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Anghiari, 30 Agosto – 1 settembre 2019

SCRITTURE D’AMORE. FORME E DECLINAZIONI DELL’AFFETTIVITÀ
Dov’eri, cosa pensavi, cosa facevi,
quando la freccia di Eros ti trafisse per la prima volta?
Vito Mancuso

Si scrive d’amore per cercare amore. Per donarlo, per renderlo ancor più abbagliante. O per non perderlo. Si scrive per offrirne all’altro o all’altra l’unicità. Per trasformarlo (erotico, coniugale, filiale, familiare, amicale) in poesia, racconto, memoir, appunto segreto. Per ritrovarne quell’epos, che si credeva ormai perduto, almeno in pagine di nostalgia e in parole irruenti o pazienti o presuntuose che restino, per insegnare ad altri la parola amore. Per riviverne l’ elegia. Per nasconderlo, a chi si è amato, per gridarlo quando l’amore sia dolorosamente, o finalmente, migrato altrove. Si scrive per lasciarsi o per ritrovarsi: alla ricerca di altre metamorfosi affettive. Per convincersi di più che si sia stati innamorati o che sia forse accaduto in sogno. Scriviamo d’amore al passato, al presente o per offrirgli un futuro. Per crederci ancora o per dimenticarlo. Per perdonare chi più non ci ama, per scrivere il rancore, la gelosia, il rimpianto. Per sedurre, circuire, ingannare, tradire, riconciliarsi. Quando non avvertiamo il bisogno di scrivere a chi amiamo, l’amore può dirsi finito, sbiadito, annoiato. Forse mai iniziato. Ma scrivere d’amore, oggi, è ancora possibile? In tempi dove sia l’amore che lo scriverne appaiano non aver più tempo d’ attardarsi. Per amarsi di più e meglio, per scoprire quanto potente e rigenerante sia scriverne. Se, per scrittura, intendiamo tanto quel tenero, premuroso, sollecito gesto d’affetto che lascia pagine dietro di sé, anche soltanto per sé, quanto la vertigine che soltanto l’autentico saper amare conosce. Non c’è autobiografia che non sia un inno, un cantico, una preghiera in omaggio alle diverse forme d’amore. Che non lo risvegli, non lo riscopra, non lo salvi. L’amore cerca la scrittura pur nell’impaccio della penna, ne ha un bisogno intellettuale, spirituale, semplicemente umano. Quando racconta sentimenti e altre passioni: l’amicizia, la pietas, la carità, la cura, la riconoscenza e la solidarietà. Quando l’amore si trasforma in attrazione sublime perla bellezza, la giustizia, la natura, la ricerca di Dio, del silenzio in una solitudine feconda. Quando altri destinatari – un paesaggio, un albero, un passero, un’alba d’autunno – non potranno mai leggere di queste sorprendenti specie d’amore e risponderci in parole. Se non nelle fiabe.
Duccio Demetrio

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