RECENSORE: Carmine Lazzarini, .

Titolo: Il giardino della memoria. Invecchiare in una comunità accogliente. Conversazioni con Massimo Mattei

Autori: Margherita Primi, Giulia Spalla

Editore: Clichy (Firenze)

Collana: Bastille - Saggi

Anno edizione: 2018

Pagine: 172

ISBN: 9788867995271

  Invecchiare in una comunità accogliente.

Conversazioni con Massimo Mattei
a cura di Margherita Primi, Giulia Spalla

 

Il testo nasce da quasi un anno di colloqui delle autrici con Massimo Mattei, Presidente del Borro, un consorzio con seicentocinquanta soci lavoratori, che gestisce ventun case di riposo in Toscana. E’ lui che racconta, ricorda, riflette, prospetta scenari, sono loro che raccolgono le sue parole, le sistemano in una narrazione autobiografica scritta a più mani. E per capire meglio la densità delle sue parole, passano lunghi periodi nelle strutture (RSA), parlano con i soggetti che lì trovano ricovero, ma anche col personale, con coordinatori e animatori, organizzano laboratori di scrittura autobiografica secondo il modello LUA, scrivono un libro con i racconti degli anziani, producono un video corale, con interviste doppie, dove coppie di anziani e di famigliari giocano alla rievocazione di alcuni episodi salienti delle loro esistenze. “Abbiamo riflettuto sull’importanza della narrazione di sé come antidoto alla spersonalizzazione degli utenti e sugli interventi che, in tale direzione, sono stati proposti e si potranno portare in futuro.” (p.16).

I temi del testo sono enunciati dalle brevi intitolazioni dei capitoli: Invecchiare, Relazionarsi, Separarsi, Prendersi cura, Vivere le abitudini, Giocare, Allargare, Morire, Lasciare traccia, Narrare, Concludere, Ringraziare. Tante tappe del vivere l’età anziana, del prendersi cura, del morire lasciando una traccia, del valorizzare un’età troppe volte quasi “demonizzata”. Per esaltare l’interconnessione tra il prendersi cura delle persone nella fase terminale della vita, il prendersi cura di se stessi come soggetti dotati di una singolarità assoluta, data dalla personale storia di vita, e il prendersi cura dei dipendenti, che queste relazioni di cura debbono gestire giorno per giorno.
“Una volta, durante il primo colloquio con un’operatrice, mi sono messo a ragionare sulle foglie che cadono in autunno nel giardino. Lei mi ha scrutato come per dire: “Ma da dove è uscito questo? Con quello che mi hanno insegnato al corso, arrivo qui e mi viene detto: “Guarda i colori delle foglie…”. Penso che per trasmettere bellezza delle piccole cose, anche a chi ha smesso di assaporarle fino in fondo, dobbiamo vederle noi per primi. Emozionarsi per le foglie gialle nel nostro giardino non lo ritengo così distante da quello che dovrebbe avvenire in un colloquio di lavoro, soprattutto per i professionisti che si devono occupare di soggetti istituzionalizzati. … Se chi mi sta di fronte capirà il senso della battuta sulle foglie gialle, se anche i suoi occhi saranno un po’ lucidi, forse quella sarà la persona giusta per lavorare con noi” (p.65). E lo può fare bene se ha preso dimestichezza con la propria storia di vita.

Dicono le curatrici: “Si tratterebbe non solo di raccogliere le storie, ma di dare rilevanza al processo con cui questo avviene (Margherita). “A vivere saranno quegli episodi, quelle emozioni, che premono per emergere e su cui le persone hanno voglia di soffermarsi, raccontandoli per come ritengono di averli vissuti” (Giulia). Conclude Massimo: “Da quando ho imparato a leggere fra le increspature della pelle, perdendomi nella profondità dello sguardo di chi ha attraversato quasi tutta la sua esistenza, sono riuscito a innamorarmi una volta e per sempre del vecchio che mi sedeva accanto, di quel vecchio che spero, un giorno, di diventare (p.166).

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