo in una libreria a presentarlo.(…) . Forse venti i presenti . Occhi curiosi, ancora in maggioranza femminili.”
L’esplorazione dell’ultimo territorio di confine scovato da Duccio Demetrio viene effettuata “con sguardo preoccupato”. Verrebbe da chiedersi: per le troppe donne presenti o per i pochissimi uomini che lo sguardo riesce ad intercettare? Si rivolge agli uomini per parlare in realtà alle donne ed alla loro inestinguibile capacità di cura o si avventura nel territorio minato dell’interiorità maschile, con lo spirito di un precursore, per aprire una nuova frontiera e vedere quanti scellerati lo seguono?
Sia come sia, il primo eccolo qua.
Preso da un afflato autobiografico richiamo alla mente alcune delle solitudini elettive del mio affacciarmi alla vita autonoma. Le sensibilità accentuate, le tendenze riflessive, l’inquietudine strutturale. Ma non credo che basteranno poche reminiscenze di tale natura per sentirsi affrancati dal rischio di essere o essere stati “maschi irriducibili”, “ridicoli e patetici”, “per sempre”. Occorrerà invece cogliere appieno l’esortazione di Demetrio a dedicarci, raggiunta la nostra maturità, all’ideale di diventare uomini finalmente.
Demetrio traccia un cammino che aiuta a cogliere il confine dinamico che esiste nel mondo maschile fra l’essere maschi e l’aspirare ad essere uomini: i maschi del fare, gli uomini dell’agire; i maschi adoratori della propria vita dedita all’apparire e avidi di cose esteriori, gli uomini inquieti e sensibili alla vita interiore; i maschi degli onori e delle glorie conquistate in battaglia “a seminar devastazione” e gli uomini che più del consenso dello “stormo giudicato inconcludente” imparano “nella solitudine di ognuno a guardare in alto (…) per accedere all’invisibile”. Ed ancora, in una dimensione solo apparentemente dicotomica ma in realtà votata ad identificare le possibili dinamiche trasformative: il maschio rimuove, l’uomo accoglie e ricorda a testa alta le conseguenze di quanto accade; la distanza tra donne e maschi appare quasi incolmabile mentre quella tra donne e uomini si riduce; di fronte al lutto il maschio tenta di liberarsene con l’iperattività, l’uomo accetta questo stadio sospeso e incerto; e così via. Eppure, “uomini o maschi si sia, temiamo la solitudine perché soli con noi stessi non sappiamo stare. Ne abbiamo terrore.” Ma in entrambi i casi, ci dice Demetrio, “si sia maschi refrattari all’autocoscienza o uomini che ne hanno fatto il loro partorire migliore” –in contatto con un “eterno femminino” descritto dai poeti-, “siamo debitori e grati a voi donne che avete avuto il dono della duplice interiorità. Nella carne mortale (…) e nella sua parte mentale (…)”.
Si giunge così alla fine del volume temendo che questo avvio di riflessione possa rimanere uno sforzo solitario, uno squarcio sulle solitudini degli uomini –ma in fondo anche dei maschi- venato tutt’al più da una certa nostalgia.
Ma –ci conforta Demetrio- il maschio diventato uomo e la donna che è sempre stata donna (superando quasi d’un balzo alla nascita la sua natura di femmina) possono “andare a scuola” reciprocamente, gli uni dalle altre e viceversa, giungendo finalmente in un posto dove, seguendo l’auspicio del poeta Andreotti “…anche la solitudine potrà essere tregua.”

 

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