Recensione di Giorgio Macario

Qualsiasi scritto autobiografico, sia di scrittori di professione che di scrittori per diletto e/o necessità esistenziale, è già apprezzabile per il solo fatto di essere una testimonianza significativa del proprio punto di vista individuale su di sè e sul mondo. Ma in una impresa autobiografica autenticamente percorsa -ci dice Demetrio nell’introduzione al suo scritto- “…è presente un quid indispensabile: un’ulteriorità riflessiva sul senso e sulle motivazioni del proprio aver scritto.”

Ed è la stessa storia autobiografica dell’autore, fra ricerche universitarie, consulenze a gruppi e a singole persone mosse dal desiderio autentico di raccontarsi e fondazione e sviluppo della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, a confermare il suo impegno prioritario verso la scrittura di sè senza aspirazioni letterarie.

Il titolo del volume, ‘La vita si cerca dentro di sè’, preso a prestito da un verso del poeta Mario Luzi, è “eletto a simbolo ed auspicio di questo libro”, mentre altrettanto significativa appare la dedica del volume agli autobiografi del carcere di Milano-Opera.

L’esordio è rivolto a rivalutare le ‘parole opache’, affinchè il lavoro interiore di carattere autoanalitico possa aiutare ad apprezzare, tramite la scrittura, anche un parziale diradamento della nebbia che le avvolge. E’ infatti il viaggio percorso, più che l’arrivo alla vetta, ad essere importante.

Ci sono poi tre interessanti ‘intermezzi’ che cadenzano altrettante parti del libro: l’incontro dell’autore con le lettere dell’alfabeto nell’infanzia; le scritture in cammino che condensano in poche pagine la ritualità sacra e profana del camminare; la ricostruzione di un’esperienza propedeutica di scrittura di sè che riassume il percorso iniziatico dei corsi della Scuola anghiarese.

Delle tre parti principali del volume, la prima -pressochè inedita- è centrata su diverse coordinate concettuali, con una attenzione particolare al ruolo della scrittura autobiografica nella formazione della persona e del cittadino. La seconda riguarda il lessico autobiografico, con le parole scelte per l’arricchimento della cultura autobiografica dei lettori e specificate nell’intento di renderle da ‘opache’ almeno un poco più ‘trasparenti’. La terza parte, infine, contiene otto brevi saggi su temi che completano il percorso precedente con il fine di “ricostruire le basi epistemiche di una cultura autobiografica.”

Demetrio, in conclusione, è riuscito a tematizzare e sistematizzare una pluralità di materiali, consentendo  diversi livelli di lettura. E’ possibile infatti, fra l’altro e con successivi livelli di approfondimento,  familiarizzare con l’ambiente autobiografico seguendo un filo descrittivo-esperienziale; affinare una propria maturazione interiore rintracciando le ‘parole opache’ che meglio risuonano con il proprio percorso esistenziale; approfondire la ricerca personale muovendosi nel testo in modo associativo, con particolare attenzione alle ‘parole che divengono discorsi’.

Senza mai dimenticare -e l’autore ce lo ricorda ancora una volta nell’epilogo, mentre dice addio per sempre alla sua storica ‘lettera 32’- il bisogno di raccontarsi come costante della nostra esistenza. Un’attenzione autobiografica che può anche aiutarci ad essere più sensibili ed aperti verso le biografie altrui.

(Mimesis, Milano, 2017)

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