RECENSORE: Carmen Ferrari, .

Titolo: Il cacciatore di ombre. In viaggio con Don Patagonia

Autore: Tito Barbini

Editore: Vallecchi (Firenze)

Collana: Off the road

Anno edizione: 2011

Pagine: 274

ISBN: 978-8884272256

Argomenti: viaggi, letteratura di viaggio

consigliato da Carmen Ferrari
Più ci si inoltra nella lettura del libro e più ci è chiaro il titolo: “Il cacciatore di ombre – in viaggio con Don Patagonia”. Un viaggio, uno scrittore, i luoghi delle terre ultime, Patagonia e Terra del Fuoco, i molti volti incontrati, una storia: quella di Alberto Maria De Agostini, che permette all’autore di incrociare la sua personale ricerca di significati.
E i significati sono molti, da quelli del missionario salesiano, fratello del noto De Agostini editore, che, partito da un piccolo paese del Piemonte, agli inizi del 1900, passerà quarant’anni nelle missioni della Patagonia Argentina e nella Terra del Fuoco ma anche come geografo, alpinista, esploratore, a tutti gli altri che Tito Barbini cerca di trovare in questo viaggio. E’ come se l’autore accompagnasse De Agostini in questo cammino nel tempo, nei luoghi che permettono di fare suoi i ricordi di Alberto cercando di restituirli con il libro: “Perché poi cos’è il viaggio se non il sogno di una storia da raccontare!”.
E così si snoda il percorso alla ricerca di un luogo a cui appartenere, dal porto antico di Buenos Aires, dove sbarcarono De Agostini e poi molti altri migranti italiani, verso la Patagonia e la Terra del Fuoco con il suo vento incessante: “…al vento con cui, sono sicuro, soffiano le risposte a tante domande…”.
L’autore, che definirei un viaggiatore-scrittore, con l’accento per il suo essere viaggiatore attraverso uno sguardo attento a sé e al mondo, porta lo sguardo sul missionario salesiano che segue nelle sue tracce, lo toglie dal silenzio in cui era avvolta la sua vita, un silenzio che ora emerge restituendoci, insieme a questo, una figura di uomo semplice, determinato, con un amore particolare per quella terra e per i suoi nativi che cercò di preservare da un destino già segnato. Uno sguardo su un uomo osteggiato dal suo stesso ordine, che tracciò, insieme alla sua missione, vie inesplorate, definì mappe, cartografie, testimoniò con numerose fotografie quelle popolazioni e le loro terre, unitamente a più scritti.
L’autore ricompone, dopo anni, queste silenziose ombre, come lo sono tutte le ombre, vittime e carnefici coperte dai golpisti del passato Argentino, ad altri salesiani che cercarono di riparare agli errori della Chiesa ma anche al genocidio delle minoranze autoctone, sterminate da colonizzatori senza scrupoli.
Don Patagonia, così come era conosciuto in Argentina e nelle terre estreme tra Nequén, Esquel, Rio Gallegos, Ushuaia, esce a noi attraverso lo sguardo di quel viaggiatore particolare che è Tito Barbini, non nuovo a queste terre già da lui visitate (Antartide – perdersi e ritrovarsi alla fine del mondo) che gli fa dire, a proposito degli abitanti della Patagonia: “Vivere è un magnifico esercizio”.

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