di Giorgio Macario

Don Andrea Gallo riceveva nel 2010 ad Anghiari il Premio nazionale per l’Autobiografia, uno dei molti premi e riconoscimenti che gli sono stati assegnati particolarmente negli ultimi anni della sua vita, a sottolineare il prestigio morale maturato nel tempo.
Tre anni più tardi, alla vigilia del suo 85esimo compleanno, lasciava alla ‘sua’ Comunità di San Benedetto al Porto a Genova una eredità considerevole ma al contempo difficile: proseguire e innovare percorsi di coscientizzazione e di costruzione di nuovi protagonismi sociali e politici, rivolti in particolare a quanti tendono ad essere marginalizzati nella nostra attuale società.
Oggi, a distanza di tre anni dalla sua scomparsa, la Comunità presenta, a firma di Alberto Folli, sociologo ed educatore professionale già partecipante diretto all’esperienza di vita in Comunità negli anni ’80 come obiettore di coscienza e non solo, un ambizioso tentativo di “tracciare la trama teorico pratica di un approccio all’altro che, nel contesto comunitario, diventa pedagogia. Una pedagogia che, a partire dalla Comunità per arrivare al territorio, diventa intervento sociale e progetto politico.”
A motivare il perchè l’avvio di una sistematizzazione della ‘Pedagogia di Don Gallo’ sia una impresa senz’altro ambiziosa basterebbe il fatto che gli interventi realizzati venivano molto spesso indicati, sia dagli esterni ma anche dagli stessi protagonisti interni, come frutto della ‘praticaccia’ della Comunità. Convinzione che posso confermare anche in base alla mia esperienza ‘autobiografica’ di formatore, non avendo avuto notizia da colleghi di apporti formativi consistenti realizzati per la Comunità e avendo avuto una sola volta, personalmente negli anni ’90, l’opportunità di offrire loro un contributo formativo solo perchè l’approccio autobiografico proposto intercettava, almeno in parte, il concreto ‘sentire’ della Comunità. Ma al contempo chiunque abbia conosciuto Don Andrea Gallo non solo per qualche fugace incontro o ascolto estemporaneo, difficilmente poteva evitare di percepire, accanto alla naturalezza delle sue capacità relazionali quasi innate, una profondità di pensiero del tutto particolare, estremamente associativa, che filtrava qualsiasi costrutto teorico attraverso esperienze di vita proprie ed altrui. Non per caso, poche settimane fa, di fronte ad alcune centinaia di educatori napoletani a conclusione di un lungo percorso formativo, ho citato questo volume come significativo esempio di ricostruzione di un percorso prassi-teoria-prassi, laddove si va a correggere l’errata -ma diffusa- percezione di una Comunità dominata da prassi autoreferenziali.
Questo contributo di riflessione si autodefinisce in IV di copertina come frutto di una estesa ricognizione bibliografica in tema. Ma per meglio sintetizzare questo tentativo di fondare da un punto di vista pedagogico l’operato della Comunità, attribuendo il giusto merito all’instancabile mix di azione e di pensiero del suo fondatore don Andrea Gallo, credo si possano identificare quattro step, di crescente consistenza in quanto ad estensione della trattazione.
Per sfatare il mito di una autoreferenzialità poco riflessiva, il primo step (Le ragioni di questo libro, che rappresenta una sorta di prefazione) da conto di un articolato processo di ricerca-intervento avviato dalla Comunità nel 2007 e concluso nel 2012, denominato ‘San Benedetto Reload’. Una sorta di ri-partenza che per dare gambe ad un rinnovato futuro ha scelto di scandagliare il passato in modo da renderlo comprensibile e trasmissibile.
Il secondo step (Attualità della pedagogia di Don Gallo, di fatto una introduzione allargata) prende avvio dall’attuale perdita dell’orizzonte di senso per l’uomo contemporaneo e cerca di argomentare la risposta positiva alla domanda “E’ ancora valida la proposta della Comunità di San Benedetto fondata sulla pedagogia di Don Andrea Gallo?” passando, per non citare che i principali, dal contributo di Galimberti alle riflessioni di Benasayag e Schmit, dalla teologia della Liberazione reinterpretata dalla stesso Don Gallo agli spunti del sesto Rapporto Giovani dell’Istituto IARD, dalle narrazioni di Pennac alle indicazioni di Mounier, filosofo del personalismo.
Con il terzo step (La pedagogia di Don Gallo e della Comunità di San Benedetto, di fatto la I parte del volume) la ricognizione bibliografica si concentra sui documenti base della Comunità, già a partire dagli anni ’70; analizza poi diversi documenti rilevanti di appuntamenti nazionali ed internazionali riferiti alla dipendenza da sostanze e non solo; conferma l’attenzione alla riflessione sugli interventi della Comunità riferendo una precedente ricerca partecipativa della fine degli anni ’80 durata 4 anni, condotta da Giulio Girardi e che è stata sintetizzata in un volume dal titolo significativo ‘Dalla dipendenza alla pratica della libertà’; prendendo in considerazione, infine, testi direttamente di Don Gallo, testi tratti dalle sue agende e testi che mettono al centro la sua figura. Sono diversi quindi gli incontri, documentati, della Comunità con alcune pratiche pedagogiche fondate teoricamente ma al contempo capaci di ‘contaminare e contaminarsi’. Il tutto, secondo l’autore, con grande umiltà “ma anche con l’autorevolezza della propria metodologia dialogica.”
Il quarto ed ultimo step (I principali autori e le teorie di riferimento, II parte del volume) si estende per oltre metà del libro ed ha l’ambizione di intrecciare pochi ed essenziali riferimenti bibliografici di alcuni fra i principali autori che stanno alla base della pedagogia di Don Gallo collegandoli alle prassi via via sperimentate dalla Comunità nel suo impegno sociale, politico e, quindi, pedagogico e terapeutico. O Per dirla con le parole dell’autore, “frutto dell’incontro di spunti diversi, uniti e tradotti, nel nostro caso, dalla particolare sensibilità di Don Andrea, che li ha elaborati insieme ai suoi compagni di strada.” Si passa quindi dall’influenza del pensiero di due filosofi come Emmanuel Mounier (a partire dal personalismo) ed Emmanuel Lèvinas (con le riflessioni su Essere, Io e Altro) al principale riferimento pedagogico racchiuso nella ‘pedagogia degli oppressi’ di Paulo Freire; dalla concreta collaborazione di Giulio Girardi, già citata, all’immancabile influenza del pensiero e dell’azione concreta di Don Lorenzo Milani; per concludere con la forte affinità della Comunità con il pensiero ‘antipsichiatrico’ di Thomas Szasz e di Claude Olievenstein, e la concreta vicinanza in molti dei suoi documenti al pensiero di Franco Basaglia che ispira e guida la depsichiatrizzazione in Italia.
Impossibile anche solo tentare di seguire i mille intrecci richiamati nel volume, che meritano sicuramente una lettura attenta. Al termine della quale, per quanto mi riguarda, ho cambiato, almeno in parte, la mia opinione sull’impermeabilità e la consistente autoreferenzialità che attribuivo alla Comunità di San Benedetto. Estendendo alla storia della Comunità la percezione che ho maturato nel 2009 quando ho coordinato la presentazione a Genova del volume di Duccio Demetrio su “L’educazione non è finita. Idee per difenderla”. Avevo invitato Don Gallo a fare da discussant e mi aspettavo che potesse aver dato un’occhiata al libro per poi poter effettuare le sue osservazioni in ‘libertà’, attingendo al suo infinito repertorio di citazioni, aneddoti e riflessioni che avevo avuto modo di ascoltare in più di un’occasione. Quanto mi sbagliavo! L’ho visto arrivare non solo con il volume sottolineato in più punti, ma con sei-sette pagine di appunti fitti e dettagliati, affascinando i presenti con riflessioni e considerazioni puntuali e competenti. Con la lettura di questo volume ho potuto convincermi che la ‘sua’ Comunità non poteva essere da meno.

Autore: Alberto Folli

Titolo: La pedagogia di Don Gallo

Edito da: Sesibili alle foglie
luogo di pubblicazione: ——-
anno di pubblicazione: 2015

Numero di pagine: 240
ISBN: 978-88-98963-34-8
Prezzo:16,00 €

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