RECENSORE: Caterina Benelli, Sara Moretti.

Titolo: Autobiografie 6.

Autore: AA.VV AA.VV

Editore: Mimesis (Milano)

Anno edizione: 2025

Editoriale

 Fin dalle prime attività realizzate, alcuni degli interessi principali della Libera Università dell’Autobiografia si sono focalizzati sulle potenzialità educative dell’autobiografia nel mondo della scuola. Già prima di fondare l’associazione, Duccio Demetrio lavorava con insegnanti in gruppi di studio e ricerca, lavoro che è poi proseguito anche all’interno dell’associazione. Sono di quegli anni due testi che esplorano il valore formativo a scuola: Una nuova identità docente. Com’eravamo, come siamo (Ed. Mursia, 2000) in cui scrive dell’approccio autobiografico come una risorsa naturale per tutti i soggetti della scuola e Ricordare a scuola. Fare memoria e didattica autobiografica (Ed. Laterza, 2003), nel quale esplora le teorie che sostengono il lavoro con l’autobiografia a scuola, esponendo poi delle esperienze che insieme formano un quadro tale da rendere possibile parlare di didattica autobiografica.

Nel tempo i progetti realizzati nella scuola da persone formate alla Scuola di scrittura autobiografica e biografica di Anghiari sono stati numerosi. Fino al 2016 quando si è data vita al progetto nazionale “Nati per scrivere”, i cui risultati sono stati raccolti nel testo curato da Ludovica Danieli e Giorgio Macario (Ed. Mimesis, 2019). Realizzato in venti comuni, in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche, i comuni e le scuole, i percorsi attivati hanno permesso di toccare con mano, ancora una volta, quali siano le molteplici valenze educative della scrittura autobiografica negli anni di crescita e nel contesto scolastico.

Perché dunque parlare ancora oggi di autobiografia a scuola?

Nei primi anni di vita della Libera Università dell’Autobiografia, furono tre le giornate di studio sull’autobiografia a scuola: in una, lo ricorderà chi era presente, venne presentato un documentario sulla vita di Mario Lodi. Nell’ascolto delle parole del maestro, oltre alla qualità del suo insegnamento e a quanto ci ha lasciato in termini di esperienza didattica, appariva chiaro un concetto già espresso da molti studiosi dell’educazione, così tanto semplice da poter sembrare quasi banale, ma che non è affatto scontato: la scuola è vita, la vita entra nella scuola come la scuola nella vita. È possibile scindere questi due aspetti? Sarebbe sufficiente rispondere “no” e accogliere questa visione per comprendere perché l’autobiografia è importante nella scuola e quanti aspetti formativi coinvolge. E questo concetto non ha tempo.

Tuttavia, talvolta la scuola e la vita appaiono due entità distinte nelle parole di docenti e studenti, mentre lavorare con la narrazione di sé permette di far comprendere come non si possano incasellare le nostre esperienze in comparti separati e anzi si nutrono reciprocamente. Le esperienze, infatti, scolastiche e non, si integrano sullo sfondo della vita, e necessitano di essere rielaborate attraverso pratiche di autoriflessione al fine di divenire risorsa per comprendere sé stessi e gli altri e imparare a vivere dalla vita stessa, anche mentre si cresce.

Inoltre, non si può non pensare alle sfide che la vita scolastica si trova ad affrontare oggi: la necessità di riappropriarsi dello sguardo al futuro e orientarsi verso un proprio progetto di vita, le tecnologie, volano e freno al medesimo tempo, la fragilità della quale così tanto si parla rispetto alla vita odierna dei soggetti in crescita, ma che appartiene anche al mondo adulto e che investe, inevitabilmente chi si occupa di educazione, la liquidità della società che interroga tutti sul proprio essere nel mondo.,

Di fronte a tutto questo è necessario porsi degli interrogativi e riconoscere l’importanza dell’autobiografia come risorsa naturale che va però cercata, stimolata, potenziata, riconoscendone le potenzialità trasversali in termini di educazione, di formazione del personale della scuola, di possibilità di confronto e condivisione, di crescita di tutti i soggetti che abitano e animano la scuola: una risorsa naturale come potenziale nella realtà poco sopra descritta, nella “scuola che è vita”.

Riflettendo su queste questioni, su queste possibilità è nato nel 2019 il gruppo “la LUA per la scuola”, formato da insegnanti e formatrici (trovate i loro contributi nella terza sezione della rivista): il gruppo si occupa di ideare proposte formative dedicate al mondo della scuola e destinate sia ad insegnanti e dirigenti che ad alunne e alunni.

Oltre ad alcuni corsi on line (su temi quali narrazione e didattica autobiografica, orientamento autobiografico, scrivere autobiograficamente l’esperienza a scuola), nel 2024 si è ridato vita a quell’iniziativa formativa di molti anni fa alla quale accennavamo sopra. Anche grazie alla collaborazione del Comune di Anghiari e dell’Istituto Comprensivo di Anghiari e Monterchi sono state realizzate due giornate di studio su tematiche specifiche che possono apparire di interesse per la scuola di oggi in Italia: orientamento, intercultura, autobiografia linguistica, esperienze e metodologie specifiche come il writing reading workshop. Gli interventi teorici si sono integrati a momenti di taglio esperienziale e laboratoriale, così da permettere a chi ha partecipato di potersi sentire coinvolto in prima persona nelle riflessioni scaturite e nell’esplorare le pratiche autobiografiche.

Ne sono nati contributi ricchi, tali da far programmare l’appuntamento anche per il 2025, in aprile, e da decidere di dedicare il numero della rivista a questo tema, riprendendo alcuni degli interventi delle giornate di studio del 2024 e del 2025. Un tema che, seppur esplorato e indagato da anni, offre sempre spunti di riflessione quanto mai attuali.

O forse più che di tema sarebbe preferibile parlare di strade, di vie, come quelle che Duccio Demetrio mette in luce nell’articolo che apre la prima sezione della rivista, dal titolo Per un narrare educativo, le vie offerte dall’autobiografia a scuola: etica, narrativa, mentale, emotiva.

Il sesto numero della Rivista si apre con l’articolo di Duccio Demetrio e si sviluppa in tre parti con una quarta finale dedicata ai consigli di lettura. La struttura della Rivista conduce verso una prima parte teorica con riflessioni significative sul tema auto-biografico provenienti dall’ambito nazionale ed internazionale. La seconda parte sosta su alcuni aspetti nodali che fanno parte della Scuola della Libera Università dell’Autobiografia mentre la terza parte è dedicata alle esperienze e alle pratiche autobiografiche in territori e contesti diversi.

All’articolo di Duccio Demetrio citato poco sopra, segue quello firmato da Federico Batini che mette in evidenza la questione dell’orientamento: L’orientamento narrativo e l’autobiografia. Caterina Benelli e Ludovica Broglia consegnano l’articolo: Sulle pratiche narrative autobiografiche nei contesti educativi dedicati alla prima infanzia. L’articolo di Graziella Favaro centra la riflessione sull’autobiografia linguistica: Le lingue sono casa. Autobiografie linguistiche raccontate e disegnate e Sabina Minuto ci conduce verso La scrittura autobiografica nel writing and reading workshop, metodo che opera anche attraverso pratiche autoriflessive e di racconto di sé. Astrid Valek ci accompagna all’interno del tema: Abitare la narrazione. La trasversalità dell’autobiografia a scuola, tra teoria e pratiche per comprendere le valenze molteplici dell’autobiografia a scuola.

Francesca di Mattia con l’articolo La scrittura autobiografica e la ricerca sull’autobiografia in Francia, ci consente di aprire le porte alla ricerca auto-biografica internazionale e, nella fattispecie, sulla tradizione francese. Chiude la prima parte della Rivista Giorgio Macario con un contributo su Metodo autobiografico e pedagogia comunitaria, richiamando gli esiti del progetto pluriennale con la collaborazione fra ARCI e LUA “Rete CEET-Cultura, Educazione, Empowerment e Territorio”.

Gli articoli incontrati nella prima parte consentono, dunque, di mettere in luce riflessioni teoriche intorno al tema centrale e urgente dell’autobiografia e della scuola utilizzando sguardi e prospettive diverse.

La seconda parte è introdotta da Donatella Messina e Ludovica Danieli con il contributo: Le pratiche autobiografiche: diverse prossimità. Giovanni D’Alfonso, Maria Grazia D’Avino, Francesca Di Mattia e Paola Piras collaborano alla scrittura dell’articolo: Le relazioni che curano. Connessioni, incontri, scritture e letture per una rete sociale di solidarietà. Gabriella De Angelis restituisce l’esperienza: Storie allo specchio in un quartiere storico di Roma, con riferimento alle proposte autobiografiche realizzate nello storico quartiere di Garbatella.

Lilli Bacci e Vittoria Sofia sostano sul tema della lettura delle autobiografie attraverso il contributo: Il lettore accogliente: crescere insieme nella lettura di autobiografie. Chiude la seconda parte Roberto Scanarotti con la presentazione di una esperienza didattico-formativa anghiarese: Dall’ascolto alla rappresentazione: la seconda edizione della scuola “Nel borgo dei canta-storie”.

La terza parte, infine, è dedicata alle esperienze auto-biografiche in scuole di ogni ordine e grado e in contesti specifici. Qui incontriamo i contributi di Mariella Pavani su: Storie piccole. Un racconto del progetto “Conoscersi al nido”, dedicato a racconto di sé e infanzia. È di Marina Biasi il contributo dal titolo: “Schioppare” il tempo: scrivere per sfidare, dilatare, testimoniare il tempo dell’esistere” che tratta del contesto specifico della scuola in ospedale. Francesca Colao sosta sull’esperienza autobiografica in una scuola primaria: Scrittura autobiografica alla scuola primaria: attesa, spiazzamento, rinascita… Lidia Gualtiero si prende cura della scuola secondaria attraverso il contributo: Costruire ponti, lasciare tracce. Sempre sulla scuola secondaria, con un particolare sguardo a quanto realizzato ad Arezzo, incontriamo l’articolo di Maria Rosa Marchi: Scrivere e raccontarsi a scuola: riflessioni e proposte di scrittura autobiografica. Il testo di Teresa Ramunno ci conduce in un altro spazio laboratoriale attivato nella scuola secondaria sul racconto di un’esperienza specifica legata alla scrittura nei momenti difficili: La penna: un’ancora nel mare delle avversità. Elisa Barbieri esce dalle aule scolastiche ed apre la scrittura autobiografica al territorio con: Azioni per una poetica dell’arcipelago. Studentesse-biografe in un quartiere-laboratorio. Sara Moretti restituisce poi un’esperienza di inclusione scolastica dal titolo: Il gusto di un’esperienza. Vivere e narrare l’inclusione.

Ed infine Roberto Scanarotti chiude la terza parte della Rivista con un contributo dal titolo: Il verde nella mia vita, che racconta due esperienze laboratoriali legate a natura e racconto di sé.

Gli articoli della terza parte – seppur nella loro essenzialità – ci accompagnano a comprendere come in contesti educativi e scolastici la pratica della scrittura autobiografica riesca a sostenere e facilitare un processo di cambiamento.

I suggerimenti di lettura inseriti nella quarta parte, completano ed arricchiscono la Rivista offrendo la possibilità di continuare il viaggio alla scoperta della formazione, della didattica, della ricerca e della pratica autobiografica attraverso le recensioni redatte dal Autori e lettori esperti.

Un ringraziamento particolare ad autrici e autori, alle componenti del gruppo “la LUA per la scuola”, al comitato editoriale con le sue preziose professioniste coordinato da Giorgio Macario e, infine, in particolare a chi ha offerto un generoso contributo nella revisione finale.

Non solo agli addetti ai lavori ma a tutte le persone interessate al mondo della scuola, auguriamo una buona lettura!