di Concita De Gregorio, Mariachiara Di Giorgio (illustrazioni)
Lettera a una ragazza del futuro è una breve narrazione illustrata che ha le sembianze di uno scambio epistolare immaginato avviato dall’autrice, Concita De Gregorio, e indirizzato alle ragazze che presto diventeranno donne. Pagina dopo pagina, la lettera prende forma grazie alle riflessioni autobiografiche che la scrittrice condivide con le sue giovani lettrici: con uno stile narrativo che somiglia al flusso di coscienza, e che consente ai suoi pensieri di mostrarsi così come emergono, raccomandazioni e insegnamenti affettuosi riempiono le facciate e raccontano dell’importanza del non avere paura di mostrarsi per quello che si è, del rapportarsi agli altri con gentilezza e del vivere sempre in modo appassionato.
Partendo dalla consapevolezza che la narrazione di sé è un processo di crescita poiché è nel ripercorrersi che risiede il tentativo auto-formativo di cercare un approdo di senso, Concita De Gregorio sostiene di aver iniziato a scrivere per attribuire un significato alle sue memorie adolescenziali (“Dovevo fare memoria di mie tante memorie: è stato utile”). Il suo obiettivo principale è, eppure, ben diverso: rendere le sue esperienze occasioni formative per le giovani lettrici e consentire loro di uscire dalla gabbia del presente per densificare il qui e ora fino a renderlo tempo di progettualità e riacquistare la consapevolezza di essere in una posizione attiva nel cambiamento individuale e collettivo. La scrittrice sembra essere consapevole del fatto che la narrazione autobiografica non è un atto fine a sé stesso, quanto piuttosto un atto dagli intenti comunicativi e sociali: raccontare e ascoltare storie sono pratiche di grande impatto che consentono a chi ne fruisce di orientare la sua esperienza e di far emergere processi di riflessione utili per costruire valori condivisi.
Concita De Gregorio si rivolge alle ragazze che ancora devono diventare adulte e nel contempo alla ragazza che è stata lei in passato. Dal punto di vista contenutistico la lettera ospita molteplici consigli che vogliono essere idee, spunti d’azione per le giovani lettrici. “Sii gentile e ascoltati, non ascoltare chi si impone su di te”: le considerazioni che compaiono nelle prime pagine riguardano l’importanza dell’essere gentili e di non farsi condizionare dalle idee altrui. L’autrice ricorda alle ragazze che la gentilezza è la qualità fondamentale degli esseri umani e che è importante restare sempre sé stessi senza sentirsi in colpa se vengono ignorate le convenzioni imposte dalla società. Un’altra riflessione altrettanto interessante è, invece, dedicata alla bontà d’animo e alla capacità di ignorare i chiacchiericci: è importante fare ciò che si sente anche quando non conviene e scegliere le persone con cui trascorrere il proprio tempo (“scegli con grande attenzione le persone con cui passare il tuo tempo, che siano luminose, complici, dalla tua parte”). Nel suo elaborato epistolare, la scrittrice cita anche le forti emozioni che spesso si provano nel periodo giovanile, in particolare la sensazione della paura, e rassicura le sue lettrici al riguardo: come serve la fame per sentirsi sazi, così serve la paura per avere coraggio.
Dal punto di vista narratologico, le preziose raccomandazioni vengono espresse attraverso la sapiente integrazione di codice verbale e codice iconico. Le didascalie verbali sono brevi e prevedono l’alternarsi di frasi in prima persona che mettono in luce i commenti dell’autrice e di frasi-consiglio indirizzate alle destinatarie ideali della lettera: l’alternarsi delle due tipologie consente a chi legge di percepire la sostanziale corrispondenza tra colei che scrive e colei che riceve i consigli, tra la ragazza del passato che ha imparato e le ragazze del futuro che stanno costruendo, non senza fatica, la loro identità personale e sociale. La maggior parte dei consigli sono stampati a caratteri cubitali e con formati originali che richiamano l’attenzione di chi legge, ma – in accordo con l’idea che le immagini sono la prima dotazione biologica e cognitiva che consente di trasmettere i concetti in maniera immediatamente comprensibile ed emotivamente attraente – spetta alle illustrazioni di carattere metaforico ed evocativo il compito di rendere saliente ciò che viene raccontato e di attribuire una corporeità ai suggerimenti esistenziali menzionati. Ad esempio, per rendere visibile la capacità di non farsi condizionare dal pensiero altrui l’illustratrice, Mariachiara Di Giorgio, rappresenta una giovane ragazza che entra fiera in una piccola caverna e si lascia alle spalle alberi dalla morfologia opprimente, mentre per raccontare la sensazione invalidante della paura utilizza il colore rosso, rappresenta un mare in burrasca e disegna nel mezzo una giovane figura intenta a nuotare per restare in superficie. Tra le onde compaiono parole suggestive che mettono in risalto alcuni tra i timori giovanili più diffusi: “perdermi, non piacere, perdere il controllo”.
A concludere la preziosa lettera nella formula di chiusura, è una considerazione illuminante che ricorda alle lettrici, giovani ma non solo, che è la percezione a influenzare il modo in cui viviamo le esperienze: durante l’adolescenza spesso tendiamo a considerare complicate le cose che ci accadono, quando in realtà queste non lo sono affatto. E che è solamente nel momento in cui riusciamo a guardare indietro, a ripercorrerle e a raccontarle che riusciamo a imparare da queste.