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A Philippe Foster, scrittore e saggista francese, è stato conferito il 63° Premio Letterario Internazionale ‘Fiction-Non Fiction’ CEPPO – Pistoia.
La motivazione che segue è a cura di Benedetta Centovalli, della Giuria del Premio, componente del Consiglio Scientifico della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.”
“Il 63 Premio Ceppo Internazionale Fiction-Non Fiction per il 2019 è stato assegnato a Philippe Forest per la sua produzione letteraria e in particolare per  Tutti i bambini tranne uno (L’enfant éternel, 1997, prima edizione italiana, 2005), adesso riproposto da Fandango, e per il nuovo romanzo Piena (Crue, 2016), appena pubblicato sempre dallo stesso editore, entrambi per la traduzione di Gabriella Bosco. Forest, tra i più significativi scrittori francesi, è autore di numerosi saggi di letteratura e di sette romanzi, ma potremmo affermare senza timore di sbagliare che tutta la sua opera letteraria origina dalla sua vicenda personale, la morte della figlia a soli quattro anni per sarcoma osseo, e intorno a questa scrive ora con la volontà di testimoniare il proprio lutto, ora di ricostruire attraverso altre esperienze la propria. Alla ricerca di una verità nuda che l’autore interroga nell’evidente impossibilità di comprenderne il significato, la frontiera tra romanzesco e autobiografia viene continuamente messa in gioco, cancellata, attraversata. Così lui stesso scrive nella Ceppo Regione Toscana Lecture, rendendo omaggio al Premio: “ci sono ormai lettori, tra i più giovani e meno informati, che pensano che Tutti i bambini tranne uno racconti una storia inventata e altri dotati di sufficiente fiducia nella finzione per credere che Piena riferisca una storia vera”.
Forest ci accompagna con coraggio nei territori dove la coscienza si disfa e si perde e dove siamo obbligati a sprofondare dentro la notte. La lettura dei suoi libri è un’esperienza totale, un viaggio ai confini del desiderio, del dolore e del lutto, perché la memoria non si dissolva. La sua parola – affilata come un grido – è un compasso che si muove sui due versanti della vita e della letteratura, senza consolazione né conciliazione, senza risarcimento né giustizia.
Tutti i bambini tranne uno e Piena si possono leggere a specchio, nel primo romanzo la vita si rifrange nell’indicibile, in ciò che non si può raccontare, nell’ultimo la letteratura tesse la sua tela di ragno e avvolge il dolore, lo modella, e lo trasforma in una specie di racconto filosofico, in una favola fantastica. Sono libri ispidi, indigesti, è difficile parlarne senza condividere il disagio che ne ha accompagnato la stesura, ma anche senza quel senso di liberazione che ancora la letteratura può dare quando risponde all’appello dell’impossibile e ci conduce davanti a quella verità non traducibile da cui di solito siamo abituati a distogliere lo sguardo.”

Benedetta Centovalli
Giuria Premio Ceppo Internazionale

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