RECENSORE: Giorgio Macario, .

Titolo: La pratica quotidiana della speranza.. Storie di guarigione

Autore: Giuseppe Tibaldi

Editore: Mimesis (Milano)

Anno edizione: 2020

Pagine: 147

ISBN: 9788857565903

LA PRATICA QUOTIDIANA DELLA SPERANZA. Storie di guarigione

a cura di Giuseppe Tibaldi

Sarà un caso che per fare questa recensione io abbia utilizzato lo stesso file sul quale ho scritto nel maggio scorso la recensione de ‘IL FIUME DELLA VITA. Una storia interiore’ di Eugenio Borgna?
“Il principale maestro dell’approccio fenomenologico in psichiatria. (…)
Un animo sensibile che non teme di addentrarsi con i suoi pazienti nei labirintici meandri dei loro pensieri sofferenti.”
Questo l’incipit, che credo possa non dispiacere a Giuseppe Tibaldi, il curatore  delle ‘storie di guarigione’ da lui raccolte in questo volume appena pubblicato dall’editore Mimesis.
Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, nella sua prefazione al volume, si concentra su riflessioni relative sia alla ‘speranza della cura’ che alla ‘cura della speranza’.
Tutti i soggetti cui il libro apparentemente si rivolge fin dall’introduzione (chi vive l’esperienza di disturbi mentali e i loro familiari, chi è un professionista della salute mentale, chi è un decisore politico), ma anche più in generale i professionisti sanitari e i professionisti del sociale, sono chiamati a confrontarsi con gli elementi chiave tratti dai ‘percorsi positivi’ di 600 storie di follia (G. Hornstein, 2006): l’essere ascoltati, l’essere creduti, disporre di un testimone empatico, disporre di almeno una persona che creda fermamente alla tua guarigione.
Quella che viene esplorata è la ‘speranza ragionevole’ nei suoi aspetti relazionali, di pratica condivisa, di futuro incerto ma influenzabile, di spazio lasciato alla concretezza ma anche ai dubbi e alla disperazione.
L’attenzione alla soggettività, alle esperienze personali vissute, alla co-costruzione di spazi di speranza dialogici ed alla valorizzazione degli spazi di resilienza possibili attraversa la gran parte delle esperienze che vengono, spesso, autobiograficamente riportate dai diversi autori del volume.
Affermazioni quali “C’è sempre una persona qui dentro”, “Dall’esterno possiamo sembrare morti viventi”, “Se ci si relaziona a una persona come se fosse una malattia, il rapporto diventerà io-esso”, “Il mio viaggio è iniziato con i mostri”, “Per me (la follia) è stata un inferno”,  “Il carico da portare era troppo pesante” sono solo un piccolo spaccato delle enormi difficoltà che caratterizzano i vissuti personali di ciascuna delle persone che soffrono di disturbi mentali.
Ma sono moltissime altre le frasi che fanno intravedere gli effetti positivi connessi alle ‘pratiche quotidiane della speranza’ e che giustificano ampiamente il riferimento del sottotitolo alle ‘storie di guarigione’.
“Il mio ‘pauròmetro ha una soglia molto alta (le mie voci sono molto peggio delle persone che incontro)”, “Ascolto il mio corpo che avevo trascurato (…). Ero stata per anni solo mente. Adesso sono entrambi.”, “Le mie domande avevano generato un’immagine che aveva dato forza ad Anna e le aveva mostrato molte zone d’ombra da esplorare”; queste, e molte altre sono le affermazioni che aprono alla speranza e che consentono di risalire a ritroso le tappe verso la guarigione individuate dal curatore del volume come ‘specifiche odissee contemporanee’, dalla fine della passività al passaggio all’azione, dalla fase di preparazione che la precede, fino alla fase contemplativa dei primi barlumi di speranza e precontemplativa immersa nel momento del crollo.
E’ l’intreccio partecipativo fra contributi di protagonisti delle sofferenze patite in ambito psichiatrico, che ricostruiscono lucidamente la propria storia di guarigione, e professionisti della salute mentale, che non esitano a rivelare aspetti autobiografici del proprio percorso umano e professionale, a caratterizzare l’intero volume. E sono, infine, le riflessioni e gli approfondimenti sui Dialoghi Aperti come strumenti dialogici per affrontare le crisi acute in psichiatria e sui Dialoghi Anticipatori finalizzati al miglioramento della cooperazione fra i diversi attori sia professionali che ‘esperienziali’ che esplorano uno spazio di intervento intermedio fra i contributi strettamente professionalizzati e gli apporti del vasto mondo dell’auto-mutuo-aiuto. Un pregio non da poco che da solo sarebbe sufficiente a consigliare una lettura attenta di questo originale contributo.

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