Tutto cominciò per caso, in libreria. Cercavo un libro per l’estate e dopo aver sfogliato questo e quello mi capitò in mano la biografia di Maria Assunta Alexandroff. Galeotte furono le foto raccolte all’interno – bellissime – che mi convinsero all’acquisto, senza nemmeno leggerne il titolo: "Danza sull’abisso". Un titolo che non mi piace ma che a posteriori ho trovato appropriato alla vita di Maria Assunta, assolutamente unica, imprevedibile, turbinosa, a volte sconcertante.
E’ la storia di un vissuto intenso che si concentra in un decennio passato a Berlino dal 1935 al 1945. Gli anni più tragici della storia europea, che Maria Assunta vive da protagonista ma che ha scelto di raccontare da spettatrice, con grande obbiettività e con appena accennati coinvolgimenti emotivi. Non indugia in sentimentalismi né in pietismi strappalacrime, ma si fa cronista sintetica e distaccata degli anni peggiori del novecento.
Quattrocento pagine che si leggono tutte d’un fiato, dense di avvenimenti e di storia che va al di là delle vicende personali di Maria, dagli undici ai vent’anni apolide in Germania a seguito di una drammatica storia che porta sua madre prima in carcere poi in un manicomio criminale. In Germania Assunta vive l’avvento del Nazismo, viene indottrinata con le teorie del regime, frequenta le adunate della G. I. L. E. ( Gioventù Italiana Littorio Estero ) e l’atmosfera di " Casa Italia", respira i venti di guerra, a cui segue la lunga guerra, l’8 settembre ’43 ed i drammatici, indescrivibili bombardamenti di Berlino. Intanto studia e lavora per un importante ditta di Bologna esportatrice di frutta – la Martelli – ; incontra l’amore; svolge incarichi legati alla Croce Rossa Internazionale: visita gli "stalag" dei militari italiani e sente parlare di "campi di lavoro" – ma non di "sterminio" – per gli ebrei. Da un treno piombato – all’inizio del 1945 – assiste al criminoso bombardamento di Dresda, di cui fa un apocalittica descrizione.
Tutto questo – e di più – è raccontato con tale semplicità da far sembrare "normale" un vissuto quasi unico. Ne emerge il profilo di una donna forte, coraggiosa, mai disposta alla resa, che dalla sua vita avrebbe potuto trarre un melodramma ma che ha scelto questo stile volutamente oggettivo, "lieve", dignitoso.
Quattrocento pagine avvincenti, che nell’ultima parte assumono un maggior spessore e lasciano un interrogativo: se "tutto questo" è successo a Maria Assunta nei suoi primi vent’anni, cosa sarà stata la sua vita poi ? .
Così l’ho cercata, le ho telefonato, ci siamo incontrate, le ho fatto un intervista ed ecco il suo racconto:
– "La mia vita ? Si sintetizza in due parole: " Dalle stelle alle stalle".
La nascita, l’infanzia e la prima adolescenza l’ho vissuta in una famiglia aristocratica di Milano che per i capricci di mia madre si è spostata da Parigi ( dove io sono nata ) a Londra alla Costa Azzurra.
Sono passata da una ricchezza sfrenata alla durezza della sopravvivenza quotidiana; ho cicatrici profonde di tanti tipi ma la vera rovina della mia vita è stata la follia di mia madre -".
Nella lunga conversazione Assunta è riuscita a metter fuori ciò che per pudore ha taciuto nel libro: emotività, passionalità, senso critico, analisi di sè stessa, rivelandosi una donna vivace, impetuosa, piena di slanci e di ottimismo.
Mentre lei parla io ripercorro la vita di questa adolescente lontana dalla sua famiglia, sradicata in quell’inferno che era la Germania di quegli anni ed ora qui a rispondere con pazienza alle mie puntigliose domande.
– " E lei si chiede come una ragazzina di 15, 16 anni sia andata da sola, in piena guerra e bombardamenti, da Berlino a Varsavia per cercare la sua "dada".
Oggi in condizioni di vita normale, la cosa mi spaventerebbe forse di più, ma allora la vita di tutti era appesa ad un filo ovunque si fosse, in un rifugio di Berlino o su un carro bestiame per Varsavia. Allora l’età anagrafica non aveva più senso: erano le circostanze che decidevano per noi e per la nostra sopravvivenza – ".
– " Come giudica oggi la Maria Assunta di allora ? -"
-" Con indulgenza ed ammirazione. Quella ragazza ha vissuto momenti e situazioni terribili. Ha visto in faccia la guerra e la morte in tutta la loro crudeltà.
Ha visto l’immaginabile ma il peggio della vita l’ha subito da una madre terribile. Una madre che ha schiacciato e distrutto tutti con la diabolicità della sua follia che ha portato alla rovina tutta la famiglia. Ha ingannato il mondo intero ma a tutti ho sempre dovuto rispondere io, sua figlia, distruggendo la mia vita per salvare la sua"-.
Parla con passione, Maria, coinvolgendomi con solidarietà nella sua storia:
-" Nel 1945, due mesi prima della fine della guerra, ho lasciato Berlino per ritornare in Italia, a Venezia. Mi sono lasciata alle spalle un paese sperando di iniziare una nuova vita, possibilmente normale.
Ma non è stato così. Ancora avventure, ancora traversie, che ho raccontato nella seconda parte della mia biografia, non ancora pubblicata.
A Venezia, dove mi sono fermata qualche anno, ho deciso consapevolmente di avere un figlio. Finalmente un affetto vero, tutto mio e solo mio, non immaginando che quella piccola creatura avrebbe dato anche a mia madre l’opportunità di conoscere la tenerezza, il sorriso, forse una tregua di pace. Nel 1950, per ragioni di lavoro legate alla Ditta Martelli per cui lavoravo a Berlino, mi sono trasferita in modo stabile a Bologna.
Nel 1985 mia madre se ne è andata, mettendo fine a quel circuito perverso che ha fatto tante vittime e che ha alimentato in me un odio inesprimibile che non riesco a placare…"-
Parole dure, pesanti, che mi suggeriscono un’altra domanda:
-" Potendo scegliere, che cosa salverebbe della sua vita ? "-
-" E’ difficile rispondere. Con un giro di parole posso dire che per carattere sono sempre riuscita ad individuare il lato positivo di ogni situazione. Per esperienza – e cercando di non cadere nell’ovvio – dico che le difficoltà, il dolore, la sofferenza, le delusioni si trasformano in un cimento di crescita. Ho avuto anch’io – come tutti – momenti di gioia, felicità, esaltazione; li ho vissuti, li gustati ma da quelli ho imparato ben poco"-.
– " Come è riuscita a difendere la sua dignità in ogni situazione ? -"
– " Per anni ho dedicato la mia vita a un grande amore che credevo eterno.
"Dopo" ce l’ho fatta, aspettando di trovare ancora un sentimento così forte, che mai è arrivato. Ce l’ho fatta, si, ma tutta la mia vita è stata un’attesa, per cui ora sono sola, senza illusioni ma in pace con me stessa"-.

Se volete contattare l’autrice del libro, nostra socia, potete farlo… ecco il suo recapito:
Maria Assunta Bassi – Via Di Corticella 158 – 40129, Bologna – Tel. 051-357986

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