RECENSORE: Roberto Scanarotti, .

Titolo: Svegliarsi negli anni Venti.

Autore: Paolo Di Paolo

Editore: Mondadori (Milano)

Collana: Strade Blu

Anno edizione: 2020

Pagine: 192

ISBN: 8804731435

di Paolo di Paolo

Che cosa vuol dire “svegliarsi negli anni Venti” del Duemila? In che modo viviamo o pensiamo di vivere questo nuovo decennio che si è aperto nell’atmosfera funesta e disorientante della pandemia? Paolo di Paolo si è posto queste e molte altre domande, ed è così che da tre editoriali pubblicati su Repubblica ha preso corpo e vita il progetto della sua ultima fatica letteraria, intitolata, Svegliarsi negli anni Venti.

Non certo romanzo, ma neanche saggio allo stato puro, la nuova e caleidoscopica opera di Di Paolo può essere letta come un originale reportage filosofico-letterario a sfondo autobiografico, focalizzato su pensiero, fatti, emozioni e costumi sociali di due decenni – o forse dovremmo dire “ere” – esaminati e messi a confronto. L’età del jazz, della crisi dell’io e dell’arte moderna, della nascita delle grandi dittature (e di paure d’altro stampo) contrapposta all’età dell’iperintelligenza, quel “novacene” descritto da uno scienziato americano che spinge a “usare i computer per progettare e costruire altri computer”. Gli anni Venti arrivavano allora con le illusioni delle promesse e il riaffiorare di minacce, non diversamente dall’indecifrabile entrata in scena degl anni in cui viviamo il nostro disorientamento.

“Svegliarsi negli anni Venti – spiega  l’autore sul suo sito – l’ho immaginato come un corridoio spazio-temporale tra due secoli – futuristi, futurocrati, feste dell’Età del jazz e aperitivi negati, Thomas Mann e la rabbia sociale, Kafka e gli spettri di WhatsApp”.

Seguire le orme dei viaggi compiuti da Di Paolo, reali e intellettuali, è impresa stimolante a affascinante. Sembra di essere al suo fianco, nel viaggio in quel corridoio di un tempo “molto inquieto”, mentre procede, osserva e si interroga. È anche un istruttivo resoconto di un viaggio nel tempo e nella memoria, quello proposto da Di Paolo. Lo confermerebbero le stesse domande che sono poste in apertura delle diverse parti in cui l’opera è ripartita, non dissimili da quelle che si pone chi si accinge a scrivere di sé: Che ore fai?; Dove Sei?; Con chi ce l’hai?; Che cosa sai?; Che cosa provi?; e poi le ultime due, decisive: Ti fa paura il futuro? Ti senti bene? Dando voce ai personaggi che hanno fatto la storia della cultura mondiale, noti e meno noti, il libro dice, evoca, suggerisce e provoca. Le citazioni e gli aneddoti spaziano da Freud a Woolf, da McEwan a Mann, da Brecht a Gobetti, da Hemingway e Fitzgerald  a Houellebecq e da moltissimi altri autori più di nicchia cari a Di Paolo e che poi si vorrebbe davvero conoscere. Tutti, indistintamente, maestri e protagonisti alla prova del cambiamento, in una società che reinventa in continuazione valori e confini, e alimenta eterni desideri.

Svegliarsi negli anni Venti, come si è accennato, è anche un testo che si può leggere da una prospettiva autobiografica. Nella polifonia del tempo considerato, una voce solista occupa infatti un ruolo tutt’altro che marginale, ora evidente, ora appena intuita. Ed è quella di Paolo, in queste pagine io-narrante privo di maschera, non deputato a garantire la sola tessitura narrativa, ma misurato corifeo che sa porgere con generosità il senso della propria testimonianza.

 

Paolo Di Paolo è nato nel 1983 a Roma. È autore, fra l’altro, dei romanzi Dove eravate tutti (2011, Premio Mondello), Mandami tanta vita (2013, finalista Premio Strega) e Lontano dagli occhi (2019, Premio Viareggio-Rèpaci). Ha scritto libri per bambini, testi teatrali e saggi (Vite che sono la tua. Il bello dei romanzi in 27 storie, 2017). Collabora con “la Repubblica” e conduce su Rai Radio3 “La lingua batte”. Nel 2020 ha ricevuto ad Anghiari il premio del Centro Nazionale Ricerche e Studi autobiografici “Athe Gracci” per la sua attività di scrittore e saggista.

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