Anghiari  5 -7 novembre 2021
SCRIVERE COME: LALLA ROMANO E CESARE PAVESE:
La memoria, la natura, i ritratti
a cura di Duccio Demetrio e Francesco Cappa
Prima Parte
a cura di Duccio Demetrio

Recentemente, lo scrittore Paolo Mauri ha scritto che Lalla Romano per tutta la sua vita non ha fatto altro che ” spiare se stessa” e ” ha scelto di rendere pubbliche , con la scrittura, le notizie anche privatissime, che su se stessa andava raccogliendo o riesumando attraverso la memoria. Non ha mai voluto scrivere un’ autobiografia seguendo il canone antico e in qualche modo consacrato, ma più semplicemente ha deciso di raccontarsi, ponendo proprio la scrittura in primo piano e indirizzandola verso il proprio oggetto come si fa con un cannocchiale”. Il seminario inviterà i partecipanti ad adottare queste ed altre ” regole” e modalità stilistiche che la grande scrittrice piemontese fece proprie applicandole ai propri ricordi e dando vita a uno stile di scrittura empatico e al contempo distaccato. Rispetto ad alcuni passi dei suo romanzi più celebri e in consonanza, talvolta, con le opere di Cesare Pavese di cui fu amica e sodale. Di cui si parlerà nella seconda parte dell’incontro.
Agli iscritti si richiede la lettura preparatoria del romanzo autobiografico “La penombra che abbiamo attraversato” Edizioni Einaudi, che durante il laboratorio rappresenterà per altro lo scritto di riferimento, in relazione alla stesura delle esercitazioni via via introdotte.

Seconda Parte
a cura di Francesco Cappa

Cesare Pavese: Il divenir disegno dei pensieri

“Lasciare che la costruzione si faccia da sé”, così scriveva Cesare Pavese a proposito del suo celebre e celebrato Il mestiere di vivere, il diario che tenne dal 6 Ottobre del 1935 fino a pochi giorni prima della notte fra il 26 e il 27 Agosto del 1950, quando si tolse la vita. La costruzione di cui parla l’autore manifesta e riconosce che c’è nell’ordito di queste pagine, intime e passionali, una specie di struttura immanente messa a punto attraverso lo scorrere del tempo e attraverso i rapporti, molteplici e non celati, con le opere e i giorni dello stesso Pavese.
Pavese nel diario mantiene un tono e manifesta una voce concentrata sempre su altro: le tracce che il diario porta sono tutte tese all’essenziale della vita interiore. Le vicende, la concretezza dei fatti, anche di rilevanza storica, sono evocati, spesso solo allusi, e per questo il diario trova nelle Lettere una sorta di controcanto, nel quale i registri narrativi e lo spettro delle sfaccettature d’umore e d’intenzione restituiscono non solo la complessità del Pavese uomo, ma soprattutto la tensione interna della scrittura intima de Il mestiere di vivere.
Tutto il diario è costellato da riflessioni non solo sulla letteratura e sull’amore, in assoluto i due temi dominanti, ma anche sul mito, sui suoi rapporti con il rito e la magia, sul ruolo che vi gioca l’alterità: un arsenale interpretativo che unisce in modo illuminante le poesie giovanili di Lavorare stanca ai conclusivi Dialoghi con Leucò.

MODALITA’

Il seminario cercherà di accompagnare i partecipanti in un graduale avvicinamento al modo diaristico di Pavese propiziando attraverso la scrittura la sperimentazione di temi e dimensioni proprie del mestiere di vivere. L’intento sarà quello di costruire una geografia e un’orografia del proprio paesaggio interiore: passando dagli incontri, dai propri miti, dai propri momenti rituali, magici, evocativi di transizioni intime, personali interpersonali, prendendo contatto, così, con il divenir disegno dei propri pensieri nelle curve del tempo.

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