Anghiari, 11-14 novembre

DAL CONFLITTO ALLA RELAZIONE POSSIBILE
Le parole della trasformazione
A cura di Marisa Nardini

La scrittura presiede alla “riparazione”di quanto si è  frantumato, instaura un altro ordine della memoria. Le parole, facendosi pagina, aiutano a sciogliere i grumi di tristezza e desolazione che gravavano come pesi, altrimenti non attenuabili.

Duccio Demetrio

Il seminario offre la possibilità di interconnettere in modo esperienziale i due linguaggi della scrittura autobiografica e della mediazione umanistica per sciogliere nodi nei nostri conflitti intra e inter-personali e riaprire quindi alla possibilità di  un nuovo diverso incontro.

Il conflitto, la perdita di relazione, il distacco sono una delle grandi sofferenze di oggi, ove il  grido spesso si manifesta con il non-detto soffocante o la rabbia spesso incontrollabile.
Anche nella quotidianità di ognuno esso genera disagio, sofferenza, un lutto che non deriva dalla morte, ma dalla assenza , dalla scomparsa di “presenze” importanti , con cui il dialogo si è interrotto a volte per lungo tempo, a volte addirittura per sempre.

Generando un silenzio non generativo, ma al contrario frustrante e tossico. Un vuoto senza appello.
Per  questo la scrittura della riparazione di cui parla Duccio Demetrio,  riferita al  lutto, al distacco, alla perdita, può essere usata a pieno titolo in relazione ai conflitti, ai lutti “ in presenza”, a quelle perdite e distacchi che, prolungandosi e incancrenendosi nel tempo, creano morti silenziose dentro e fuori di noi.

Il seminario è pensato  per permettere a ciascuno, attraverso lo strumento della scrittura e la pratica della mediazione umanistica,   di riattraversare la storia del proprio o dei propri conflitti, osservandoli con una sguardo nuovo, come il prisma di un cristallo,  per provare a  sciogliere nodi interiori,antichi o recenti, in una sorta di “ liquefazione”interna,che li trasformi in opportunità per nuove eventuali fioriture.

La durata più dilatata del seminario, dal mercoledì pomeriggio alla domenica mattina, è motivata dalla necessità di rivisitare in profondità, con i silenzi ed i tempi dell’interiorità,  nei primi due giorni e mezzo, la storia dei conflitti di ognuno,narrandoli e scrivendoli , in una sorta di simbolica krisis che, come insegna la mediazione umanistica, veicolandola dalla tragedia greca, possa condurre alla katarsis, ovvero alla trasformazione dello sguardo su noi stessi e la nostra storia, una fine che preluda ad un nuovo inizio dentro la profondità di noi stessi.
Le scritture di riparazione al terzo ed ultimo giorno ci accompagneranno nel  completare la  katarsis   ovvero  l’inizio di una personale possibile”ri- fioritura”.

Nell’ultima giornata del seminario potranno essere introdotti anche altri linguaggi espressivi, con cui” tradurre” e completare le parole: il suono, il movimento, il corpo, in una visione olistica della possibile trasformazione del conflitto.
Al mattino di domenica, a chiusura del seminario, tireremo le fila dell’ esperienza vissuta attraverso scritture del “ qui e ora”, piccole prose poetiche e l’esperienza degli haiku , che possano agevolare lo sbocciare di immagini , come nuova ed altra narrazione di sé, un chiudere che possa preludere ad un aprire rinnovato nel proprio sguardo interiore verso di sé.
Sono convinta che, In un momento storico difficile , ritornare all’idea originale di “cura”, così centrale nella scrittura autobiografica, si inserisca nell’ottica di quel  cambio di paradigma che oggi molti  percepiscono come assolutamente necessario.

In questo senso la scrittura autobiografica, come la mediazione umanistica, in quanto pratiche maieutiche di grande efficacia, possono contribuire ad accelerare il processo, nell’ottica di un ben-essere, che risulta sempre più necessario declinare in modo relazionale , nel dialogo e nell’incontro autentico.

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