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A proposito del Festival dell’Autobiografia 2019 appena concluso.

Quando un festival come quello che abbiamo vissuto in questi giorni, condividendolo con oltre 350 iscritti entusiasti di trovarsi nel nostro borgo, venuti ad Anghiari (anzi accorsi) da tutta Italia, ogni stanchezza sembra svaporare. Nel desiderio di pensare subito ad un tema per il prossimo anno, in grado di mostrarsi più coinvolgente ancora (Quale sceglierà il consiglio scientifico? Ad esempio: Passaggi e cambiamenti? Scrivere il corpo? Dalla città alla campagna? Le parole dei sentimenti? Racconti di viaggio?…). Il mio piccolo delirio, non di onnipotenza per carità, ma perfezionistico seppur sempre esposto alle mie e nostre fragilità, mi e ci dice che nell’ansia gioiosa di far sempre meglio non bisogna mai interrompere il flusso di coscienza che una manifestazione come questa accende e rivendica. Non si placa fin dal lunedì la ricerca di altri ospiti illustri di ogni campo del sapere e, per noi importantissimo, degli autobiografia e dei biografi “per diletto” e per impegno culturale, sociale, civile, clinico. Inoltre, sempre più in grado: (a) di comprendere e condividere la nostra filosofia, il nostro progetto umano e umanistico; e inoltre (b) di tornare a casa con la sensazione di aver vissuto un’esperienza bella, indimenticabile, unica, estetica, cenacolare, anche. Vado dicendo da tempo che il festival della Lua è un anti-festival, in verità. Per noi che ci ritroviamo in gran quantità, dopo molto tempo, almeno una volta all’anno è difatti piuttosto una “festa grande” (per parafrasare un titolo di Cesare Pavese), che vorremmo rendere sempre più accogliente e ricca di sollecitazioni nuove per coloro che hanno le idee ancora un po’ confuse sul senso della scrittura di sé, per sé, per gli altri; oppure, che a testa bassa, come referenti territoriali, vanno creando in città e borghi i nostri Circoli di scrittura e cultura autobiografica. Chi pensi di far paragoni con i grandi e danarosi eventi di Torino, Mantova, Modena, Sarzana, Pistoia, ecc. non ha compreso quale sia la nostra identità morale, educativa, visionaria: pur sempre in divenire e felicemente instabile, ma non a bricolage. Né quali siano le nostre inadeguatezze viventi e educatrici. In questi luoghi autorevoli e di fama meritata, non vengono invitate a raccontarsi, a leggere le loro storie, a condividerle, persone i cui scritti mai verrebbero letti in pubblico come invece da noi accade. Noi offriamo momenti di sapere, momenti di partecipazione attiva, momenti di convivialità e scambio di esperienze. In questi tempi non solo tutto ciò non è poco, è doveroso. Chi cercasse soltanto parole colte, perfette come tratte da “un libro stampato”, non è necessario venga a trovarci, sfidando chilometri e chilometri, il rischio di non trovar da dormire, le code interminabili sulle strade. Leggeremmo la sua disdetta e scontentezza nei suoi tratti del volto a piega amara. Alla Lua di Anghiari, insomma, si viene per amicizie durevoli; per entusiasmo seminato a profusione nei nostri corsi e seminari; per imparare il coraggio di intraprendere quanto vorrebbe realizzare da chi abbia già scritto qui la propria storia.


Duccio Demetrio

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