RECENSORE: Giorgio Macario, .

Titolo: Il motore del mondo. Come sono cambiati i sentimenti

Autore: Gustavo Pietropolli Charmet

Editore: Solferino (Milano)

Anno edizione: 2020

Pagine: 243

ISBN: 978-88-282-0312-4

Come sono cambiati i sentimenti

di Gustavo Pietropolli Charmet

Recensione autobiografica

Questo saggio di Gustavo Pietropolli Charmet raccoglie impressioni, ricordi e convinzioni dell’autore maturate in oltre cinquant’anni trascorsi a stretto contatto con i ragazzi ed i loro problemi, oltre che con i loro genitori.
Per farlo -ci dice- “…ho scelto la strada di una autobiografia professionale e personale non lineare, interpellando la mia infanzia e adolescenza, vicende o aneddoti di vita di ragazzi che ho conosciuto e che ho cercato di aiutare a pensare i propri pensieri e ricordare la propria storia (…) nella speranza che rileggendo il passato e ascoltando il presente sia possibile immaginare insieme un futuro in cui vivere.”
La convinzione espressa da uno dei più importanti psichiatri e psicoterapeuti italiani riguarda in particolare la centralità dei sentimenti che sperimentano gli uomini, perché sono proprio questi ad essere ‘il motore del mondo’, gli affetti fondamentali che, ancora prima di trasformarsi in ideologie, teorie economiche e religioni, meritano la nostra attenzione finalizzata ad esplorare le loro mutazioni nel tempo.
Fin qui le convinzioni dell’autore espresse nelle pagine introduttive del volume, che certamente ben sottolineano i passaggi in successione scanditi dai capitoli del libro, dalla speranza alla colpa e alla vergogna connessa alla vendetta, dall’odio e dalla paura all’amicizia, ed infine dal dolore e dalla noia all’amore. Ed è proprio in tema di amore alla conclusione del volume che l’autore, dopo aver tracciato le caratteristiche attuali dell’amore giovane, condivide ‘un timido ricordo’ nell’amore di ieri condensato nella tenera descrizione del suo “segreto e silenzioso modo di amare dolorosamente una fanciulla che non osavo avvicinare” che, nonostante tutto viene apprezzato come “modo propedeutico di costruire mentalmente un’immagine ideale di volto, corpo ed essenza femminili…nell’intuizione che quella era l’anticamera del dolore che accompagnava la mistica del piacere, dell’estasi e della verosimile delusione.”
D’altra parte, questa citazione autobiografica conclusiva, non è che l’ultimo dei molti motivi di interesse che si possono trovare nel costante intreccio autobiografico e biografico di questo suo scritto.
Un intreccio che nella mia personale lettura del testo ha rievocato la stima e la gratitudine che ho sempre nutrito nei suoi confronti, dai riferimenti al suo impegno a fianco di Franco Fornari negli approfondimenti sulla teoria dei codici affettivi che negli anni ’90 mi ha accompagnato in interventi in un liceo lombardo per il sostegno di studenti, genitori e docenti nel caso del suicidio di un adolescente alla trasformazione di un suo breve scritto, sul caso di un suo paziente adolescente fortemente disturbato in cui veniva supportato da un amico del ragazzo, in una esercitazione sul valore delle reti sociali naturali, grande esempio di capacità autocritica; o ancora dai suoi interventi formativi sull’adolescenza, realizzati in ambito nazionale ed internazionale, ed ai quali ha sempre accettato di intervenire nella formazione nazionale degli operatori impegnati nelle adozioni internazionali.
Tutti i sentimenti citati, dalla speranza in apertura all’amore in chiusura, vengono scandagliati nel tentativo di individuare le principali caratteristiche dell’attualità nella crescita adolescenziale e giovanile, relativamente ai mutamenti intervenuti a livello di comunicazione, di costumi familiari e sociali, di ruoli materni sempre più centrali ma anche ‘fisicamente’ assenti, di ruoli paterni con una autorità sempre più in crisi. In queste approfondite analisi della situazione attuale si innestano, in modo più o meno accentuato a seconda dell’evocazione nell’autore di assonanze autobiografiche, consistenti ricordi che danno sostanza sia alla sua autobiografia professionale  -non a caso, crediamo, citata per prima- che a quella personale. Uno degli esempi più articolati è rintracciabile nel capitolo sull’amicizia. Qui l’autore rievoca le dimensioni amicali nella costruzione di piste per le biglie in spiaggia a cavallo degli anni ’50, la gestione ‘anarchica’ di una squadra come la ‘Star basket’ nella prima metà degli anni ’50, e la cogestione del dolore di giovani psicotici molto sofferenti nell’esperienza  della Comunità di Villa Serena nella seconda metà degli anni ’60, per sottolineare la centralità della presenza di un gruppo che possa condividere il progetto da tutti i punti di vista; per passare poi a descrivere la creazione con Franco Fornari del gruppo dei codici affettivi fra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80 e la creazione del gruppo degli psicoterapeuti dell’Istituto Minotauro dalla metà degli anni ’80 in poi, con le altre diverse esperienze connesse. In tutte queste ultime esperienze è convinzione dell’autore che i buoni risultati raggiunti siano dipesi “dall’aver presidiato l’area del dolore e della violenza con un gruppo amicale strepitosamente coeso, cioè dotato della capacità di rendere tollerabile e forse comprensibile ciò che individualmente può assordare o accecare.”
In conclusione credo che questo saggio si presti ad una lettura friendly -basterebbe a testimoniarlo l’assenza totale di citazioni bibliografiche-  ma anche ad una analisi più accurata: ciascuno dei sentimenti citati, infatti, andrebbe meditato con gradualità per poter apprezzare a fondo il quadro conoscitivo del mondo adolescenziale e giovanile che viene fornito e descritto nelle sue plurime articolazioni.
Ma per farlo credo si dovrebbe procedere a recensire non tanto l’intero libro, quanto i singoli capitoli. Molto meglio quindi procedere, magari con la necessaria gradualità, alla sua lettura.

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