RECENSORE: Carmine Lazzarini, .

Titolo: A scuola di autobiografia. Gràphein

Autori: Ludovica Danieli, Donatella Messina

Editore: Gruppo Mimesis (Milano)

Collana: Quaderni di Anghiari

Anno edizione: 2018

Pagine: 142

ISBN: 978-8857548814

Argomenti: scrivere, società e scienze sociali, educazione, psicologia, filosofia

a cura di Ludovica Danieli, Donatella Messina

Se ha ancora valore la tesi di Piero Bertolini che la potenza educativa di un educatore o di una educatrice consiste nella sua capacità di “prospettare all’educando possibilità esistenziali a lui non ancora note e da lui non ancora sperimentate, ma neppure note o sperimentate in modo assoluto o definitivo dallo stesso educatore” (L’esistere pedagogico, 1988), penso che questo assunto pedagogico si cali perfettamente nei percorsi autobiografici della LUAA, così opportunamente presentati dalle due autrici.
Il merito delle quali consiste essenzialmente nell’avere steso pagine con una scrittura limpida, accessibile e nello stesso tempo profonda, poetica, tale da aprire anche a chi le scorra importanti momenti di riflessione sul fare scrittura di sé, sul leggere se stessi, sul comprendere i testi che vengono sottoposti o che trova lungo il cammino, in modo che l’esistenza sia sempre in perenne ricerca di identità più evolute. Le autrici citano Roland Barthes, quando sostiene che nel silenzio ogni scrittura di sé ripercorre il tema di sempre, irrisolvibile, della filosofia: la dialettica tra essere e divenire. Il ripercorrere le fasi, le tappe, le svolte, i ritorni impossibili della vita individuale: le metamorfosi e le discontinuità. Le fasi e le stagioni, il peregrinare, potremmo dire, vero Itaca o l’Isola che non c’è. Ma nello stesso tempo in cui si realizza, la scrittura ci restituisce singoli momenti, istanti, volti, eventi cruciali, tanti piccoli haiku, che vanno poi tessuti insieme, in modo che i singoli fotogrammi divengano film. Perché è nella continuità di una narrazione che è possibile trovare un senso a se stessi e al mondo. La vita permane nel divenire.
Memoria, narrazione, scrittura. Questa la trinità laica di Graphein, dei seminari o percorsi anghiaresi. Memorie, narrazioni, scritture per sé e per il “prossimo”. Nel testo si cita una testimonianza di Annamaria Firinu: “Raccontare ciò che si è vissuto è anche un modo per sentirsi parte dell’umanità, per condividere con i propri simili il dolore, la disperazione, ma anche l’energia che ci ha consentito di rialzarci, per lasciare una piccolissima eredità a chi senta il bisogno di attingervi”. Non a caso Thomas Merton ha scritto che ci sono due modi opposti di far fronte alla caducità: “la vita sfugge dalle nostre mani, ma può sfuggire come sabbia o come semente”. E le scritture autobiografiche dei corsi Graphein hanno molto a che fare col dissodare il terreno, frantumare le zolle, seminare, in attesa fiduciosa della possibilità di “e-ducere”, portare fuori, ciò che aveva bisogno di un maggiore respiro, un allargamento delle possibilità esistenziali.

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