RECENSORE: Carmine Lazzarini, .

Titolo: Il fiume della vita. Una storia interiore..

Autore: Eugenio Borgna

Editore: Feltrinelli (Milano)

Anno edizione: 2020

Pagine: 192

ISBN: 978-8807492716

Una storia interiore.

di Eugenio Borgna


La letteratura di ogni tempo ci offre molteplici immagini su come il fiume divenga metafora della vita, sfondo alle scelte, ai drammi, alle grandi e piccole epopee dei singoli. Il fiume quasi sollecita ad una rivisitazione autobiografica della propria vicenda esistenziale, sviluppata all’interno dei parametri della cultura di appartenenza, ma soprattutto di letture, autori e autrici, che ognuno sente “propri”. Di fronte al fiume ogni soggetto si trova quasi senza volerlo a riepilogare tra sé il senso del proprio esistere: memorie, affetti, relazioni, visioni di sé, della vita, del mondo.
Per parlare del testo autobiografico di Eugenio Borgna, ci piace richiamare Mario Luzi (Dopo la curva), che medita sulla metafora del fiume/vita, anche lui sorpreso dall’avvicinarsi della foce: “Dopo la curva, / finito / in dirittura / il trepidante giro / vede il fiume con sorpresa / farsi prossima la fine / del suo alveo, / del suo proseguimento, / venirgli incontro / l’aria della foce / eppure non si perde / la sua lena, respira e si ravviva / d’acque reflue / azzurre, già marine… Prendimi, mare aperto, annullami, / ma restituiscimi alle origini, / riportami alla roccia, alla sorgente…”.
Borgna non a caso sceglie questa metafora dell’esistenza, per compierne un riepilogo, per riconquistarne un rinnovato senso in un continuo interrogarsi, illustrando il proprio destino di psichiatra fenomenologico, aperto alle infinite emozioni che scorrono nelle profondità sue e degli uomini e soprattutto donne, di cui si è preso cura. Il grande insegnamento di Eugène Minkowski, fondatore della psichiatria delle emozioni, dove il senso del tempo agostiniano, diviene decisivo: “La psichiatria come intuizione eidetica: come immaginazione: come immersione nelle attese e nelle speranze ferite: come cura che è comprensione umana e accoglienza, umana  solidarietà e relazione, ascolto delle parole, degli sguardi e delle lacrime”. Un racconto/meditazione, indirizzato  “non alla storia esteriore, ma alla storia interiore della mia vita: alle inquietudini e alle insicurezze, alle ansie e alle delusioni, alle tristezze e alle nostalgie, alle attese e alle speranze, alle scelte e alle decisioni che ne hanno fatto parte”.
Citando Rilke, per il quale il destino è “stare di fronte”, Borgna scrive: “Nel destino siamo chiamati, in ogni istante della nostra vita, a rispondere, a quello che la vita ci chiede, facendo scelte responsabili”. E a lui la vita ha chiesto di essere psichiatra per sempre: dove questa forma di vicinanza e di cura della follia diviene “fonte di riflessione sulla condizione umana ferita dal male di vivere, e nondimeno aperta ai bagliori della speranza, che è goethiana stella cadente, alla quale sempre guardare nelle notti oscure dell’anima”.
La scrittura scorre tra i ricordi d’infanzia e dell’adolescenza negli scenari del Lago d’Orta, nella loro luminosa bellezza e umbratile varietà, gli affetti e drammi familiari, la riflessione sulle eredità dei maestri, le esperienze coraggiose, gentili e delicate nel Manicomio femminile e nell’Ospedale Maggiore di Novara, il fascino e le insidie della libera professione, fino all’inoltrarsi nel continente sconosciuto della vecchiaia. Ritorna in continuazione sui testi di autori e autrici amatissime, citati di continuo (Agostino, Rilke, Etty Hillesum, Hölderling, Leopardi, Simon Weil soprattutto), non distinguendo tra letture specialistiche e pagine narrative e poetiche: tutte indispensabili per cogliere le profondità insondabili dell’anima lacerata, immersi in ogni caso in quello che Husserl e Max Scheler chiamavano “il mondo della vita”.
Di straordinario interesse la pagine dedicate alla memoria tra ricordo e oblio, alle sue ricchezze e alle sue patologie, calate nel mistero del “tempo vissuto”; al linguaggio, col potere salvifico o annichilente delle parole e del silenzio; alle paure, ansie ed angosce, che si annidano in tutti e portano sempre un desiderio di chiusura, di barriere, di solitudini disperate; e quelle dove si affronta “l’ora che non ha sorelle”: il tema ineludibile della morte e del morire, nelle circostanze più diverse e sofferte:
In maniera sorprendente, l’autore termina il suo racconto sulla psichiatria del futuro, citando “Alla luna”, di Giacomo Leopardi, dove fornisce una chiave di lettura di ciò che è un’autobiografia nel suo riallacciare il passato col futuro, con la “funzione redentrice dei ricordi” e l’alimento insostituibile della speranza come memoria del futuro: “Conoscersi, sapere sfuggire al fascino stregato del presente, alla distrazione e alla noncuranza dell’oggi, alla banale quotidianità della vita e recuperare il passato, che i ricordi fanno rivivere, dando un senso al trascorrere febbrile e fatale degli anni”. Un testo dal lessico folgorante, ricco di “roveti ardenti” e metafore preziose, tenere e disperate, sempre alla ricerca delle “tracce umbratili e luminose dei ricordi” e del loro senso per l’oggi.

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