RECENSORE: Giorgio Macario, .

Titolo: L’autobiografia nei servizi residenziali. Condurre i laboratori di gruppo. Metodi, consigli pratici, strumenti.

Autore: Luciana Quaia

Editore: Maggioli (Rimini)

Anno edizione: 2019

Pagine: 146

ISBN: 978-88-916-3495-5

di Luciana Quaia

Condurre i laboratori di gruppo. Metodi, consigli pratici, strumenti.


La navigazione fra arcipelaghi è la metafora scelta dall’autrice per introdurre la sua recente pubblicazione sull’autobiografia nei servizi residenziali. L’autrice, impegnata da quasi trenta anni nei luoghi di cura residenziale per anziani, utilizza una metafora che, bypassando la staticità del visitatore distratto intento ad osservare “Sono lì seduti a far passare le ore”, riscopre una pluralità di condizioni umane diversificate – allettati, persone in carrozzina, persone con una certa autonomia residua che si industriano come possono- e le rappresenta come facenti parte di un sistema di arcipelaghi;  invita poi a cercare di immergersi nella parte sommersa di ciascun arcipelago, denominatore comune colmo di ricordi intimi, privati, nascosti, cui è possibile accedere solo con il consenso della persona. Fondali sottomarini dai quali possono emergere pezzi di storia rivitalizzati, utili per implementare capacità resilienti.
Narrazione di sé, ascolto, rispecchiamento, trasmissione delle proprie memorie, rappresentano solo alcuni dei punti di ancoraggio, proposti o fatti emergere, per evitare lo smarrimento del navigante e il naufragio della memoria.
Ma il vero cuore pulsante della proposta di approfondimento dell’autrice -che non casualmente esemplifica già in copertina il possibile tesoro alla portata del lettore-esploratore: ‘Metodo, consigli pratici, strumenti’ – è rappresentato dal ‘laboratorio autobiografico di gruppo’. Sottolineatura gruppale del laboratorio che fin dalla denominazione ha attirato la mia attenzione per le assonanze con i seminari di approfondimento su ‘La conduzione di gruppo in ambito autobiografico’.
che ho condotto nell’ambito della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari intrecciando metodo autobiografico e approccio psicosociologico.
Infatti, mentre appare quasi scontata la formazione di un gruppo per l’effettuazione di un laboratorio autobiografico, in genere nell’indicazione della denominazione dello strumento utilizzato la dizione ‘di gruppo’ non compare, anche per la sottolineatura della prevalenza di un percorso individuale nell’ ‘autòs-bìos-graphein’. Nel caso del testo in questione, la sua comparsa appare invece quasi volta a contrastare l’isolamento insito nel declino percettivo e cognitivo dei partecipanti ed a voler valorizzare al massimo il potere resiliente del ‘gruppo che cura’. Rappresentando -con Lewin- un “sistema di interscambio dinamico che è molto più della semplice somma degli individui che lo compongono.”
L’agile contributo proposto da Quaia procede quindi nei capitoli centrali ad indicare le ‘istruzioni per l’uso’ relativamente al lavoro con le storie di vita, ed i diversi ‘ancoraggi’, come stimoli fortemente evocativi, spaziano, ‘sfogliando il passato’, dalle fotografie agli oggetti, dai miti e eroi alla poesia, parole e letteratura, per accedere ai luoghi interiori, costitutivi dell’esistenza al pari del fattore tempo.
La riscoperta e la riconferma della propria identità attraverso la narrazione di sé appaiono quindi possibili punti di approdo che evitano di perdersi in acque magari poco profonde ma insidiose perché sempre meno conosciute.
E’ per questo che ‘la mappa per non perdere la bussola’ che indica le mappe mentali come strumento utile per i partecipanti a contenere il declino percettivo e cognitivo, sembra idealmente connettersi agli ‘avvisi ai naviganti’ forniti dall’autrice ai conduttori dei laboratori in conclusione del suo contributo. Questi avvisi vanno dall’indicazione di regole per una relazione di fiducia con l’altro (che in ambito LUA vengono in genere ricomprese nel ‘patto autobiografico’), all’introduzione di possibili cambiamenti di rotta in caso di mare mosso, fino alla tenuta da parte del navigante del proprio diario di bordo.
Elementi di metodo, supportati da strumenti e arricchiti da consigli pratici, come già ricordato in precedenza, che sembrano porsi in continuità ed ulteriore esemplificazione di un precedente volume dell’autrice dal titolo “Intime erranze. Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica” (Centro Donatori del Tempo, NodoLibri, Como, 2012), centrato anch’esso sulle molte potenzialità della scrittura autobiografica.

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