RECENSORE: Maria Giovanna Farina, .

Titolo: Perchè amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione

Autore: Duccio Demetrio

Editore: Raffaello Cortina (Milano)

Collana: Minima

Anno edizione: 2011

Pagine: 170

ISBN: 978-8860304377

Argomenti: società e scienze sociali, educazione, scrivere, formazione, psicologia

Intervista di Maria Giovanna Farina a Duccio Demetrio in occasione dell’uscita il 15 novembre del suo nuovo libro “Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione” (Raffaello Cortina 2011, 13 euro). L’intervista è comparsa anche sul sito “Siamo donne
L’intervista in forma integrale è ora pubblicata su L’accento di Socrate, sito di Maria Giovanna Farina.

Dopo tanti scritti e libri sulla scrittura di sé come Raccontarsi, Autoanalisi per non pazienti, La scrittura clinica, era necessario tornare ancora sull’argomento?
Questa volta mi sono proposto di offrire ai lettori qualche idea per comprendere i motivi che ci spingono ad amare la scrittura, a cercarla ben oltre le consuete esigenze, cioè quando ce ne avvaliamo per puro appagamento interiore, per ragioni del tutto personali e tale desiderio ci appaia suggerito da una necessità inconscia, più che da un tornaconto. Scrivere non è soltanto un dovere, connesso allo studio o al lavoro, è anche una passione disinteressata ed estranea ad ogni ambizione letteraria. Delinea la nostra storia all’insegna di una consapevolezza di vivere tutta particolare, è una diversa modalità di intrattenere rapporti: quando la voce viene meno o le sue parole siano inadeguate, malferme, troppe o troppo poche. La scrittura sa sfuggire alle leggi dell’utilità immediata, degli obblighi e dei rituali sociali più superficiali. Ci appartiene intimamente.

Cosa ci dà, dal punto di vista interiore, la scrittura?
La scrittura è una pulsione, dobbiamo assecondarla. Ci dona sensazioni di libertà creativa, riuscendo a turbare i momenti di quiete, mutandoli in un raccoglimento pensoso. Ci consiglia di rallentare il passo, ci spinge senza complimenti a guardare in noi stessi. Mentre scriviamo e dopo, quando le parole si asciugano. Ci spinge a cercare il silenzio, a sfidare il frastuono.

E veniamo ora al sottotitolo del libro: cosa c’entrano i miti con la scrittura? I Greci non inventarono una divinità della scrittura e prendendo le mosse da questa mancanza, viene messa al mondo una nuova Musa (la decima). Al di là dell’artificio letterario era necessario scomodare la mitologia classica?
Sì, era indispensabile, anche perché che io sappia, non si è mai stabilito un nesso tra il gesto di scrivere con le emozioni, i sentimenti, i significati che i miti contengono. Nota è la citazione di Carl Gustav Jung “Sono i miti che devono spiegarci e non noi loro”. I miti quindi, alcuni fra questi, da me prescelti e ripresi con poche righe, nuovamente ci chiariscono perché il nostro inconscio è attratto dalla scrittura

A chi si rivolge il libro?
Il libro si rivolge agli scrittori per diletto (non ai dilettanti che si dannano pur di pubblicare qualcosa anche di modesto), sono donne e uomini che, non soltanto da oggi, scrivono solamente per se stessi.

Alla Libera Università di Anghiari c’è una scuola di scrittura, è lì il luogo di incontro di questi scrittori per diletto?
Sì. Sono persone che non lo fanno sapere a nessuno, non partecipano a premi letterari: li definisco anche “scrittori senza lettori”, lavoro con loro e per loro. Scrivono per crescere interiormente, soprattutto.

Nel libro troviamo la ricostruzione delle origini di questa passione, che genere di rapporto è il rapporto/amore con la scrittura?
L’amore per la scrittura, il desiderio di intrecciare tra loro parole da noi create, perché da esse un senso appaia, un messaggio prenda forma, è indizio di un legame fatale. Diventa vano negarlo. Più forte e indissolubile di un affetto umano, è capace di aiutarci a comprendere la bellezza incontrata, sa trattenere gli istanti di gioia più luminosi mutandoli in un racconto. È una passione cui siamo predestinati, che non ci abbandona: se decidiamo di dischiuderle la porta, si accaserà in noi. Come un sesto senso, un campanello d’allarme, un animale domestico. Scrivere è intuire, è avvertimento prima che sia troppo tardi, è istinto capace di risvegliarsi all’improvviso. La scrittura ci è vicina nella sofferenza, non ci tradisce e assolve peccati altrui, ricorriamo infatti alla penna per sopportare il male di vivere, per uscire dal buio, per perdonare.

Insomma, la scrittura ci aiuta!
Sì, la scrittura ci aiuta a capirci di più o, per lo meno, a comprendere perché moltissime persone non ne possano fare a meno.

Duccio Demetrio fa parte di questa schiera?
Sì, sono tra costoro.

Qual è il bisogno che ha oggi la scrittura?
La scrittura ha bisogno di essere liberata dalla consuetudine che la ritiene soltanto una pratica o un oggetto di analisi linguistiche, critiche, storiografiche, ecc. Dobbiamo liberarla nondimeno dagli impieghi superficiali e melensi, talvolta troppo intimistici, che la relegano tra i buoni sentimenti, tra le care cose di ”pessimo gusto”. La scrittura, la più dimessa, cela in sé tutte le prerogative per diventare ed essere un grande argomento filosofico della nostra esistenza.

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