RECENSORE: Loriana Sperindio, .

Titolo: I fili della vita. Una storia del mondo attraverso la cruna dell’ago

Autore: Clare Hunter

Editore: Bollati Boringhieri (Torino)

Anno edizione: 2020

Pagine: 380

ISBN: 978-88-339-3204-0

di Clare Hunter

I FILI DELLA VITA
Una storia del mondo attraverso la cruna dell’ago

Clare  Hunter definisce questa sua opera “un libro sul significato relazionale, politico ed emotivo del cucito.”
Definizione precisa, ma il suo libro è molto di più.
Seguendo, è il caso di dirlo, il filo del suo racconto scopriamo storie antiche e recenti, storie di donne sconosciute e di regine, di artisti e di alienati, di soldati e di schiavi, di vincitori e di vinti.
Tutte queste storie hanno in comune il lavoro paziente dell’ago.
Lavoro svolto da ignote ed ignorate ricamatrici,  come quelle  del celebre arazzo di di Bayeux del 1066, “capaci di catturare, semplicemente con ago e filo, lana e tela di lino, esperienze profondamente umane che ci commuovono ancora a novecento anni di distanza.”
Lavoro a volte  opera di regine, come la tragica Maria Stuart che nei suoi lunghi anni di reclusione usa “il ricamo come autobiografia” per poter avere “piena libertà di espressione.”
Lavoro d’ago guidato da mani  pazienti, creative, movimento che diventa conforto fisico e mentale per i degenti affetti da gravi malattie mentali presso l’ospedale Leverndale di Glasgow, dove l’autrice lavora ad un progetto tessile. Ed è attraverso questo intrecciarsi di narrazione, di esperienze lavorative , di viaggi e di ricerche che Clare Hunter ci narra anche di sé, delle sue passioni, delle sue battaglie, dei suoi drammi. Per questo motivo gli stendardi delle suffragette di fine ottocento, “strumenti emotivi di protesta”,  si collegano a quelli ricamati da lei,  con i minatori in lotta nella città di Mansfield per la festa del Primo Maggio nel1984.
E ancora, il ritrovare e conservare abiti o frammenti di tessuto come ricordo tattile per “evocare il legame con una persona, un luogo, un momento passato”, la collega agli schedari “del Foundling Hospital di Londra, un Istituto analogo all’Ospedale degli Innocenti della tradizione italiana”, dove le madri disperate lasciavano piccoli pezzi  di stoffa, “(…)ritagliati da uno scialle, da una gonna (…)nella speranza di un ricongiungimento.”
Altre donne che hanno affidato ad un tessuto  il proprio strazio sono le Madres de Plaza de Mayo , madri che indossano “un fazzoletto bianco annodato in testa, ricamato con il nome e la data di nascita dei propri figli.” Possiamo immaginare il dolore per ogni singolo punto. “Con i loro fazzoletti le madri (…) proclamavano la presenza di quei giovani, esseri umani appartenenti ad altri esseri umani.”
Il cucito può essere memoria, ma anche identità, passaggio di sapienza tra generazioni. E’ un’arte antica, “gli archeologi ne hanno trovato esempi(…) nei resti fossili(…)del 30.000 A.C.”, che ogni popolo ha sviluppato e tramandato con modalità proprie.
“In tutto il mondo, è l’abbigliamento a recare in sé, nell’espressione più chiara, i valori sociali e politici di una comunità.” Motivo per cui ogni potere imposto tenta di uniformare i costumi e cancellare le tradizioni, sia che siano i kilt scozzesi nel 1746 ad essere proibiti  o i costumi nazionali ucraini con la creazione dell’Unione Sovietica in tempi più recenti. Ma
ogni ribellione, anche la più silenziosa, trova il modo di esprimersi e lo dimostrano alcuni commoventi ricami che documentano la persecuzione degli ebrei, o le “rare trapunte realizzate da schiave afroamericane che costituiscono una testimonianza preziosa (…) di come esse preservassero, attraverso il cucito, l’originaria cultura visiva africana.”
Quest’arte che si dipana per tutta la Storia e in tutti i continenti incontra oggi uno scarso riconoscimento. La separazione tra arte e artigianato, l’associare l’ago esclusivamente alla femminilità, ha privato il cucito “della sua rilevanza culturale (…). Il suo passato fu rimosso, in un processo di svalutazione sempre più diretto e interpretato da un punto di vista maschile. Emblematica  in questo senso la storia dell’artista  Margaret Macdonald  che col marito Charles Mackintosh elabora  e condivide  progetti artistici, “ritenuta in vita una delle artiste di maggior talento della sua generazione diventa alla sua morte una nota a piè pagina della storia dell’arte”, celata dall’ombra del marito.
Questo libro, questa grande autobiografia tessile, che accomuna l’autrice non solo alle donne, ma soprattutto alle donne, è una richiesta di impegno per il riconoscimento della potente espressione artistica del loro lavoro, della ancora più potente capacità di preservare memoria e creare speranza.  Le suggestive immagini di Piazza Galimberti a Cuneo il 30 novembre 2019, con la  piazza interamente colorata da tremila  coperte fatte a mano,  unite in un unico grande tappeto contro la violenza sulle donne, ci rammentano che punto dopo punto il ricamo continua.

COME ASSOCIARSI

Diventa socio della Libera Università dell’Autobiografia
di Anghiari!

Una comunità di scrittori e scrittrici di sé e per gli altri.

Sostieni la LUA e scopri tutti i vantaggi di essere socio:

CONTATTI LUA
  • Piazza del Popolo, 5
    52031 Anghiari (AR)
  • (+39) 0575 788847
  • (+39) 0575 788847
  • segreteria@lua.it