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Auguri con monito per il 2020.

Non c’è un altrove che sia già pronto. Manca il sentimento della cosa ulteriore o del futuro,
ma è una mancanza apparente, il futuro arriva, arriva sempre.
Per ora disponiamo del giorno dopo. E il giorno dopo è quasi sempre una macchina di demolizione di quello che si è costruito il giorno prima.

FRANCO ARMINIO[1]

[1] Tratto dalla raccolta Per tornare insieme nella casa del mondo, Animamundi Edizioni, Otranto (Lecce), 2018, p. 8.

La felicità che provavo ritrovando il passato
non veniva da una eccitazione puramente personale,
ma, al contrario, dal sentire che la mia mente era come se si ampliasse e stesse crescendo forgiando il futuro.

                                                                                    MARCEL PROUST

Quando la fine di dicembre si avvicina, un’antica consuetudine a quanto pare ormai passata di moda ci dovrebbe vedere intenti “a far buoni propositi”. Per il domani imminente o per un giorno indefinito ancora lontano. Purtroppo, però, ammesso e non concesso che questo rito privato non si sia del tutto estinto (comunque essenzialmente intimo, celato ai più, dal sentore diciamolo un  poco catechistico) accade quasi sempre che molte, se non tutte, tra quelle lodevoli aspirazioni siamo destinate a dileguarsi in attesa del successivo Capodanno.
E allora per lo più in sordina ci giustifichiamo, sostenendo che questi atti mancati fanno parte in fondo del “gioco della vita”, che nessuno li può ragionevolmente evitare e che non c’è nulla di male si ci abbiamo ripensato o nello scorrere dei mesi li abbiamo rimossi. Grandi cultori delle arti della dimenticanza e della discolpa arriviamo ad aggiungere anche che, probabilmente, la nostra dismissione dell’impegno già cagionevole a suo tempo preso con noi stessi  ha dovuto confrontarsi (perdendole) le sfide con le  responsabilità altrui. Dal che, con un sospiro liberatorio, ecco che se non siamo riusciti a rispettare quei piccoli o grandi propositi, ci dedichiamo a cose più importanti.  Il rinviare sine die ogni programma di revisione degli errori, di superamento delle codardie e delle pavidità è un modo assai diffuso, ipocrita e filisteo, che ci mette l’ animo in pace. Al di là delle giustificazioni, dei pretesti, delle scuse più o meno sincere al nostro prossimo che avesse creduto nelle nostre promesse, forse potremmo assolverci, o esserlo da chi abbiamo deluso, se l’ occasione potrà essere valsa a accendere una presa di coscienza, un ripensamento autentico, né frettoloso né spicciolo. In buona sostanza, qualora – e sarebbe auspicabile – ci dedicassimo di più  per decenza  e abitudine quotidiana  a interrogare  le ragioni  soggettive e obiettive a causa delle quali “i buoni  propositi”  man mano siano andati in fumo ancora una volta, ebbene, la consapevolezza dello scacco subito o inferto sarebbe cosa se non proprio dabbene almeno giusta. Oppure, ancora,  se quel che desideravamo fosse, a conti fatti, francamente da ritenersi  irraggiungibile, troppo ambizioso, un patto da rispettare  superiore alle nostre forze, la conclusione non potrebbe che dirsi come minimo onesta. Insomma, la comprensione delle cause e delle concause del tradimento di quelle  intenzioni, null’ altro che sguardi fugaci rivolti al futuro,  entrerebbe a far parte dell’ arte morale oggi quanto mai in disuso del discernimento. Della analisi dei fatti, delle scuse dovute, dei cambiamenti necessari. Laddove, per allenare la presa di coscienza auspicata, la cura della scrittura autobiografica si rivelerà il rimedio più sicuro e non consolatorio (rileggiamo dunque Sant’ Agostino, de Montaigne, Pascal, ecc. e in loro scopriremo il come agire di conseguenza) che mai sia stato inventato per portare i buoni propositi là dove desideravamo si potessero realizzare.
Quindi per mantener fede ad impegni che non potranno che sollevare –in qualche caso- un opportuno dibattito interiore con noi stessi,  altra via non resta che non sia quella di scrivere di tutto ciò. E già questo sarebbe un ottimo proposito, per altro  sostenibile, in occasione dell’ anno nuovo alle porte, per  rendere una routine dovuta l’impresa di imparare a rispettare gli appuntamenti futuri necessariamente riesaminando il passato. Noi alla Libera, tali  intendimenti non solo al transitar dell’ anno,  cerchiamo di metterli sotto pressione non poco. La coscienza critica soprattutto verso la nostra persona, non la sospensione del giudizio, bensì il suo esercizio meticoloso, rappresentano dei capisaldi della nostra prospettiva etica fin dagli inizi della nostra avventura, iniziata ormai  ventidue anni fa.   Costituiscono il filo rosso esplicito o latente del lavoro autobiografico che ci vede  ormai coinvolti come una consuetudine autocritica  ineludibile. Per migliorare il servizio che la nostra Associazione è in grado di offrire a chi non cessa di raggiungerci ad Anghiari anche da molto lontano. Ma occorre aggiungere forse che la locuzione “buoni propositi” e il loro rispetto è assai meglio riguardi le nostre vite individuali e lasci il posto alle “buone finalità” sociali, culturali, di pratiche memorialistiche alle quali tentiamo di essere fedeli. Abbiamo una urgente necessità, in ogni dove e ambito del nostro Paese, che le finalità ritrovino il loro senso strategico, che si dismetta di vivere alla giornata, che il passato diventi fecondo per i giorni in attesa di diventare presente. Finalità è un termine che, paradossalmente, contiene in sé sia la bellezza audace pacificatrice di ciò che mira ad uno scopo, sia l’apprensione inquieta per  ciò che è destinato a finire. Ma aspira  ricominciare in altre forme se ci crediamo e per altre mete; nella costanza di  voler procedere controcorrente, mai di abbandonarsi alle risacche di ogni sorta. Avere delle finalità e tentare di raggiungerle è sempre stata la grande tensione della Libera.
Che cosa del resto ci rammenta la parola  in questione -a livello reale e simbolico- se non un atto intenzionale e di coraggio? Dalla bonarietà un po’ oratoriale dei buoni propositi natalizi, si tratta di non venir meno a quella più adulta e certamente meno gioviale  dei buoni progetti  che sorreggono e materializzano le finalità che più ci convincono e coinvolgono in prima persona. Non ci sono però finalità se queste  non sappiamo  declinarle nella nozione di una progettualità che possa ispirarsi e attingere al bisogno di poggiare su idealità civili, umane, umanistiche da condurre a concretezza. La parola  ci getta nella mischia dell’ esistenza per la concretizzazione di valori universali come la solidarietà, la libertà di pensiero, la accoglienza.  Letteralmente la parola esprime uno sporgersi in avanti osando e esponendosi; è un guardare ben oltre le fallacie e i tranelli  degli   attimi fuggenti; è un avventurarsi verso l’incognito, nella consapevolezza che quale sia il progetto in gioco non si può fingere di dimenticare il  passato nel suo valore drammatico e storico, nelle sollecitazioni che ci provengono dalle nostre vissute che reclamano di essere raccontate e scritte.
Perché queste riflessioni alle soglie del 2020?
Perché gli auguri per uno straordinario  nuovo anno da parte di chi ha fondato la Libera Università dell’ Autobiografia di Anghiari e da chi ne è la Presidente, a nome di tutti coloro che l’hanno resa e la rendono ogni giorno la grande presenza nazionale che è diventata, guardano sempre ai giorni che verranno con la mente e il sentire della razionalità, delle regole necessarie, della trasparenza, del rispetto reciproco.
Siamo una Comunità che da ventidue anni offre alle persone l’ opportunità di  trarre dalle proprie “ricordanze” scritte gli indizi necessari a rileggere i propri giorni da diseppellire dall’oblio  presente. Anche rispetto ai buoni propositi, alle finalità, ai progetti, alle idealità dimenticate o ad un certo punto  disertate.    Noi promoviamo scritture di sé non da abbandonare poi in un cassetto, in un archivio, né persino in un libro, ma per farne materia vivente di consapevolezza, affidabilità, poesia e impegno ben oltre noi stessi.  Auguri!

Duccio Demetrio                 e                 Stefania Bolletti
Fondatore                                                         Presidente
della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari
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