Recensione di Carmine Lazzarini

Innamorarsi a ottant’anni? Un anziano signore nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888 – qui siamo nell’estate 1966 – in Brasile per conferenze e letture, incontra una ventiseienne originaria di una terra di poeti, di uve e di profumi, le Langhe piemontesi, che gli consegna alcuni suoi testi. Una folgorazione: “mi sono innamorato di te subito, innamorato tanto, appena t’eri fermata a darmi il manoscritto, da non capire subito più altro che non fosse ch’era necessario che t’amassi per continuare a vivere, e che t’amassi come preso da follia. Ma l’amore non è sempre la follia anche quando non sia il poveretto vecchino che sono a provarlo? T’amo, fatina, anche per i tormenti che mi hai messo nel cuore insieme a questa, non cecità, ma luce che è il nostro amore”.
Ne nasce, tra le tante cose vissute nei tre anni successivi, un fitto epistolario – quasi 400 lettere – in cui il grande poeta Ungaretti, senza reticenze vive e scrive della sua/loro “follia”. Ora Bruna Bianco, dopo 50 anni, ha deciso di consegnarle alle stampe, che ci restituiscono le immagini e i racconti di un “vecchio”, travolto dall’eros, che gli sollecita ancora una volta il desiderio del canto, come l’uccellino della copertina. L’eros, narrava Platone, è inesausto desiderio di completamento, di bellezza, che è dentro ognuno di noi accompagnandoci per tutta le vita, una brama che cerca di riempire il vuoto. E che si trasforma in scrittura di sé. Anche a ottant’anni. .
Mondadori, Milano, 2017

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