RECENSORE: Carmine Lazzarini, .

Titolo: Il viaggiatore parallelo. Fotografie e scritti in diretta dal treno

Autore: Roberto Salbitani

Editore: Contrasto (Roma)

Anno edizione: 2019

Pagine: 126

ISBN: 978-8869657986

Il viaggiatore parallelo. Fotografie e scritti in diretta dal treno.

di Roberto Salbitani

Una cinquantina di immagini in bianco e nero, in contrappunto con le pagine di diario di viaggio degli anni 1974-1982, riproposte dopo molti decenni. “Il senso di questa mia fatica lo capisco meglio oggi a quarant’anni di distanza: per riassumerlo in due parole, ho cercato di dare risalto all’intimità segreta e sfuggente di quelle esistenze in transito di cui mi sono invaghito nel corso di tanti tragitti. Desiderando di sottrarle all’evanescenza del tempo, prolungando quel loro esistere lì in quel punto del mondo, in quella irripetibile frazione di spazio-tempo”.

Da questo punto di vista il fotografo, che si fa narratore, diviene un interprete privilegiato, che ha saputo riporre nel suo “tabernacolo fotografico” momenti sacri, trasformando situazioni irripetibili in epifanie. “In un istante tutto è andato, quei fiori inebriati di luce e questi viaggiatori annoiai non si incroceranno certamente più nell’arco dell’esistenza… Per me sentirsi sempre in “viaggio” vuol dire restare pronto a ricevere questi doni. C’è qualcosa di più bello e di più utile del testimoniare le splendide coincidenze che l’abile regia del caso pone sulla mia come su tutte le strade?”.

In questo passaggio si comprende la cifra stilistica di Salbitani fotografo: il cogliere ogni figura in un sovrapporsi di piani, in un incrocio di momenti, in una fuga di spazi. Scrive: “l’eccitazione visiva aumentava quando alla polifonia di eventi che avevano luogo all’interno dello scompartimento si sovrapponeva ad un’altra fatalità: quella che dirigeva la trasmissione di vedute sempre mutanti provenienti dal finestrino. Se già la combinazione dei viaggiatori all’interno del treno procurava dei temi visivi affascinanti, l’accostamento delle loro figure – talvolta fortuito ma quasi sempre sperato e tenacemente atteso – alle vedute del mondo che filtrava dai vetri, era una palestra eccitante di combinazioni visive”.
Occorre sapere sfruttare questa potenzialità della fotografia, che mette in relazione le cose, anche quelle distanti e totalmente staccate le une dalle altre, svelando simbologie impensabili fino a quell’istante. Creando collegamenti tra il dentro e il fuori, tra l’io e il mondo: “Scorro sui binari dello spazio e del tempo guardando da dentro il paesaggio di fuori, e ritornando da fuori a pensarmi e guardarmi dentro. Non avviene sempre, certo, ma quando sono in simbiosi con lo scorrere del treno, anche la mia penna traccia filante il suo binario d’inchiostro”.

L’autore fotografo si autodefinisce “predatore d’intimità”, non nel senso che “ruba” l’intimità ai soggetti di ogni età che incontra casualmente, ma in quanto la sua istantanea coglie l’occasione di un incontro prezioso e irripetibile, per uscire dalla sua solitudine, innescando un libero immaginare di emozioni e figurazioni tra il reale e il fantastico: “Ciò che del viaggiare in treno prediligo è che nulla impedisce alla mia immaginazione di correre via libera. Divengo un viaggiatore parallelo”.

Il viaggiatore parallelo indaga il rincorrersi continuo di immagini e di parole, le loro analogie, le loro irrimediabili differenze, per incrociare quelle vie del mondo che sollevano interrogativi. “Le parole posso sceglierle con precisione e quella combinazione è solo mia, le immagini invece hanno la mia impronta ma disciolta in quelle apparenze del mondo esterno che ho adottato in quel preciso momento. Il fotografo deve essere sufficientemente umile da accettare che “l’altro da sé”, cioè le apparizioni del mondo, partecipi delle sue scelte, delle sue realizzazioni”.

Ma un interrogativo pone il diarista: se il viaggio “è sempre attesa di un viaggio che deve ancora avvenire”, se il viaggiatore “è una larva inquieta in perenne attesa che gli spuntino le ali”, tutto ciò era vero nel passato, quando il treno aveva gli scompartimenti, lunghi corridoi, vicinanze ricercate o subite, sostava o procedeva lento. Ma oggi, sono ancora possibili questi avventure? Amara la conclusione: “Viaggio”, la parola salvifica sulla bocca di tutti. L’unica via di fuga rimasta. Tutti circumnavighiamo intorno al mitico atollo dei Mari del Sud e intanto questo è sprofondato senza che ce ne accorgessimo. Non più terre lontane e inesplorate, solo viaggi intorno alle proprie sedie. E’ rimasto solo il viaggio interiore, dentro il nostro immaginario, con tutte le nostre aspettative di salvezza. Ma anche questo atollo mentale si sta inabissando e l’interiorità è già data tra i dispersi. Tra gli scomparsi ci sarà presto anche l’Incanto”.

 

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