RECENSORE: Carmine Lazzarini, .

Titolo: Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto,

Autore: Laura Boella

Editore: Raffaele Cortina (Milano)

Anno edizione: 2018

Pagine: 212

ISBN: 9788860309716

di Laura Boella

L’esperienza empatica nella società del conflitto

In questo suo testo, approfondendo una ormai secolare tradizione fenomenologica, Laura Boella intende lasciarci un’immagine tutt’altro che pacificata e pacificante delle relazioni umane, relazioni intersoggettive sempre aperte, problematiche, dove l’alterità dell’altro si presenta in costante divenire e piena di rischi, aprendoci a nuove emozioni, nuove possibilità, ma anche a possibili pericolosi cammini. Edgar Morin si chiedeva, nel suo recente “Sull’estetica” (Cortina, 2019): «come fare perché resti durevole questa umanizzazione di cui momentaneamente ci siamo impregnati a teatro, al cinema, durante una lettura? Come consolidarla? Come far attecchire l’effetto di queste opere che ci rendono migliori per un attimo solamente?». Una possibile spiegazione di questa difficoltà si può trovare nello studio qui presentato. L’atto empatico, che si realizza attraverso il riconoscimento dell’altro in quanto soggetto di esperienza autonoma, centro di una visione della realtà diversa dalla nostra, viene vissuto sempre all’interno di scenari concreti, rapporti, contatti psicosomatici, disuguaglianze e asimmetrie di potere, non riproducibili in laboratorio, né riconducibili alla lettura di una pagina, ad un’immagine dei media o della rete.
L’empatia è assai più ambigua, fragile, rischiosa, contraddittoria di quanto anche studiosi seri sono disposti ad ammettere. Troppo facilmente filosofi, neuroscenziati, esperti dei social network hanno esaltato la possibilità di connettersi tra esseri umani, la comprensione reciproca. Non è affatto così: «L’altro è un centro di esperienza autonomo e differente rispetto al mio e come tale irrompe nella mia esperienza. L’empatia dunque è il contrario dell’identificazione o appropriazione dell’emozione o intenzione altrui. Essa consiste invece nell’ingresso nel mio orizzonte vitale, emotivo e cognitivo, di ciò che è vissuto dall’altro». Di fronte al quale posso reagire accogliendolo, respingendolo, o crescendo come soggetto morale, cioè assumendo su di noi la fatica di ristrutturare, complessificare, la nostra visione del mondo, in cui la presenza degli altri si pone con nuova pregnanza.
Pericolose, nei rapporti amicali, amorosi, anche di cura, affermazioni come “so quello che provi”, “la capisco perfettamente”. Per ognuno di noi è impossibile, sostiene la Boella, accedere all’esperienza vissuta dell’altro: la sua vita interiore è sempre distinta, distante, peculiare, opaca. Ci si può avvicinare solo indirettamente, nel tempo. «In questione è l’avvio di una dinamica generativa in cui il tempo ha un ruolo fondamentale e l’io e l’altro compaiono come vite che divergono e s’incontrano in un punto». Un punto partendo dal quale ogni io può arricchire il proprio mondo tramite questo rapporto empatico con l’altro, creando così nuove esperienze e nuovi significati. Non va mai dimenticato che nella vita reale non si incontrano “uomini”, “donne”, “bambini” “giovani”, “adulti”, “anziani”, “sani”, “malati”, “matti”, “stranieri”, “criminali”, ma si entra in contatto «con l’altro nella sua irriducibile singolarità e unicità, contatto che ci mette di fronte a ciò che va oltre il nostro sapere e la nostra capacità di comprensione, a forme di disagio e di sofferenza che non ci sono familiari». La costruzione del “noi”, di un mondo “nostro”, è sempre un complessa, aperta al rischio e richiede una empatia criticamente fondata, in quanto «l’unico modo per “conoscere” se stessi e gli altri è impegnarci nel mondo in quanto esseri che si muovono, agiscono e patiscono nel tempo, scoprendo così significati e profili della realtà che dipendono dall’esistenza degli altri».

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