recensione a cura di Carmine Lazzarini

Convinto che non ci sia una sola nostalgia, è Eugenio Borgna, che individua nuove sfumature, e valenze inedite, a questo universale vissuto. La nostalgia come metafora della vita, alla ricerca della quale si muove ogni autobiografo: “Andare alla ricerca delle emozioni perdute, e la nostalgia ne è emblematica testimonianza, è compito di chiunque voglia conoscere le sconfinate aree dell’interiorità, e delle emozioni che ne fanno parte”. Una ricerca pregna di futuro.
Tra le tante citazioni di poeti, ma anche di scrittori, filosofi, studiosi dell’anima, Borgna si sofferma su quella di Chiara Mirabelli: “In ogni origine vi è una meta: e immaginare altrimenti il proprio futuro, aprire a nuovi sensi quello che è stato interiormente del nostro passato anche  remoto, ridefinisce le  origini stesse. Ne ridisegna le tracce, quei ‘graffi sulla vita’ che sono nell’etimologia della parola ‘autobiografia’”.  E una frase di Giorgio Agamben: “Ho una tale sfiducia nel futuro, che faccio progetti solo per il passato”.
Commenta Borgna: “La scintilla, che dà origine al movimento infinito della nostalgia… è l’insoddisfazione di quello che avviene nel presente, nelle ore effimere del presente… alla ricerca di una scialuppa di salvataggio, di una inconscia nostalgia della cura. Sì, la nostalgia come cura: come coagularsi di desideri che hanno perduto ogni loro orizzonte di senso nel presente, e che guardano al passato come possibile sorgente di salvezza… Certo, i luoghi, le stagioni della vita, e soprattutto il tempo, a cui ci portano i sentieri tracciati dalla nostalgia, sono, o almeno possono essere, lieti o dolorosi, oscuri o luminosi, ma in ogni caso ci fanno pensare agli sbagli commessi, al bene  che non abbiamo fatto; e allora la nostalgia ci consente (anche) di ripercorrere il cammino, più o meno lungo, della nostra vita, aiutandoci a riconosce le cose che avremmo dovuto fare, e quelle che potremmo ancora fare”.
Il tutto immerso in una prosa poetica, metaforica, immaginifica, quasi ad ingannare il pensiero calcolante: “immerso nel fiume eracliteo di una nostalgia creatrice”; “la voce della nostalgia umbratile e sommessa, scarlatta e cantante”; “abissi di una nostalgia creatrice che rianima il passato e riscatta il presente divorato dall’irrequietezza, e dal male di vivere. Ma come ridestare il passato dalle sue braci?”; “Temi fragili e volubili, sfuggenti come sabbia tra le dita, crepuscolari e nostalgici”… …

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