RECENSORE: Laura Tussi, .

Titolo: Terra in Bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia

Autori: Brunetto Salvarani, Odoardo Semellini

Prefatore: Luigi Ciotti

Editore: Il Margine ()

Collana: Orizzonti

Anno edizione: 2009

Pagine: 275

ISBN: 978-8860890429

Argomenti: società e scienze sociali, studi culturali e sociali, musica italiana, mafia

Recensione di Laura Tussi

Questo libro si discosta leggermente dal tipo di libri che abbiamo sempre segnalato in quanto si tratta della storia di un disco e della band che lo ha inciso. Credo che valga però la pena di conoscerlo.
Lo scandalo di un disco coraggioso. E censurato. Il canto del cigno di un complesso favoloso.La storia dei Giganti e del loro album anti-mafia.

Allegato al libro. L’album Terra in bocca dei Giganti è un esempio di come la musica possa mettersi al servizio della verità e denunciare l’ingiustizia raccontando al grande pubblico, con realismo e intensità, una storia di mafia. Grazie ai Giganti che, già trent’anni fa, nonostante il boicottaggio del disco e l’apparente sconfitta, alla mafia gliele hanno davvero cantate.
Luigi Ciotti (dalla prefazione)

I Giganti: Sergio, Mino, Checco e Papes. Il gruppo milanese, brand storico del beat italiano, dopo successi come Una ragazza in due, Tema e Proposta, chiude la carriera con un 33 giri intitolato Terra in bocca (sottotitolo, Poesia di un delitto). Un album concept dedicato ad una cruda storia di mafia, registrato nel 1971 e trasmesso una sola volta per radio, destinato a cadere nel dimenticatoio, insieme agli stessi Giganti.

Gli autori della fortunata “enciclopedia gucciniana” Di questa cosa che chiami vita ripercorrono la carriera artistica dei Giganti, con le testimonianze inedite dei protagonisti e una straordinaria
messe di materiali: biografia, discografia, filmografia, cover, testi del disco, elenchi dei concept album e delle canzoni sulla mafia…

Le relazioni, le speranze, le promesse di noi tutti sono attraversate, nell’arco della vita, dalle note della musica e dalle parole delle canzoni, che, quando promuovono l’impegno sociale, determinano la svolta, la storia del cambiamento.
La musica trasmette la passione, i sentimenti, le emozioni, i sogni che alimentano la volontà di giustizia e la fede nel rinnovamento, nel cambiamento innovativo e progressista.
I Giganti sono Sergio, Mino, Checco e Papes.
Il gruppo milanese, storicamente inserito ormai nel panorama del beat italiano, chiude definitivamente la sua carriera musicale con un 33 giri intitolato Terra in bocca, che propone il sottotitolo Poesia di un delitto.
Una cruda storia di mafia è narrata musicalmente in questo album concept, registrato nel 1971 e trasmesso un’unica volta per radio e in seguito immediatamente boicottato, ossia destinato all’oblio e fatto cadere nel dimenticatoio della storia della musica leggera italiana e del beat, insieme agli stessi Giganti.
L’album Terra in bocca, creazione del gruppo i Giganti, rappresenta il tentativo dell’impegno musicale di porsi al servizio della verità e della giustizia, affrontando scottanti tematiche sociali, per denunciare la criminalità organizzata e raccontare al grande pubblico una storia di mafia con una reale ed autentica attinenza alla realtà degli eventi e al contesto sociale, attraverso un’intensità sconcertante e sempre attuale.
Terra in bocca, Poesia di un delitto, è un disco rivoluzionario, una svolta radicale e imprescindibile di un gruppo musicale come i Giganti che cantano per primi l’argomento mafia, denunciando un delitto perpetrato dalla criminalità organizzata intorno alla lotta per l’acqua in un paese siciliano, tramite una scelta coraggiosa, ma fatale, che condurrà il gruppo musicale a cadere vittima di una subdola e spietata censura che li condurrà allo scioglimento definitivo.
Questa vicenda permette di ricostruire un crescente e avvincente spaccato della musica leggera italiana durante gli anni ‘70, in un realistico frammento storico del contesto sociale tormentato dal malcostume, dalla corruzione e dalla malavita, tramite la biografia drammatica delle vicende politiche del nostro Paese, in un messaggio più che mai attuale sulle incongruenze della società italiana.

 

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