recensione di Carmine Lazzarini

Una nuova edizione, con importanti aggiunte, di un testo apparso nel 1992, dedicato ad una profonda emozione, che da “malattia” è stata trasformata in “sentimento”, tra i più tematizzati della letteratura mondiale: quella “nostalgia”, con cui ogni soggetto deve fare i conti, in quanto ha a che fare con la lontananza, la perdita: dei luoghi, dei tempi, delle cose, dei paesaggi, delle persone, che hanno riempito l’esistenza delle donne e degli uomini e che con la loro sparizione hanno provocato dolore, rimpianto, desolazione, malinconia. Un vuoto a cui ogni soggetto si ribella, e che tenta di riempire con il ricordo, il racconto e la poesia,  in modo che si realizzi una nuova presenza, resa possibile dalla parola.
È questo l’unico modo, come scrive Antonio Prete, di sconfiggere la tirannia del tempo, con la sua irreversibilità: “il tempo con le sue rovine, con il suo precipitare nel mai più, nel gelo del non ritorno, è non solo un campo di descrizione della poesia, ma è la terra dove prende respiro l’esperienza di una trasformazione messa in atto dal linguaggio: quel che è finito torna ad avere una nuova presenza, quel che è vinto dalla sparizione torna a mostrarsi come vivente, quel che è perduto ritrova una sua figurazione”.
In realtà non è così semplice il rapporto tra sparizione/riapparizione nella parola, presenza/assenza, tra  tra tempo scomparso e nuovo presentificarsi: “nella finzione il tempo può riprendere i suoi colori, senza per questo cancellare il suo essere già stato, l’amarezza della sua transitorietà”. Quindi si assiste, attraverso la parola, soprattutto la parola scritta, nella contemporaneità della coscienza, alla dolcezza del ritorno, alla resurrezione del già vissuto, e all’infinita tristezza dell’assenza: due momenti tra cui si può riaprire un dialogo ininterrotto. “Assenza / più acuta presenza”, scriveva Attilio Bertolucci.
Il volume si presenta come una piccola antologia di autori, che hanno contribuito a delineare sempre meglio, dalla fine del ‘600 ai nostri giorni, i caratteri sfuggenti della nostalgia: da J. Hofer, che coniò per la prima volta il termine, a Kant, da Rousseau a Starobinski, da Jankélévitch ai due saggi di Antonio Prete, il secondo dei quali, “Nostalgia e poesia”, inedito, approfondisce la “nostalgia” in Dante, Leopardi, Baudelaire, Palazzeschi, Ungaretti, Montale, Caproni, Luzi.

Edizione Raffaello Cortina
Milano, 2018.

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