consiglio di lettura di Carmine Lazzarini


Azzardo felice quello dei padri francescani nello scegliere un filosofo dell’educazione come Duccio Demetrio, per meglio focalizzare, attraverso l’indagine dei non molti scritti (una trentina in tutto) a lui attribuiti o attribuibili, gli aspetti centrali della concezione di vita umana e cristiana di frate Francesco, onde comprenderne più a fondo l’esperienza sofferta e gioiosa insieme, il senso di una esistenza improntata ad una fede vissuta fino all’esaurimento fisico nella ricerca della “perfetta letizia”, all’apertura fiduciosa a tutti i viventi e al creato intero.

Scelta a prima vista opinabile, dato che Demetrio si è sempre esplicitamente dichiarato non credente, anche se costantemente aperto al mistero del vivere e alla ricerca di senso in un cammino che vede spesso affiancati uomini/donne di fede e soggetti che la fede non intendono abbracciarla. Né è specialista in storia del cristianesimo o in filologia romanza, né è medievalista, biografo di santi o di mistici, mentre invece è conosciuto come grande esperto nella scrittura autobiografica, appassionato lettore di storie di vita, di ego-narrazioni, nelle loro diverse, molteplici declinazioni.

Felice azzardo, comunque, in quanto ne è uscito uno studio, “Scrivi, frate Francesco. Una guida per narrare di sé”, per diversi aspetti sorprendente. Un testo originale, che apporta qualche cosa di nuovo sia agli studi francescani sia al mondo dell’autobiografia, per il particolare angolo di visuale scelto – l’approccio autobiografico applicato ai testi di Francesco e su Francesco – ma anche per il tipo di coinvolgimento offerto al potenziale lettore nonché autobiografo.

La figura di frate Francesco è giunta a noi attraverso innumerevoli immagini, proposte, ricerche biografiche, molte coeve o poco lontane dalla sua presenza terrena, moltissime altre sviluppatesi nel corso dei secoli, per cui è difficilissimo, se non impossibile coglierne i contorni originali. Addirittura si è aggiunta assai di recente, nel 2014, un’ulteriore vita del santo di Assisi, pubblicata da Jacques Dallarun: Vita beata del padre nostro Francesco, attribuita a Tommaso da Celano. Uno dei maggiori studiosi di S. Francesco, Grado Giovanni Merlo, giunge a denunciare la continua moltiplicazione di “Franceschi”, che durante i secoli e ancora oggi ci sono stati proposti fino a rendere la sua personalità sfuggente o incomprensibile. Per interrompere tale sovrapposizione di incrostazioni e maschere, lo studioso enuncia una tesi radicale: il Francesco “per noi” non esiste, ma esiste solo “Francesco in se stesso”, come si può ricavare dai suoi scritti.

Esigenza condivisibile, destinata a rimanere aspirazione, laddove si sia convinti che un testo diviene tale solo nell’incontro con un lettore, che finisce sempre per prestargli la sua voce, inquadrandolo nelle coordinate culturali della propria visione del mondo, filtrando i dati biografici del testo attraverso il suo linguaggio, la sua memoria, il suo subcosciente. Tanto più se, come nel caso di frate Francesco, i racconti su di lui si sono fin da subito moltiplicati in un intreccio inestricabile di dati storici e spunti agiografici, calati in un universo favoloso. Demetrio sceglie un’altra strada, anche perché si dichiara né storico né teologo, ma “profano ammiratore della sua figura”, che offre un piccolo libro “simplex et illetteratus”, per comprendere quale genere autobiografico emerga dalle parole di Francesco collocate nella più vasta letteratura francescana.

Lo specialista del genere autobiografico, dunque, va a rileggere gli scritti di frate Francesco, a partire dal suo Testamento, in modo inedito, seguendo una metodologia autobiografica consolidata: ascoltare quanto la voce del testo dice di sé, interprete ultima e assoluta del senso di una vita, soprattutto se le parole sono pronunciate poco prima della morte e dunque testimonianza definitiva di una visione della fede, dell’uomo, dell’esistenza. “Il Signore dette a me, frate Francesco d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e io usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo”. Come dubitare del taglio autobiografico dello scritto? Un’autobiografia, però, non centrata sul sé, ma sul “noi”, su una vita dedita alla predicazione evangelica.

Ne esce un Francesco come "scrittore di sé" e non solo, che racconta fatti ed esperienze personali con una sincerità disarmante, fino a denudarsi (non solo metaforicamente) di fronte ai confratelli e ai possibili lettori a venire, confessando peccati e tentazioni, ma anche le sue sofferenze per i dolori del mondo, che ce lo consegnano come figura tragica, col timore di essere tradito dai suoi confratelli. Testimonianze dirette, che indicano quanto grande sia la sua libertà di pensiero, quanto profonda la sua capacità di intrecciare momenti di quotidianità con l’aspirazione alla trascendenza, come quando scrive una lettera a donna Jacopa di venirlo a visitare per l’ultima volta, essendo in punto di morte: “E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. Ti prego ancora che mi porti di quei dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma”. Come sempre un santo assai umano, dunque.

Ma ciò non basta. L’autore sostiene che per capire frate Francesco, al di là di tutte le incrostazioni che spesso hanno finito per deformare o nascondere la sua figura, occorre «mettersi in gioco», naturalmente con la penna tra le dita, in prima persona, ripercorrendo gli esercizi di scrittura che il santo compì su se stesso, fino a scoprire aspetti di sé del tutto imprevisti: conoscendo meglio l’uomo di Assisi, nelle vesti di guida ideale per la propria autoanalisi esistenziale, conoscere se stessi.

"Quando, finalmente, dalla fine dell’Ottocento si prese a rivalutare le pagine del nostro autore, vergate di propria mano o dettate ai suoi solerti scrivani, fu un altro universo che apparve. In esse c’è di tutto, anche quanto si cela tra le righe è fonte autobiografica. Francesco ci parla di sé, esprime le sue convinzioni, si affida all’amore che nutriva per il genere della lauda poetica, si batte per evitare le degenerazioni dell’ordine da lui nato e ciò è dato ritrovare tanto nelle sue lettere, quanto nelle ammonizioni ai confratelli. Qui sosterrò un’opinione, certo non nuova, con la quale invito il lettore a confrontarsi con la penna in mano per scoprire le tracce di Francesco nella propria storia personale".

Una specie di viaggio in quell’inconscio collettivo francescano che si è inevitabilmente stratificato dentro ognuno di noi, nel quale diviene difficile scorporare il dato storico e l’esigenza di romanzesco, il documentato dal fiabesco. “Francesco è colui che ha sfidato l’autorità paterna, che ha scelto di essere povero tra i poveri, che ha raccolto seguaci, che è stato tradito, che ha parlato agli uccelli e ai lupi, che ha persino impressionato papi e potenti, saraceni e nemici di ogni sorta. Francesco è la bontà, la giustizia, il riscatto, il pentimento e la penitenza, la dolcezza e l’umiltà, la gioia di vivere nonostante ogni tribolazione, la pace”. Ma è anche colui che ha dato alla terra una voce, accogliendone la povertà creaturale, che abbisogna della amorevole cura della più importante delle sue creature per persistere nella sua poesia e nella sua straordinaria bellezza (come tra l’altro è scritto apertamente nell’enciclica di un papa che ne ha assunto il nome).

Frate Francesco attraverso la testimonianza dell’intera sua esistenza come uomo della terra, avendo condotto su di sé uno studio profondissimo del suo animo, ci invita a seguirlo attraverso la scrittura e attraverso la nostra azione nel mondo. Scrive Demetrio: “Francesco, certo non è solo nella storia della lotta millenaria tra il bene e il male, rappresenta una pietra miliare – ci consente di decifrare le nostre cronologie di vita quando e dove certi eventi si sono adempiuti – e angolare. Un termine di paragone, rispetto al nostro esserci allontanati dai suoi valori o viceversa averli accolti e perseguiti”.

Autore: Duccio Demetrio
Titolo: Scrivi, frate Francesco. Una guida per narrare di sé
Edizioni: Messaggero
Luogo: Padova
Anno 2017

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