A cura di Micaela Castiglioni
Prefazione di Duccio Demetrio
Il libro ci porta in dono, già sin dal titolo, un segreto invito all’autoriflessione: una parentesi [educar(si)] sembra chiamarci in causa; e interrogare, più precisamente, il nostro Sé profondo, sollecitandolo ad un lavoro che ognuno potrebbe compiere, dentro la propria esistenza, per imparare, nel tempo, a convivere con le diverse solitudini che si attraversano nelle varie fasi della vita (adolescenza, maturità, vecchiaia, malattia, ecc). Il testo sembra così contenere una proposta di esercizio del pensiero interiore, come annota nella sua prefazione Duccio Demetrio, il quale definisce, non a caso, la solitudine ‘fraterna custode del silenzio”, indicandocela come un viatico necessario per la scrittura di sé.
Il libro, infatti, intreccia come in un chiasmo la solitudine privata e quella pubblica, quella esistenziale e quella sociale e – memore del contributo di Eugenio Borgna, cui il libro è dedicato – accende una luce sulla possibile dimensione generativa della solitudine, per lo meno per coloro che sanno coglierne la positività, tratteggiando così un ambito, inedito ed elettivo, della pedagogia degli adulti. Il libro, in tal senso, offre una visione originale e ulteriore rispetto a quelle che la psicologia, la psicanalisi, la medicina e la sociologia hanno nel tempo ampliamente esplorato sul tema. Siamo posti di fronte ad una esperienza, quella della solitudine, che accomuna in modo trasversale le classi sociali, i generi, le età, le etnie, poiché si tratta di una condizione costitutiva dell’essere al mondo: tutti siamo stati soli, tutti abbiamo incontrato la solitudine. Ma, come annota la curatrice Micaela Castiglioni, essa può contenere i tratti della condanna o quelli della salvezza a seconda che ci sia stata imposta o che noi la si sia scelta.
E’ questo un testo che ha anche il merito di riconsegnare alla dimensione pubblica e politica un tema per lo più relegato entro i confini del privato; lo fa inanellando una quindicina di brevi saggi che illuminano, ad esempio, la solitudine delle donne carcerate, quella dei lavoratori in affitto (o in somministrazione, come si dice ora), quella insospettabile del prete (cui non è dato mai il conforto di una carezza), o quella della donna dopo il parto, fino a quella del malato e dei fragili ospiti delle strutture di accoglienza per rifugiati.
Un libro quindi che esplora la solitudine nei suoi tratti ambivalenti: come isolamento, ma anche come cura di sé; come moto introspettivo, ma anche come affacciarsi all’esterno, sporgendosi sulle solitudini altrui.
Il testo è corredato da un Codice QR grazie al quale si può accedere virtualmente ad una mostra, curata dalla studentessa Chiara Grigolato, dal titolo “La casa delle solitudini”, allestita presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca nel marzo 2024. Frutto di progetti realizzati dagli studenti del corso di Educazione degli adulti e degli anziani tenuto dalla prof.ssa Micaela Castiglioni, l’istallazione elegge la casa come luogo emblematico di una solitudine dai diversi volti; allestita in uno spazio di transito dell’Università, la mostra ha intercettato centinaia di giovani, che hanno sostato nelle sette stanze simboliche, scoprendo (o ritrovando) tracce della propria domestica solitudine, incapsulata in uno spazio emblematico – la casa – che si offre, nel contempo, come un rifugio e come un affaccio sul mondo. La visione virtuale della mostra diviene così il suggello artistico di un libro che ci dischiude l’infinita ricchezza esperienziale della solitudine, che transita dalla condizione di deprivazione fino a occasione per svelarci il senso profondo del nostro esistere, la cifra unica e irripetibile del nostro essere venuti al mondo, segretamente custodita dal fraterno silenzio della solitudine.