RECENSORE: Giorgio Macario, .

Titolo: Qui c’era la nostra casa. I bambini di Gaza raccontano

Curatore: Amedeo Cottino

Editore: Meltemi (Milano)

Anno edizione: 2026

Pagine: 94

ISBN: 979-12-5615-479-1

Questa piccola pubblicazione nasce con una grande doppia finalità: in primo luogo dare voce ai bambini di Gaza, i più deboli e indifesi fra tutti i palestinesi che stanno subendo il genocidio perpetrato -ed ancora in atto- da parte dell’esercito israeliano a Gaza e non solo, e contribuire almeno in parte, con i proventi della vendita, alla prosecuzione di azioni analoghe al concorso di scrittura che ha dato vita a questa raccolta di storie da parte della associazione Yarmouk – Comitato di aiuto siro-palestinese.

Protagonisti principali dei brevi racconti del volume -autobiografi ed autori effettivi, quindi- sono bambine/i fra gli 8 ed i 12 anni e ragazze/i fra i 13 ed i 16 anni, classificati come più significativi fra i 113 testi raccolti -con non poche difficoltà logistiche- nell’ambito delle due sezioni del concorso avviato nella striscia di Gaza subito dopo l’inizio del 2024.

Acquistare questo testo vuol quindi dire ascoltare il pensiero e la voce di Farah, Malak, Maram, Samir, Jenen, Doha, Yamen, Reem, Jumana, Tasneem, Qatr al-Nada ed Heba.

E lo stesso curatore del volume, Amedeo Cottino, avvia la premessa con un richiamo autobiografico alla propria esperienza di bambino di poco più di 6 anni sotto i bombardamenti inglesi ed americani attuati nella Seconda Guerra Mondiale sull’Italia, a partire da quello sopra Torino della notte del 12 giugno 1940 durante il quale il curatore si trovava in un “seminterrato buio e freddo” della propria abitazione, sottolineando che “quello stesso orrore oggi è diventato una realtà quotidiana a Gaza per centinaia di migliaia di bambini.”

Gli stessi titoli dei racconti, accorpati per vicinanza di interrogativi, timori e rabbie, desideri, piccole/grandi soddisfazioni, prefigurano altrettanti possibili percorsi di lettura che superano le collocazioni rispondenti alle -sinceramente a mio avviso meno rilevanti- posizioni raggiunte nella classifica del concorso.

“Morirò di fame come la mia gatta?” (Malak); “Dov’è il tesoro della zia?” (Maram); Com’è morta Rima? (Farah); “Perché siamo venuti qui?” (Qatr al-Nada).

“Ho paura del rumore degli aerei” (Jumana); “Sono tornata con le mie lacrime e i miei lividi” (Tasneem); “La nostra casa sulla strada” (Doha); “Odio i cibi in scatola” (Reem).

“Il mio sogno irrealizzato” (Jenen); “Io costruirò degli aquiloni” (Yamen).

“Mangiare shawarma, che felicità!” (Heba); “Quando, dopo la fame, mangiammo” (Samir).

Come concludere questo breve consiglio di lettura se non con le parole più che resilienti che Yamen fa dire ad Hassam nel suo racconto?

“Faremo gli aquiloni più belli, amico mio, e li faremo volare in alto nel cielo. I medici mi hanno amputato le gambe, ma ho due mani forti: con queste continuerò a costruire aquiloni e a portare messaggi di amore e pace a tutti i bambini del mondo.”

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